Riflessioni del Superiore Generale - Opera don Guanella

Alle nostre Sorelle, Figlie di Santa Maria Madre della Divina Provvidenza

 

Care Sorelle in occasione della Solennità della nostra Madonna, Madre della Divina Provvidenza, vi giunga il saluto e il ringraziamento di tutti i Servi della carità, vostri Fratelli.
E’ la ricorrenza annuale della Festa della Madonna amata, venerata e imitata dal nostro santo Fondatore e quest’anno, più che mai, vogliamo ricorrere a Lei perché ci aiuti a guardare con più fede e amore alla Divina Provvidenza incarnata che Lei tiene tra le braccia.
Questi tempi così tristi e causa di paure e di arrendevoli comportamenti anche a livello spirituale e cultuale, ci risanino a partire dallo spirito, a curare l’anima prima e poi il corpo, a non confondere le priorità nella nostra esistenza di consacrati.
Per questo, insieme con tutte voi, innalziamo alla nostra Patrona, l’invocazione di liberarci dal male, da qualsiasi male dello spirito e del corpo.
Giustamente il santo nostro Fondatore nel Regolamento interno del 1899 ci esorta: “Dopo che nel divin Cuore, la fiducia nostra è riposta nel Cuore Immacolato della Vergine Madre di Gesù Cristo, che noi chiameremo sempre nostra Mamma, tutta buona e tutta clemente”(SpC 1021, R. FsC).
Le nostre Costituzioni al n. 6 descrivono quale deve essere il dono che i Servi della carità devono offrire alla Famiglia guanelliana: “…Noi portiamo a tutta la famiglia il dono del presbiterato, offrendo un contributo specifico di stimolo all’unità e di sostegno alla comune vocazione”.
Nella Messa vi ricorderemo, allora, tutte perché trionfi l’unità tra di voi e con noi e con i Cooperatori e ciascuno si adoperi il più possibile, anzi oltre il possibile, perché la fedeltà al dono del carisma sia manifesta e coerente nella testimonianza di tutti.
Sono tempi difficili anche per la vostra Congregazione. Il covid vi ha costrette a tanti rimandi nella programmazione del vostro cammino; vi ha provate con la morte di tante consorelle e, come a noi, con le difficoltà gestionali di tante Case dei nostri Beniamini. Anche per voi mancano le vocazioni alla vita religiosa guanelliana e cresce sempre più il numero delle consorelle della terza età, generose sempre, ma non più autosufficienti per la missione.
Coraggio! Non spaventatevi! Abbiate sempre fiducia in quella Divina Provvidenza che vede e provvede. Insieme siamo chiamati a portare il peso delle croci che ci assillano, ma con nel cuore la serenità che era di Maria nei momenti di dolore e di prova della sua vita di madre.
Vi auguriamo una solennità della nostra Madonna piena di consolazioni e di speranze.
E’ Dio che fa!, ci diceva il Fondatore. A noi tocca, come Maria, dire solo: fiat!
Auguri e Grazie per tutto quello che avete fatto e fate anche per noi, vostri Fratelli.
La Madonna della Provvidenza aiuti tutti a “mostrare con i frutti di zelo che solo la Carità di Gesù Cristo è tesoro celeste e vera medicina alla infermità umana e provvidenza alle miserie crescenti” (SpC 1148 (R.SdC 1905).
Buona Festa della Provvidenza!

Roma, 12 novembre 2020 - Maria Madre della Divina Provvidenza

Padre Umberto e i SdC

 

 

Pentecoste 2020

Cari Confratelli,
in questa solennità di Pentecoste il Consiglio generale intende far giungere a ciascuno di voi il proprio saluto e l’augurio di una solida salute, in questo tempo ancora di pandemia, e quello di una ricca esperienza spirituale con il grande dono dello Spirito che ci viene dato.
È un mese, questo di maggio che finisce, che ha visto e toccato con mano quanto la Provvidenza del Padre non ci ha abbandonato, ma pur nelle difficoltà e sofferenze a causa del covid-19, ci ha fatto assaporare doni di predilezione e di grazia infiniti.
Proprio in questi giorni abbiamo avuto molti nuovi religiosi guanelliani che hanno professato per la prima volta o in perpetuo: Asia (India, Filippine, Vietnam), America Latina, Africa, Italia. Il Buon Dio ci sta benedicendo con la presenza ancora numerosa di seminaristi e chierici nelle nostre Case di formazione che hanno in questi giorni rinnovato la loro consacrazione a Dio per un anno e hanno celebrato le tappe dei Ministeri del Lettorato e dell’Accolitato.
La protezione del Signore si è estesa a tutta la geografia della nostra Congregazione preservandoci dal contagio del coronavirus. Tutti i confratelli, pur con diversi contagiati per la loro presenza attiva nelle case della nostra carità, sono guariti o in fase di guarigione. Certo abbiamo avuto tra i nostri ospiti, specie in Italia, molti morti, e per loro abbiamo elevato a Dio la preghiera del suffragio e l’invocazione della misericordia divina.
Ancora una volta permetteteci di ringraziare tutti coloro che si sono prodigati in questo tempo di calamità. Un grazie ai Padri Provinciali per il coordinamento e il sostegno che hanno garantito a tutte le comunità, grazie a tutti voi confratelli in prima linea nelle Case e Centri. Che bella testimonianza avete saputo dare a noi e al mondo con la vostra fedeltà, nonostante le misure che avete dovuto applicare, nelle relazioni con i nostri ospiti. Un grazie a tutto il personale, sia assistenziale che tecnico-amministrativo delle nostre Case, ai volontari per la vicinanza e condivisione di responsabilità che ci hanno fatto sentire in questo momento così preoccupante. Un grazie vogliamo dirlo anche alla Associazione ASCI e ai benefattori che non ci hanno lasciato mancare anche il loro sostegno economico in questo momento di necessità.
Ora piano piano si sta riprendendo la nostra vita e attività normale, portiamo evidenti i segni del passaggio della pandemia sia nello spirito, come memoria di un tempo di prova, di solitudine, di morte, sia a livello di un calo numerico di ospiti che ha prodotto una diminuzione degli introiti ordinari, e un incremento delle spese per le procedure igienico sanitarie richieste soprattutto ora nella gestione delle nostre strutture. Molte delle nostre Case sono in grave difficoltà economica per queste conseguenze che il coronavirus ha introdotto nelle nostre istituzioni. Non sarà facile risollevarsi da questa situazione.
Coraggio confratelli! Non perdiamo la speranza proprio in questo momento liturgico nel quale il Signore mantiene la promessa di inviare in mezzo a noi il Paracleto, lo Spirito consolatore, ma anche creatore e rinnovatore secondo le logiche del Vangelo. Affidiamoci a Lui anche nella ricerca, nello studio e riflessione comune che in questi tempi bisognerà mettere in campo per capire e affrontare nel migliore dei modi la situazione difficile che ci accompagna. Non risparmiamo tempo ed energie per questo studio, pronti anche ad assumere con coraggio le conseguenze conclusive anche quando queste comportino sacrifici, cambio di mentalità e di impostazione nella gestione futura delle nostre Opere.
Il bene che stiamo facendo nelle nostre Case di carità è rivolto ai più deboli, vulnerabili, spesso ultimi della società, prediletti dalla Divina Provvidenza, ci diceva il nostro santo Fondatore. La nostra missione è nel suo nome, lo facciamo perché Dio ci ha mandati a loro “come speciale prolungamento nella storia del suo amore di Padre” (VC 19).
Avanti, dunque, con tutta la forza, la serenità e la pace del cuore che lo Spirito ci viene a portare. Vogliamoci sempre bene e insieme affrontiamo le avversità, avremo più capacità e possibilità di superarle. Auguri!
In questo giorno in cui la liturgia ci fa ricordare un grande amico della nostra Opera, san Paolo VI, il Papa che beatificò il nostro Fondatore e il primo Papa che visitò la nostra Opera, vi lascio una preghiera allo Spirito Santo da lui composta. Preghiamola insieme in questi giorni perché anche sulla nostra cara Congregazione lo Spirito con ciascuno di noi possa scrivere pagine belle di risurrezione.


Vieni, o Spirito Santo e donami un cuore puro,
pronto ad amare Cristo Signore
con la pienezza, la profondità e la gioia che tu solo sai infondere.
Donami un cuore puro, come quello di un fanciullo
che non conosce il male se non per combatterlo e fuggirlo.
Vieni, o Spirito Santo
e donami un cuore grande, aperto alla tua parola ispiratrice
e chiuso ad ogni meschina ambizione.
Donami un cuore grande e forte capace di amare tutti,
deciso a sostenere per loro ogni prova, noia e stanchezza,
ogni delusione e offesa.
Donami un cuore grande, forte e costante fino al sacrificio,
felice solo di palpitare con il cuore di Cristo
e di compiere umilmente, fedelmente
e coraggiosamente la volontà di Dio.
Amen. (San Paolo VI)

Buona Pentecoste!

Roma, 29 maggio 2020 Padre Umberto e Consiglio

 

 

Dear Confreres,
in this solemnity of Pentecost, the General Council wishes to reach each and everyone of you with our greeting and our wish of steady health, while the period of pandemics is still on, and of a rich spiritual experience with the great gift of the Spirit that is given us.
This month of May that is about to close made us see and touch how the Father’s Providence did not abandon us, but gave us – even amidst difficulties and suffering caused by the Covid-19 – the good taste of infinite gifts of love and grace.
In these last days we had many new Guanellian religious who professed for their first time or pronounced their perpetual vows: from Asia (India, Philippines, Vietnam), Latin America, Africa, Italy. Our Good God is blessing us still with a good number of seminarians in our Formation Houses where they renewed in these days their consecration to God for a year and celebrated the stages of the Ministries of Lector and Acolyte.
God’s protection has covered the entire geography of our Congregation sparing us from the outbreak of coronavirus. All the confreres, even with several of them affected due to their active presence in the houses of our charity, have recovered or are on the way to recovery. True, we have suffered the loss of many of our recipients, especially in Italy. For them we raised to God our prayer and the invocation to Divine mercy.
Allow us to thank once again all those who have done all they could in this period of real calamity. A special thank to the Provincials for their effort of co-ordination and support they granted to all the communities. Thanks to all of you Confreres of the first lines in our Houses and Centres. What a beautiful witness you have offered to us and to the world with your being faithful, even with the required procedures to implement, in the relationship with our recipients. A big thank to all the workers, both those in charge of direct assistance and those of technical and administration support, to the volunteers for their closeness and sharing of responsibility we felt in these moments of alarm. Thanks also to the ASCI Association and to the benefactors who didn’t let us go lacking their financial support in this period of need.
Now we are slowly resuming our normal life and activity, carrying very clear signs of the passage of this pandemic both in spirit, as the memory of a time of trial, of loneliness, of death, and also with a reduction in the number of recipients that causes a drop of income and increase expenses for the required hygienic-sanitary procedures especially now in managing our activities. Many of our Houses face serious economic hardship as a consequence of the situations introduced by the coronavirus. Rising up again from this situation will not be an easy task.
Courage, confreres! Let us not lose hope in this liturgical moment when the Lord is keeping His promise to send among us the Paraclete, the Spirit comforter, but also creator and renewing according to the Gospel logic. Let us entrust ourselves to Him also in our research, in studying and reflecting together as we must do at this time to better understand and find the way to face the difficult situation that has come to meet us. Let us not spare time and energy in this study, ready also to take with courage the necessary conclusions, even when they require sacrifice, change of
mentality and of pattern in the future management of our Works.
The good we are producing in our Houses of charity is in favour of the weaker ones, the more vulnerable, often the last ones in society, the beloved of Divine Providence, as our holy Founder said. Our mission is in his name, we do it because God has sent to them “the prolongation in history of a special presence of the Risen Lord” (VC 19).
Always forward, then, with all the strength, the serenity and peace of heart that the Spirit is coming to give us. Let us always love one another and face together any adversity, we will have better ability and possibility to overcome them. Best Wishes!
In this day, the liturgy calls us to remember a great friend of our Works, St. Paul VI. He was the pope who beatified our Founder and the first pope who visited our Houses. I hand over to you a prayer to the Holy Spirit composed by him. Let us pray it together in these days, so that also on our dear Congregation the Spirit may write, with each one of us, beautiful pages of resurrection.

Come, Holy Spirit, and give me a pure heart,
Ready to love Christ the Lord
With the fullness, the depth, and the joy that only you can instill.
Give me a pure heart, like a child’s heart
Who knows evil only to oppose and escape it.
Come, Holy Spirit,
And give me a big heart, open to your inspiring word
And closed to any mean ambition.
Give me a big and strong heart, capable to love everybody,
Determined to endure for them any trial, annoyance and weariness,
Any disappointment and offense.
Give me a big, strong and firm heart up to sacrifice,
Happy only when beating together with Christ’s heart
And accomplishing humbly, faithfully
And courageously God’s will.
Amen. (San Paolo VI

 

Buona Pentecoste!

Roma, 29 maggio 2020 Padre Umberto e Consiglio

24 Ottobre 2020 - Dal Superiore Generale

Cari confratelli,
Nell’imminenza della Festa liturgica del nostro santo Fondatore, don Luigi Guanella, insieme agli auguri per una celebrazione devota e ricca di inventive che ognuno di voi porrà in cantiere nella sua comunità e missione, vorrei raggiungervi anche con una esortazione, che sembrerebbe scontata, ma è quanto mai urgente invece per il tempo nel quale viviamo, tempo di verifica, alla luce della santità del nostro Padre Fondatore, della nostra santità personale e comunitaria. La Chiesa da tempo, e papa Francesco in modo tutto particolare, ci sta spronando a ripensare la santità della nostra vita di consacrati a partire dalla umanità; ad abbandonare metodi, comportamenti, segni che oggi risultano incomprensibili alle persone con le quali viviamo, a rivestire il nostro stare presenti nel mondo degli uomini e delle donne di oggi, di caratteristiche che possono diventare un percorso comprensibile e fruibile per il nostro tempo e siano in grado di dare risposte valide all’attuale domanda di senso che alberga nel cuore dell’umanità.
Certo molti si meraviglieranno: ma come non vale più lo stile di vita consacrata dei nostri padri? Quella che stiamo offrendo, magari anche con fatica e tante delusioni alla gente di oggi? La risposta, anche se fa male, è no! Non è più sufficiente, occorre adeguarla ai bisogni dell’uomo di oggi perché sia una risposta, un orientamento, un tracciato per la loro santità. Non basta più nel modo che si è sempre vissuto la missione della vita consacrata, non basta continuare a parlare un linguaggio di segni, di comportamenti, di idee che la gente oggi non comprende più. Anche noi, come gli altri istituti religiosi, dobbiamo essere capaci di annunciare con la nostra vita che siamo sempre e più che mai con don Guanella, ma non come don Guanella. Il mondo oggi richiede da noi altri messaggi e la povertà di risposte vocazionali anche nelle nostre Province, ormai in tutte, si inizia, infatti, a riscontrarla anche in Africa, in India, dove fino ad ora sembrava che tutto stesse procedendo bene, potrebbe anche essere motivata da questa incomprensione di linguaggio tra noi e l’uomo di oggi.
Vi accenno solo i risultati propositivi di uno studio su questo tema che la rivista Testimoni di ottobre ha ospitato sulle sue pagine come “Nuove prospettive di vita spirituale”. Lascio a voi la lettura di analisi e di confronto nelle rispettive comunità, e lo ritengo un dovere anche per noi guanelliani, e mi limito a riportare i consigli conclusivi per tentare un dialogo comprensivo con la gente di oggi. In Italia con la legge del Terzo settore1 stiamo studiando le modalità nuove di come gestire le opere e le strutture. Sono convinto che sia una occasione propizia per partire dalle nostre comunità religiose in questa reimpostazione della nostra missione di consacrati. Chiedo al Fondatore che come regalo nella sua festa ci dia la capacità di credere necessario questo cambio e di dare il nostro contributo, anche piccolo, perché ciò avvenga anche nella sua congregazione.

Connotazioni di un nuovo paradigma di santità:

1). Incontrare le persone nelle loro strade. Papa Francesco ci ha invitati più volte: “uscite” per poter “incontrare”. “Questo sta a dire che oggigiorno sono attrattive quelle forme discepolari che portano a essere integrati fra la gente, facendo posto a nuovi temi della vita, della felicità, libertà, vulnerabilità, sensibilità, tenerezza, con modelli di comunione che assumono le caratteristiche e i valori umani e religiosi del territorio in cui ci si colloca” (M.D. Chenu). A partire da questa condivisione alla Vita Religiosa è data la possibilità di attualizzare il suo irrinunciabile ruolo all’interno del popolo di Dio.

2). Ritenere la spiritualità un laboratorio di umanità riuscita. Spirituali sono allora quelle forme di vita che a partire dal Vangelo portano ad essere persone dal cui modo di vivere traspaia che credere non è farsi imbrigliare l’umanità, la vitalità, la bellezza, la spontaneità ma semmai farle esplodere in pienezza.

3). Avere capacità di suscitare un atteggiamento di stupore e meraviglia. Come la prima comunità di Gerusalemme. Dobbiamo saper aiutare la gente a rimuovere l’idea che le virtù vitali siano il mettersi da parte, la sottomissione, l’ascetica dolorifica, il disprezzo dei beni, la paura di amare, la rigidità legalista. Non è la distruzione dei valori sui quali è cresciuta la nostra formazione, ma il renderli accettabili attraverso uno stile di vita serena, che infonde meraviglia, stupore, interesse e non genera paura e incapacità di imitazione perché troppo lontana e difficile alla comprensione del giovane di oggi. Accompagnare con l’esempio mi sembra il verbo più adatto.

4). Ideare spazi di ospitalità dei nuovi temi della vita. Ad esempio, quelli della felicità, della libertà, della sensibilità e nello stesso tempo indicare alla gente alcune delle virtù sociali più urgenti, quali responsabilità, giustizia, salvaguardia del creato, tolleranza, pace. Sono temi che il Papa invoca spesso. Quale sostegno stiamo dando noi guanelliani con la nostra vita di consacrati e la nostra missione di buoni samaritani su questi temi proposti a tutta l’umanità dalla chiesa?

5). Essere rivoltosi lì dove si gioca la famiglia, l’educazione, la carità, la promozione della persona, la politica, l’economia, ovunque si gioca la salvezza non solo delle persone ma anche delle istituzioni. È quanto Papa Francesco chiede oggi alla Vita Religiosa. Forse nella nostra storia di congregazione generalmente non abbiamo mai coniugato questo aspetto, abbiamo sempre preferito essere uomini di pace, di tranquillità, di attesa del sereno. Ma i profeti che sono stati “voce forte” del Vangelo a fianco dei poveri ogni tanto sono sorti anche tra i guanelliani. Vi ricordo don Antonio Ronchi, che nel profondo del Cile ha smosso le montagne per far sentire la voce degli ultimi ai grandi della storia e a suo modo ha sempre ottenuto risposte e attenzione.

Certo queste caratteristiche non significano buttare all’aria il nostro carisma originale, certamente no! Ma se le nostre comunità fossero davvero aperte al territorio dove sono collocate e offrissero nella testimonianza personale e comunitaria disponibilità a queste provocazioni esterne, senza ritenere che per noi basta quello che facciamo all’interno dei nostri servizi, penso che questo risveglio che tutti si augurano della Vita Religiosa ricomincerebbe a risplendere anche nella nostra Congregazione.
Nella visita canonica e nelle visite alle comunità fatte in questi due anni ho notato già dei tentativi belli e significativi di far germogliare qualcosa di nuovo. Avanti con decisione e buona volontà! La chiesa ci sta dicendo che questa è la strada giusta per vivere il nostro carisma, attuale più che mai, perché dono di Dio a servizio dell’uomo di oggi.

Colgo l’occasione per ringraziare ciascun confratello per la sua testimonianza e impegno a vivere il carisma e la missione guanelliana. Grazie confratelli a nome del Fondatore!
Grazie ancora a tutti per quello che farete ancora, auguri a voi, alle Suore e Cooperatori, ai vostri collaboratori e a chi popola le nostre Case riponendo la fiducia in noi.

Buona Festa di don Guanella! Sia lui a benedirci e sostenerci con la sua protezione.

 

 

 

 

 1. Il terzo settore si compone di soggetti organizzativi di natura privata che, senza scopo di lucro, perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale promuovendo e realizzando attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi.

 

 

NEWSLETTER IN LINGUA INGLESE       NEWSLETTER IN LINGUA PORTOGHESE      NEWSLETTER IN LINGUA SPAGNOLA  

 

 

28° anniversario presenza guanelliana in Africa

 

Alla Vice Provincia Nostra Signora della Speranza


AUGURI al Consiglio della Vice Provincia e a tutti voi, confratelli, in questo 28° anniversario della presenza guanelliana in Africa.
Avremo modo senza dubbio di organizzare e celebrare con solennità anche esteriormente il prossimo 30° anniversario. Per ora, a causa della pandemia in corso, basta farci gli auguri sinceri e grati vicendevolmente.
Vogliamo ricordarci fraternamente nella preghiera, ringraziare tutti per quanto di bello e grande avete operato in questi 28 anni a servizio del carisma nella vostra amata terra.
Esprimere gratitudine a tutti i confratelli che si sono susseguiti in questi anni nelle comunità delle quattro nazioni dove abbiamo posto la tenda della nostra carità.
Dire grazie alla Provincia madre del Sacro Cuore che ha promosso, accompagnato, sostenuto con dedizione e tanti sacrifici lo svolgersi e lo sviluppo delle opere in questi anni.
Don Guanella è contento di quanto l’Africa ha saputo rispondere e aderire al suo carisma e alla sua dedizione per i più poveri.
Bravi! Complimenti!
Invoco su tutti la benedizione del Signore Risorto perché animati dalla sua forza e dalla sua presenza, sappiate, specie in questo tempo di particolare prova, amare concretamente i più poveri e spendere la vostra vita nella preghiera prima e poi nel servizio ai loro bisogni.
Auguri confratelli carissimi!
Domani con il Consiglio generale vi porteremo tutti davanti all’altare del Signore, nella Messa che celebreremo secondo le intenzioni di ciascuno di voi, delle vostre comunità e delle vostre famiglie.
Dio vi benedica tutti!
Roma, 7 maggio 2020

Padre Umberto e Consiglio generale

 

Ai confratelli dell’India operanti in Patria e nei cinque continenti

 

Confratelli carissimi della nazione indiana,
come lo scorso anno, anche quest’anno, in occasione della Festa dell’apostolo Tommaso, la cui memoria tocca le origini del cristianesimo nella vostra terra, vorrei rivolgervi un saluto.

Anzitutto un saluto di gratitudine, visto che ormai siete l’unica nazione della Congregazione presente nei cinque continenti, oltre a quella italiana che è la nazione della terra di fondazione.
Grazie per la generosità con cui accogliete l’invito ad annunciare il Vangelo in tutta la geografia della nostra famiglia religiosa, affrontando culture, lingue, tradizioni, abitudini, climi e alimentazione distinti dal vostro abituale ritmo e stile di vita.
Davvero dico grazie per il servizio che prestate alla vita di tante comunità.
Sono consapevole delle difficoltà che spesso incontrate, di qualche umiliazione e anche del sacrificio che suppone la distanza da casa, ma continuamente mi arrivano le soddisfacenti notizie sul vostro inserimento, sul vostro ministero e sulle piccole vittorie che registrate nella crescita personale verso la santità.

Poi un saluto di riflessione, invitandovi a meditare sul percorso umano che Tommaso ha dovuto realizzare, almeno per come emerge dai Vangeli.
Faceva parte di un gruppo dove vi era gente del nord e gente del sud, cioè nativi della Galilea e della Giudea, vi erano persone di diverse linee politiche visto che alcuni erano amici dei romani dominatori, come Matteo, e altri nemici agguerriti di Roma, come Simone che apparteneva alla banda degli zeloti. Poi diversità di carattere come gli impulsivi ‘figli del tuono’, Giovanni e Giacomo, e proprio lui Tommaso, più riflessivo e concretamente razionale. Senza contare la diversità di mestiere e di condizione familiare, essendo alcuni liberi e altri sposati, le differenze di approccio al Maestro.
Cosa voglio dire? Hanno fatto unità in Gesù e su Gesù e le loro differenze sono diventate una ricchezza, colori diversi dell’unica Chiesa delle origini.
Immagino la fatica di Tommaso per vivere la comunione con personaggi come Paolo, Pietro, Giovanni...diversi anni luce per carattere e per caratteristiche.
Vorrei invitarvi ad approfittare delle vostre differenze geografiche, culturali, sociali, familiari, per comporre nell’unità le nostre comunità. Cercate di fare una vera guerra contro ogni tipo di divisione, sarebbe aprire la porta al Nemico che si diverte a metterci gli uni contro gli altri. Don Guanella diceva che la regola d’oro per noi sia il vincolo della carità. Al di sopra di tutto, delle idee, delle visioni, dei gusti, delle preferenze.


Infine un saluto di esortazione.
Dopo l’entusiasmo dei primi trenta anni della vostra storia, e don Piero Lippoli sta terminando di ricostruirla in un libro, è normale il rischio di sedersi un poco, di vivere di rendita, di essere meno slanciati nella virtù e nello zelo per la missione.
Penso alla preoccupazione per le case (creatività nella missione e alla cura necessaria degli edifici), penso alla proposta vocazionale (siete tanti e giovani e credete di non avere bisogno), penso alla povertà tipica della vita guanelliana (non vivete più le precarietà delle prime fondazioni).
Ma penso anche allo slancio verso la missione. Non vi fate appesantire troppo in questo slancio dai legami familiari e dal richiamo della vostra terra, visto che un giorno avete preferito Cristo a ogni legittimo amore. A Cristo va dato sempre di più, va dato tutto!

Vi aspettano cose meravigliose.
Per l’età, per il numero, per le qualità voi potete fare molto di più dei vostri padri.
Come superiore generale credo di doverlo chiedere, per non rimproverarmi un giorno di aver taciuto. Altre Province non hanno le possibilità che voi avete, ne siete responsabili di fronte al futuro.

San Tommaso interceda sui vostri passi di ieri, di oggi, di domani.
Non dimenticate mai quanto ardeva il cuore del Fondatore nel sognare di andare ad annunciare il Vangelo ai confini del mondo.
Voi oggi potete fare quello che lui avrebbe fatto e molto di più e anche meglio! Auguri!
Vi sono vicino con la preghiera, la stima e l’affetto fraterno.
Buona festa di san Tommaso!

Roma, 2 luglio 2020

Padre Umberto

A tutte le Figlie di Santa Maria della Provvidenza

 

AUGURI fraterni care Figlie di Santa Maria della Provvidenza in questa festa così particolare e sentita dalla nostra Famiglia guanelliana. La Festa di suor Chiara Bosatta, la figlia amata e formata dallo stesso Fondatore per cammini ardui di santità.
Avvaloriamo questi nostri auguri con la promessa della nostra preghiera al Risorto, per intercessione della Beata Chiara Bosatta. Una preghiera che desidera presentare al Signore con gratitudine ciascuna di voi come dono ricevuto, dalla nostra grande Famiglia guanelliana, da Lui. Una preghiera che si allarga al mondo intero, là dove avete posto la tenda della vostra carità nel servizio ai più poveri e ultimi. Una preghiera per tutte le vostre comunità, per le necessità delle vostre Case in questo momento drammatico di prova che il mondo intero sta vivendo. Una preghiera allargata per inglobare tutti: suore, ospiti, operatori, medici e paramedici, imprese di pulizia e di cucina, assistenti, volontari, parenti ed amici. La preghiera accorcia le distanze e rende possibile, senza contagiarsi dal virus, una comunione stretta e una fraternità piena e solidale.
Non manchi, care Sorelle, la fiducia nell’aiuto di Dio che ha sempre caratterizzato suor Chiara; la confidenza in Lui diventi anche per noi non solo conforto nella prova di questo momento particolare, ma esperienza di fede generosa e disponibile, per ogni giorno della vita, affrontata con coraggio e determinazione nella consapevolezza che il Risorto è con noi! “Io sarò sempre con voi fino alla fine dei tempi!
La obbligata astinenza dalla partecipazione alle celebrazioni, che viviamo in questi mesi, sia solo rimando, attesa e preludio di una esultanza per il prossimo anno, 2021, quando ricorderemo con gratitudine e tripudio di gioia, il 30°anniversario della Beatificazione della figlia spirituale del santo Fondatore.
Sia quest’anno un gustare personale e interiore di ciò che vivremo il prossimo anno tutti insieme in un trasbordo di annuncio, di celebrazione, di coinvolgimento e di festa. La chiesa propone Chiara Bosatta come modello ed esempio da vivere. E’ una nostra Sorella, una della nostra Famiglia, siamone fieri!
Avete dovuto a causa del tremendo coronavirus rimandare Capitoli provinciali e generale. Tutto però è Provvidenza, anche questo tempo di attesa, e di discernimento prolungato. Il tempo della nostra vita lasciamolo al Signore e non impossessiamocene come se fosse unicamente nostro. Tutto è di Dio anche il tempo che ci viene messo a disposizione per salvarci attraverso la carità.

A noi il compito di viverlo bene; mentre il per quanto e il dove, solo Lui lo sa, e a noi basta!
Grazie care Sorelle per la testimonianza e il servizio che compite. Con la vostra presenza rendete più bella e attraente la nostra vocazione guanelliana e la nostra premura perché nessuno resti indietro e sia solo e dimenticato…
Suor Chiara ottenga per ciascuna di voi benedizione, protezione e coraggio di continuare a spendervi per il bene del mondo intero.
Beata Suor Chiara intercedi per tutti noi figli e figlie di san Luigi Guanella.

Roma 20 aprile 2020 – Festa di suor Chiara Bosatta

Padre Umberto e i SdC

 

Omelia del Superiore generale per le Professioni perpetue nel Teologato di Roma

 

Interpelliamo la Parola che abbiamo insieme ascoltato perché ci suggerisca qualche riflessione per la nostra celebrazione di questa sera.
         Nella prima lettura ci è stata presentata la testimonianza di Paolo, vecchio, in procinto di essere portato (costretto dallo Spirito) a Roma, ma ben animato dalla convinzione che questa è la volontà di Dio. E’ meravigliosa la sintesi che Paolo può fare della sua missione dopo la conversione: “Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove.. non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi…testimoniando la conversione a Dio e la fede nel Signore”. Sembrerebbe finita con queste esperienze forti la sua missione, ma, dopo questa analisi, egli intende continuare: “Lo Spirito santo mi attesta che mi attendono ancora catene e tribolazioni”. Per questo non ritiene finita la sua corsa anzi proclama solennemente che essa finirà solo quando “avrò condotto a termine il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio”.
         Gesù, prima ancora di Paolo, offre, nel Vangelo, la medesima testimonianza in riferimento alla sua vita e alla sua missione. E’ direttamente il Padre il principio, lo sviluppo e la conclusione della sua missione. E’ solo per obbedienza e amore al Padre che Gesù è stato disposto a fare tutto quello che ha fatto nella sua vita.
Ed ora al termine c’è in Gesù evidente e marcata la responsabilità che quanto ha comunicato ai suoi discepoli non vada perduto, non cada nel nulla per la debolezza e la fragilità dei suoi discepoli. Ecco, non si sente di lasciarli soli perché sono ancora inesperti, deboli nella fede, sì lo hanno seguito ma fino a che punto con convinzione? e allora, in questo discorso sacerdotale, che è il suo testamento, chiede al Padre di prenderli Lui a cuore, di usare con i suoi lo stesso metro di misura usato con lui. ”prego per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi….io sono glorificato in loro”.
Quale insegnamento per voi confratelli che questa sera fate la professione perpetua o per voi che questa mattina avete rinnovato la vostra consacrazione ancora per un anno? Quale insegnamento e reazione conseguenziale per noi qui presenti religiosi/e e laici dopo l’ascolto di questi esempi che la Parola ci ha offerto?

Proviamo ad esporre due deduzioni:
1) Gesù, Paolo, don Guanella: modelli non solo da guardare, ma soprattutto da seguire, da riprodurre, certo con qualità diverse, quelle di ciascuno di noi, ma certamente con questa matrice ben delineata questa sera nella Parola proclamata; è la più sicura e certa!
La vita religiosa è un essere messi a parte, riservati per il Signore. Lo abbiamo ascoltato più volte in questo tempo pasquale da parte dello Spirito. Non siamo come gli altri, non perché siamo diversi dagli altri, perché siamo più originali, più bravi, più intelligenti, con più doti e qualità, no, certamente! ma perché è diversa la chiamata che ci è stata rivolta, quella che voi questa sera, dimostrate di aver preso sul serio come invito pressante che vi ha indotti a una decisione definitiva.
Riservati al Signore perché fondamentalmente peccatori, come Paolo il persecutore, come Pietro il rinnegatore, peccatori ma riconciliati, risanati dalla chiamata del Signore, rimessi in piedi continuamente dalla sua grazia, pur mantenendo dentro tutta la contraddizione umana che poi incrociamo giorno dopo giorno, nel tremendo quotidiano. Ma la meta è chiara; sappiamo bene dove dobbiamo arrivare prima o poi: essere come lui, identificarci a lui, perderci in lui. “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me!”. Allora non perdenti, non sconfitti, ma battaglieri, soldati di Cristo, si diceva una volta nella teologia della Confermazione.
Il n 18 di VC afferma: “Il Figlio, è la via che conduce al Padre, chiama tutti coloro che il Padre gli ha dato a una sequela che ne orienta l’esistenza. Ma ad alcuni, le persone di VC, appunto, egli chiede un coinvolgimento totale, che comporta l’abbandono di ogni cosa, per vivere in intimità con lui e seguirlo dovunque egli vada”.
E poco prima nel numero 17 parlando della vocazione alla VC come tutta una iniziativa del Padre, delinea senza mezzi termini e con estrema chiarezza gli ambiti entro i quali si deve giocare questa vocazione: dedizione totale ed esclusiva, consacrazione di tutto, presente e futuro, nelle sue mani. (VC 17).
Il che vuol dire che siamo chiamati, e con la professione noi diciamo che ci stiamo, che siamo d’accordo, quindi che non subiamo, ma aderiamo liberamente, vuol dire che poi non possiamo sederci continuamente a considerare se vale la pena continuare o tornare indietro, se vale la pena dare davvero tutto o tenerci qualcosa per noi. La tentazione c’è, e verrà anche per voi come è venuta tante volte per me e per chi è qui presente questa sera accanto a voi. Può darsi anche che cediamo sotto la pressa della tentazione, della prova, che hanno tutto il desiderio di schiacciarti, opprimerti, rendere inutile ogni tuo gesto di bene, ma, confratelli, vietato stare a terra, perseverare in quella posizione che in quel momento ti può anche sembrare lecita, giusta, motivata, ma che poi in seguito, quando ti sarai rimesso in piedi non ti risulterà che tradimento d’amore di cui vergognarti.
In noi, grazie allo Spirito c’è tutta la forza del peccatore riconciliato, c’è tutta la gioia, la serenità, non sempre capita dagli altri, di colui al quale molto è stato perdonato per cui molto si sente di amare e gioire, essere grato, superando il condizionamento di quello che c’è stato prima. Avete conosciuto nello studio della teologia un Pietro, un Paolo, un Agostino, gli Apostoli e tanti altri dopo la conversione. Totalmente altre persone!
Coniugate bene allora questa sera nel silenzio del momento solenne nel quale vi prostrerete a terra queste due vincolanti parole, fondamento della costruzione della vostra vita, che da questa sera riceverà uno smalto tutto nuovo: sono totalmente di Dio sono esclusivamente di Dio!

2). Vi capita, grazie al coronavirus, di emettere la professione perpetua e ricevere il dono del sacro diaconato nella settimana della Pentecoste, alla conclusione del lungo cammino post-pasquale e nell’imminenza di accogliere il dono della missione che lo Spirito porta con sé, direttamente dal Padre. Amate, cari confratelli, lo Spirito Santo, ascoltatelo, accoglietelo nella vostra vita: è garanzia di riuscita. Da soli non ce la possiamo fare, con Lui invece tutto è possibile!
Sempre il documento VC al n. 19 ci descrive tutta la importanza e la necessità di stare con lo Spirito, di fare un tutt’uno con Lui: “E’ lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena, è lui che guida la crescita di tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione, è lui che forma e plasma l’animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di purificazione, essi divengono, giorno dopo giorno, persone cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore” (VC 19).
Cari confratelli: Che saremmo noi consacrati senza lo Spirito? Nulla!
E invece con Lui siamo: “prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore”. Quale è questa speciale presenza se non quella carismatica, quella che il nostro santo Fondatore ha colto nella intimità con il Signore e ci ha trasmesso come eredità spirituale ricca, meravigliosa, sicura, sgorgata dal cuore stesso del Padre. L’esempio di don Guanella diventi occasione di verifica e stimolo continuo a vivere bene la nostra vocazione, ripetendoci continuamente che essa è sgorgata dal cuore di Cristo, merita, dunque, attenzione, cura e rispetto.
Diventate religiosi guanelliani per sempre in questo Centro dell’Opera don Guanella, cittadella della carità, come l’ha definito san Giovanni Paolo II nella sua visita pastorale, che celebra quest’anno 100 anni della sua nascita. Avete in questi anni o in questi mesi della vostra presenza qui a Roma visto, incontrato, conosciuto e amato i ragazzi di questo Centro. Di alcuni ne avete sentito parlare tanto perché sono stati capolavori dell’amore di Dio in mezzo a noi, testimoni di quanto si può amare, essere gioiosi pur su un lettino o una carrozzella di sofferenza. Ora ritornerete nella vostra Patria, in quella terra nella quale Dio vi ha cercato, vi ha scelti singolarmente, vi ha voluti per Lui, per affidarvi una missione specifica: essere prolungamento del suo amore di Padre per gli ultimi. Ricordatelo sempre: don Guanella ha letto nella chiamata di un guanelliano questa premura, questa attrazione profonda, questa passione caratteristica: “il più abbandonato di tutti, quello che gli altri hanno rifiutato, accoglietelo voi, mettetelo a mensa con voi, perché questi è Gesù Cristo”.
Quell’ideale che proprio come oggi, 154 anni fa si concretizzava nel Fondatore: “Voglio essere spada di fuoco nel ministero santo”, diventi anche il vostro proposito di religiosi guanelliani.
Voglio essere: chiaramente è un atto di volontà, non un pio desiderio del momento; è un progetto di vita, non un sogno esaltante di una tappa sublime della vita ; è un giuramento di fedeltà al Dio che proprio nella fedeltà gioca tutto di se stesso e non viene mai meno, non si smentisce.
Ecco così vi pensiamo, così vorremmo incontrarvi negli anni futuri, nella missione che vi aspetta e non solo in India o in Africa, o in Italia, ma nel mondo intero dove Dio abita, vi chiama e ha bisogno di voi. Fissate bene nella mente che a Lui e non al superiore di turno dovete obbedire, a Lui date la disponibilità per il mondo. Noi superiori passiamo, Lui resta fedele sempre, “sarò sempre con voi”, chiama sempre, ricompensa sempre! Così vorremmo che di voi possa dire la gente che assaporerà il vostro ministero: questo religioso continua nella sua vita l’esempio del suo fondatore, l’esempio del suo maestro, Gesù, il risorto! Ce lo rende presente con la sua vita!
Cari confratelli, a nome di tutta la Congregazione, di tutta la Famiglia guanelliana sparsa nel mondo, a nome dei vostri familiari presenti spiritualmente questa sera nella nostra chiesa del Buon Pastore, a nome di tutti i poveri, gli ultimi delle nostre case sparse nei cinque continenti: grazie per aver aderito alla chiamata del Signore. Bravi! Complimenti!
E Auguri: Siate guanelliani fedeli, sulle orme del nostro santo Fondatore, lieti che Dio abbiamo guardato e scelto voi e desiderosi di dare il meglio di voi stessi perché la Sua carità trionfi sempre nel cuore di ogni uomo. Buon cammino!

Padre Umberto