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Messaggio alla Delegazione Stella Maris per la loro Assemblea di Delegazione

ASCOLTA – DISCERNI – RISPONDI

Carissimi Confratelli della Delegazione Stella Maris radunati nella Prima Assemblea. Il tema scelto mi ha incuriosito perché mi è stato subito facile tradurre questo trinomio della vostra Assemblea in quello evangelico della Chiamata. Vi ricordate quanto Marco scrive:  “Gesù salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni (Mc 3,13-15).

Un altro trinomio: CHIAMATI – FORMATI – MANDATI che coincide con quello della vostra Assemblea.

  • E’ infatti nell’Ascolto della voce di Dio che chiama, invita, propone che inizia la relazione vocazionale dell’uomo con Dio, ma anche dell’uomo con gli altri esseri.  Dio ci parla, si fa sentire, non dunque un Dio muto o di pietra, ma un Dio parlante. L’azione più importante dell’uomo, del religioso quale è se non quella di ascoltare ciò che Dio dice? Non dimenticate, cari confratelli, il frutto di questo ascolto: Parlami, Signore e io vivrò! Il frutto dell’ascoltare Dio è il vivere, il crescere, il mettersi in un cammino di perfezione.

Il mio primo augurio, allora, alla vostra Assemblea è: ascoltate Dio, ascoltatevi tra di voi, con pazienza, fiducia, speranza vicendevole. Nulla è detto tanto per parlare o per dire qualcosa, ma tutto quello che verrà detto è pronunciato per far vivere meglio gli altri, perché gli altri ci stanno a cuore, perché il Fondatore ci ha inculcato nella mente e nel cuore che i confratelli sono il dono più bello e grande che il Signore ci ha fatto, un dono che ci può far crescere o, se non vissuto nella carità, ci può far perire. Nel   Regolamento del 1910  don Guanella ci esorta: “Siamo debitori gli uni verso gli altri; la ricchezza interiore di ognuno intensifica l’unità, mentre ogni infedeltà, anche segreta, la mortifica”.

  • Il Vangelo della chiamati continua col dire: li chiamò, “perché stessero con lui”.
  • Gesù non manda i suoi Apostoli in missione sprovveduti, incapaci di leggere la situazione che li circonda, la gente che incontreranno, i problemi che dovranno affrontare. Li tenne con sé per tre anni per prepararli, avvertirli, educarli a capire ed accogliere le situazioni della loro missione. Quando vengono inviati gli Apostoli portano con loro non una sicurezza materiale, esterna, ma una preparazione interna pronta ad affrontare ogni situazione, anche la più grave e  complicata. Cristo è con loro sempre, e questo a loro basta!

La vostra Assemblea ha anche questo specifico compito: discernere insieme quello che volete essere e quello che volete fare dopo l’Assemblea a favore dei poveri a cui Egli vi manda. La vostra Assemblea diventa allora un tavolo di lavoro, un laboratorio di analisi della situazione del popolo di Dio che vi vive accanto e che entra in rela

zione con voi. Dovete lavorare insieme, discernere insieme, prendere orientamenti insieme su quello che dovrà essere il vostro dopo Assemblea che non potrà assolutamente essere uguale al passato. Va tutto rianimato e incarnato alla luce del Vangelo della carità nel contento dell’oggi che viviamo. Lo Spirito vi attende all’interno dell’Assemblea per animarvi alla creatività nella carità, a offrire a ciascuno di voi il dono della fantasia della carità. Lasciatevi contagiare dallo Spirito.

  • “E anche per mandarli a predicare”.
  • Vi ricordate la gioia e la festa  degli Apostoli quando partono due a due per la missione che il Signore aveva loro affidato e poi ancora cosa scoppia nel loro cuore al ritorno quando Gesù li vuole portare in disparte per riposarsi, ma loro hanno mille cose da dire, da raccontare e non avvertono il bisogno della sosta e del riposo?

Le nostre Costituzioni al n. 64 affermano: “Il Signore ci manda a quei fratelli che, in situazione di fragilità e di abbandono, come il paralitico del Vangelo vengono gemendo: Signore, non ho nessuno” (R. 1905) e ancora “Siamo inviati ai poveri senza distinzione di stirpe, di nazionalità o di religione, e con tanta maggior urgenza, quanto più sono vulnerabili nella loro dignità di uomini e di figli di Dio” (C 64).

Questo è il nostro popolo eletto da amare e servire nella missione!

La vostra Assemblea, allora, è chiamata a confermare e ravvivare questo dono del carisma ricevuto dallo Spirito a favore dei più poveri. I poveri sono i nostri evangelizzatori, i nostri beniamini, i nostri padroni. Un guanelliano non dovrà mai dimenticare il valore di questo pronunciamento del Fondatore e conformare a questi principi la sua vita e missione.

Oggi celebriamo la giornata mondiale dei poveri. Siamo interpellati dalla chiesa come Congregazione e come singoli confratelli a “collocare i poveri nel nostro cuore”. In una riflessione in vista di un Capitolo generale le nostre Suore avevano coniato questo motto significativo che trasmetto come augurio anche a ciascuno di voi. “I poveri non devono solo essere messi al centro delle nostre Case e delle nostre attenzioni, ma devono essere collocati al centro del nostro cuore”. Per loro lo Spirito ci ha chiamati, formati, mandati. La nostra vita guanelliana senza i poveri non avrebbe alcun senso e scopo.

Auguri a tutta la Delegazione: sappia scrivere pagine di vissuto guanelliano nel servizio dei poveri partendo dall’amarli come Cristo li ha amati. Buon lavoro di Assemblea.

Milano, 14 novembre 2021                                   

Padre Umberto

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