Novità su Don Guanella

Dopo la sua canonizzazione (23 ottobre 2011) l’amore e la devozione a San Luigi Guanella va estendendosi nel mondo intero, e così il suo spirito e carisma si attualizza e si rinnova rispondendo ai segni dei tempi.

Le novità su don Guanella possono riguardare il ritrovamento di documenti (sue nuove lettere o ricordi), ricerche, conferenze e studi che ne attualizzano la figura e il pensiero.

Da questo sito invitiamo tutti a collaborare in questa raccolta.

La voce di San Luigi Guanella: Tempo di Misericordia

Dalla Prefazione...

L’indizione del Giubileo “Misericordiosi come il Padre” di Papa Francesco ha suscitato nella Chiesa un rinverdire di iniziative di opere di misericordia corporali ma anche di opere di misericordia spirituali come può essere considerata anche quest pubblicazione, “Tempo di misericordia. La voce di San Luigi Guanella”, che mira ad istruire nella conoscenza della misericordia, presentando il pensiero di un santo, e sollecita a fare opere di carità corporali.
L’autrice, infatti, afferma che dire opere di misericordia corporale e spirituale e dire San Luigi Guanella è di fatto la stessa cosa: “La vita di Don Guanella è un libro di misericordia. Fatti di misericordia le sue opere. Pedagogia di misericordia il suo metodo educativo. un abbondanza di misericordia il suo cuore”.
Don Guanella è stato ed è ancora un esempio di amore per il Signore e per i poveri, interpella la coscienza del cristiano di oggi ricordando l’obbligo i soccorrere i miseri: non basta commuoversi. E’ necessario che lo sdegno per le ingiustizie e la commozione per i colpiti si traducano in opere concrete. La misericordia che diviene opere concrete ha una forza straordinaria per risvegliare le coscienze da quel torpore che spesso le possiede e, soprattutto, da quella indifferenza che rende le nostre società aride, fredde ed anche cattive.

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Don Guanella e le lingue straniere

 

DON GUANELLA E LE LINGUE STRANIERE

Durante gli studi nel Collegio Gallio don Guanella studiò il tedesco (allora obbligatorio poiché la Lombardia era sotto il dominio dell’impero asburgico) e dall’anno scolastico 1855-1856 (II classe di grammatica) fino al 1857-1858 (IV grammatica) la sua valutazione è sempre di Eminente, con l’ultimo giudizio espresso in questi termini: «Conosce assai bene la grammatica, è corretto pronto e felice nelle traduzioni».
Si dedicò poi allo studio del francese, probabilmente nel periodo salesiano 1875- 1878, tanto che nel 1880 tradusse un breve opuscolo di meditazione. Ma poi, preso da altri interessi e occupazioni, fu costretto ad abbandonare gli studi linguistici, che più di altri richiedevano una applicazione regolare. Lo riconoscerà con dispiacere, ma anche con realismo ed ironia, ripensando al periodo della sua formazione quando nel 1913-1914 dettava l’autobiografia: «[...] ma poi mancando l’esercizio fu tempo perduto, come nello studio del tedesco ed anche del francese. Se cresciuti adulti si ripassassero le materie studiate se ne avrebbe profitto e soddisfazione non poca. Ma quis est hic et laudabimus eum? [Chi è costui? Lo proclameremo beato (Sir 31,9)]».
Da persona intelligente e istruita, comprendeva l’importanza di conoscere una lingua straniera e già nel 1907 indicava ai novizi dei Servi della Carità di applicarsi a questo studio. Inoltre mandava volentieri i chierici nel seminario di Coira, dove si preparavano al sacerdozio anche con lo studio del tedesco, necessario per l’apostolato nelle valli svizzere riformate.
Durante il viaggio negli Stati Uniti, osservando le condizioni degli italiani e delle altre popolazioni emigrate, riconobbe nell’ignoranza dell’inglese uno tra i principali motivi delle loro difficili condizioni e giunse ad una chiarissima conclusione: «Chi non sa la lingua del paese sarà sempre poco apprezzato». Chiese alle sorelle Leonori di insegnare un po’ di inglese alle suore destinate agli Stati Uniti; a queste prime missionarie dedicò un utile vademecum nel quale un intero capitolo è dedicato alla necessità di apprendere la lingua: «Chi ripudia lo studio della lingua [...] si prepari a non poche umiliazioni e ad essere e dirsi persona a metà. Vero è che le suore italiane si introducono per avere cura speciale degli italiani; ma non datevi a conoscere che voi volete limitarvi alla cura e quindi alla lingua degli italiani, perché questo vi farebbe meno accette alle autorità civili ed anche alle autorità ecclesiastiche e non potreste aspirare ad essere credute religiose internazionali e tanto meno suore cosmopolite, se non vi dedicate allo studio ed alla pratica della lingua inglese».
Don Guanella pensava in grande per le sue congregazioni e desiderava che si sviluppassero su prospettive «internazionali» e «cosmopolite», incarnate da persone capaci di superare i confini della propria originaria appartenenza culturale e linguistica per divenire cittadini del mondo, capaci di rapportarsi a tutti i popoli innanzitutto con il linguaggio universale della carità evangelica.

Don Guanella Promotore Vocazionale

Una delle cure maggiori di Don Guanella fu sempre la ricerca di vocazioni, di religiosi disposti a proseguire e ampliare la sua impresa sobbarcandosi del problema delle quattro " effe ", come lui diceva. Infatti, nelle prime Case della Provvidenza regnavano sovrani quattro ospiti non molto graditi il cui nome cominciava per "effe": Fame, Freddo, Fumo e Fastidi. Anche se non furono sempre ospiti fissi, furono comunque nemici con i quali si dovette combattere quotidianamente.
La Lombardia e altre terre furono sempre generose di vocazioni per l'Opera di Don Guanella, il quale aveva un modo assai semplice ed efficace per invitare chi si sentisse portato a seguirlo... Spesso usciva con sei, otto dei suoi ricoverati che chiamava " buoni figli ": erano quelli che accoglieva con particolare amore, dato che non avevano intelligenza sufficiente per vivere con gli altri. Avevano in genere nomignoli significativi, come se fosse stata una squadra sui generis di bravi: Pelapatàt, Leccapiàtt, Pallanin, Pestalàc...
Era una scena divenuta familiare in quel di Como e altrove vedere Don Guanella che portava a spasso i suoi " bravi "; ormai vedendoli, si diceva:
- Ecco Don Guanella che porta a spasso i suoi poveri figlioli!
Così, ad esempio, andavano fino a Lurate Caccivio e al gruppetto si univano spesso le persone che incontravano per strada, in modo tale che intorno a Don Guanella e ai suoi figli si formava una piccola processione.
Arrivati presso la chiesa, salutavano il parroco e poi andavano tutti a dire una preghiera, dopo la quale Don Guanella faceva un breve discorsetto:
- Miei buoni amici di Lurate Caccivio, ho portato qui tra voi i miei buoni figli che possiedono una ricchezza che molti intelligenti non hanno, perché hanno l'innocenza, la Grazia di Dio. Siamo venuti da voi per prendere un po' d'aria, perché questi buoni figli hanno bisogno di svagarsi, di vedere questo mondo. Ma hanno soprattutto bisogno di sentirsi amati e se lo meritano; se lo meritano, credete a me, non tanto perché sono simpatici, e lo sono davvero, ma perché sono buoni e innocenti, anche se sventurati perché non sanno provvedere a se stessi. E quando si sentono amati, diventano anche più buoni e pregano alla loro maniera il buon Dio.
Non ci sarà dunque in mezzo a voi qualche anima che si sente d'abbracciare la vita religiosa per poter assistere e amare queste creature del Signore?
Poi ricomponeva il suo gruppo di " innocenti ", accompagnati da una piccola e curiosa folla di ragazzi del paese e si incamminava tra il verde dei prati per ridiscendere verso la riva del lago di Como soddisfatto d’aver lasciato il seme dell'inquietudine col pensiero che non si può essere felici da soli.