Novità su Don Guanella

Dopo la sua canonizzazione (23 ottobre 2011) l’amore e la devozione a San Luigi Guanella va estendendosi nel mondo intero, e così il suo spirito e carisma si attualizza e si rinnova rispondendo ai segni dei tempi.

Le novità su don Guanella possono riguardare il ritrovamento di documenti (sue nuove lettere o ricordi), ricerche, conferenze e studi che ne attualizzano la figura e il pensiero.

Da questo sito invitiamo tutti a collaborare in questa raccolta.

Don Guanella e i congressisti telegrafici a "La Binda"

Non pochi periodici parlarono di questo geniale convegno, il quale, sebbene quasi improvvisato, riuscì graditissimo a tutti gli intervenuti, e sarà certo tra i cari ricordi delle Onoranze tributate al Galileo Comense. Noi crediamo nostro dovere tenerne ancora parola per contentare i nostri associati, e benefattori ed amici, i quali desiderano una particolareggiata relazione.
Bellamente parato a festa il Ricovero di S. Maria, nel 2 Giugno scorso presentava un graziosissimo spettacolo. Tappeti, arazzi, bandiere e da ogni parte una primavera di fiori. Lungo il vasto cortile pel quale s’accede all’Istituto, sorgevano tre archi trionfali adorni di mortella, e di alloro. Sul fronte del primo si leggeva la seguente iscrizione:


O AMATORI, O SEGUACI DEL GRANDE
CHE
LA FOLGORE AL CIELO RAPITA
RENDEVA OBBEDIENTE
AI CENNI DELLA SCIENZA AI SERVIGI DELL’UMANITÀ
INCOANDO UN’ERA NOVELLA
DI PROGRESSO.
ENTRATE
IN QUESTA PIA CASA
ALLE DERELITTE, ALLE ORFANELLE,
APERTA DALLA CARITÀ, DALLA FEDE,
VIRTÙ
SPLENDIDAMENTE PRIME
NELL’IMMORTALE
ALESSANDRO VOLTA


E la stessa in francese, e in inglese spiccava, sugli altri due archi.
Il ritrovo era fissato per le 10, e verso quell’ora si vedevano apparire, da una parte e dall’altra, a due a tre a quattro i nostri cari ospiti e fermarsi ogni istante a contemplare estatici l’immenso e stupendo panorama che dalla collina s’offre allo spettatore. Accolti dal Rettore della Casa D. Luigi Guanella e dal vicepresidente del Comitato Signor Ferdinando Geronimi, in mezzo ai canti soavi dell’orfanelle, e salutati dagli evviva e battimani, entrarono i telegrafisti nell’Ospizio. Dopo le consuete presentazioni, si diedero a visitare con diligente ed affettuosa curiosità l’Istituto, e vollero minutamente essere informati di tutto. Vedemmo alcuni di loro col taccuino in mano prendere continui appunti.
Venuto il momento della refezione si radunarono tutti nella sala a tal scopo apparecchiata. Che bella sorpresa! Pendevano dalle pareti gli stemmi di tutte le nazioni con motti e scritte relative a ciascuna di esse non che alle onoranze centenarie dell’immortale scienziato. Il vedere seduti a mensa i telegrafisti di tutto il mondo, il vederli tra loro affratellati come se da lungo tempo si conoscessero e l’allegria e la schietta giovialità che aleggiavano sincere in quel fraterno simposio, destavano in cuore sentimenti indescrivibili. Se volessimo enumerare ad uno ad uno i convitati, non ci basterebbero le intere otto pagine del nostro giornaletto. Si contentino adunque i nostri associati di quelli che qui notiamo. Erano rappresentati l’illustre famiglia Volta dal nipote Cav. Prof. Zanino; il Ministero dalla Guerra dal Maggior Cav. Colletti e da un capitano; Sua E.a il Vescovo di Como dal Canonico D. Tomaso Verga; il Comitato del Congresso dal presidente G. Cav. Spreafico e dal Cav. Donadio Direttore generale tecnico; la legazione francese dal Sig. Montpellier con 20 suoi compagni, la tedesca dall’Onorevole Deputato Kareis con 15 impiegati, c’erano lì rappresentanti della Baviera, Bulgaria, Romania, Ungheria, Argentina, Spagna, Inghilterra, Scozia, Irlanda, degli Stati Uniti di America, del Giappone e di tutt’Italia. Alla ilarità ed al brio del convegno, assai contribuì una eletta schiera di colte e gentili signore e signorine, le quali conversavano coi nostri ospiti, maestrevolmente parlando il tedesco, francese ed inglese.
Lunga la filza dei brindisi, tutti graziosi ed applauditissimi, parlò il Can. D. Tomaso Verga inneggiando al connubio della fede colla scienza. Parlò il Padre Giovanni Cappuccino da Milano, salutando il Volta, figlio del mondo e padre del suo pensiero, ringraziando i telegrafisti dell’onore fatto alla Casa della D. Providenza; belle parole diresse ai telegrafisti il vice presidente del Comitato Sig. Ferdinando Geronimi.
Il Capo della Rappresentanza francese brindò all’Italia e alla Francia e al grande ingegno del Volta rigeneratore della Scienza e della Civiltà. Dopo tanti altri brindisi si levò in piedi la signorina telegrafista Del Bon e con parole condite di squisita gentilezza, a nome delle compagne e suo ringraziava il Rettore del Ricovero. Prese per ultimo la parola il D. Guanella e rendendo cordiali grazie agli intervenuti, che in mezzo alle grandiose feste Voltiane non dimenticarono la Casa di Santa Maria e con calde parole toccò dell’erezione del Faro elettrico, che dovrà mandare i suoi raggi sulla culla e sul mausoleo del Volta. Una salva di applausi coronò le parole di D. Luigi, che fu portato trionfalmente per la sala.
Scoccava il mezzogiorno, ora fissata pel Congresso telegrafico, ma i Congressisti non sapevano come staccarsi dalla Binda. Bisognava vederli con quale affetto carezzavano le nostre orfanelle, domandando loro mille cose e invitandole a ripetere i loro canti. Il fatto sta che vennero le ore 14 ed allora si dovette partire, e la partenza fu un momento di vera commozione per tutti. Il prof. Zanino Volta avrebbe desiderato chiudere il trattenimento con un discorso, ma l’ora tarda glielo impedì.
Quali e quante buone impressioni i telegrafisti riportassero da questa visita, l’attestarono in quel giorno con assai dimostrazioni; l’attestarono nel banchetto all’Eden di Milano, prorompendo sovente in brindisi al D. Guanella, l’attestarono nel convitto apprestato loro in Bologna, nelle feste commemorative di Galvani dal rispettivo Comitato. Ecco il testuale telegramma:
«A voi apostolo della carità i congressisti, sempre memori della splendida accoglienza a S. Maria della Provvidenza a Como, inviano da S. Michele in Bosco unitamente ai rappresentanti della città e dell’ufficio di Bologna l’espressione del loro animo riconoscente e fanno voti per la floridezza delle vostre umanitarie istituzioni».
Noi siamo ben lieti d’aver proposto cotesto convegno, che a giudizio di quanti vi presero parte, non poteva riuscir meglio e mandiamo ai telegrafisti nuovi saluti e ringraziamenti pregandoli a non voler dimenticare la Casa di S. Maria che si tiene onorata della loro visita.

La Divina Provvidenza – Luglio 1899

ECO DELLE FESTE VOLTIANE


Con i tipi dello Stabilimento L. F. Cogliati, i fratelli Cav. Ferdinando ed Emilio Geronimi, hanno dato alla luce una splendida Cronaca illustrata del primo Congresso internazionale dei Telegrafisti del concorso professionale telegrafico e delle feste Voltiane in genere.
In essa, dopo una brillante prefazione francese fatta con brio dal Sig. Silvio Deponti, i fratelli Geronimi in 180 pagine intercalate da splendide fototipie di luoghi e di persone, danno la relazione delle feste dei Congressisti nelle loro visite a Como, a Milano, a Bologna, a Firenze ed a Roma.
Seguono quindi le relazioni scritte nella loro lingua dai Telegrafisti francesi, tedeschi ed inglesi, e noi dalla relazione del cospicuo delegato francese Signor Joseph Géraud stralciamo, col permesso gentile degli autori, il tratto che parla della visita alla Binda di cui è riportata nel volume a pagina 104 l’intera facciata e l’interno a pag. 107 e 108. Anche il ritratto di Don Guanella vi è riportato due volte, e certo la bontà colla quale nella Cronaca delle feste Voltiane sono trattati gli ospizi della Provvidenza e il loro Fondatore, meritano tutta la nostra gratitudine. Dice la Cronaca a pagina 216:
« La journée est radieuse et le paysage ravissant. Par bandes joyeuses, à travers de tout petits sentiers fleuris, foulant des gazons moelleux, cueillant des roses pour nos compagnes, nous arrivons vers midi à l’Asile de la Providence de La Binda où le vénérable abbé Guanella, directeur et fondateur, nous a conviés à un grand déjeuner.
Don Luigi Guanella est un grand philanthrope, en même temps qu’un digne ecclésiastique et un ami sincère de la science et du progrès. Son nom est honoré dans toute la Péninsule, particulièrement en Lombardie. C’est l’Apôtre de la Charité, nous disent nos collègues de Milan, qui tous lui prodiguent les témoignages du plus affectueux respect. Ses diverses maisons de refuge contiennent plus de 2000 déshérités de la vie: vieillards, infirmes, aveugles, orphelins.
La Binda est sise à mi-chemin de San Martino et la Cappelletta, en face de Camnago, dont la séparé le jon vallon ou nous venons de faire notre agréable école buissonnière. De vastes bâtiments blancs, aux longues rangées de fenêtres, occupent la crête d’un coteau verdoyant. Autour sont des jardins ombrages par d’énormes magnolias. Une sorte de campanile, une tourelle plutôt, se dresse sur la toiture et sert de piédestal à une haute statue du Christ, dont la main levée bénit le monde et dont la bouche ouverte semble prononcer ces belles paroles: «Aimez-vous les uns les autres».
N’est-ce pas de cette divine maxime que découlent nos formules modernes de Fraternité ou Charité, de Solidarité, ou simplement d’Humanité, toutes exprimant la sympathie réciproque qui devrait pénétrer nos cœurs?
A peine le seuil franchi, l’abbé Guanella, suivi de quelques personnes, vient a nous, les deux mains tendues. Son visage ridé, qu’éclairent deux yeux pétillants d’intelligence, reflète, dans un bienveillant sourire, la bonté d’âme de ce noble ami des pauvres et des malheureux.
Le digne émule de Saint Vincent de Paul a conçu un grand projet: il veut placer aux pieds du Christ qui domine la Binda un phare électrique, dont les feux guideront le voyageur perdu dans la nuit, en rayonnant sur le tombeau de Volta et sur la ville de Côme. Idée géniale dont nous, artisans de la Pile, avons le devoir de faciliter la réalisation dans la mesure de nos forces: modeste obole et propagande auprès de tous les admirateurs de l’Ancêtre.
La maison est en fête. Sur l’avenue qui précède la porte d’entrée, trois arcs de triomphe avec inscriptions. Dans la cour et la longue salle à manger, ce ne sont que festons et astragales de verdure parsemée de fleurs; des bannières et des drapeaux multicolores flottent partout. Autour d’un harmonium, en plein air, sont groupées en cercle des fillettes; quelques-unes aux yeux vitreux, ou clos, sont aveugles, comme le maestro qui les dirige en les accompagnant de son instrument. C’est l’Hymne des télégraphistes que chante ce chœur enfantin pour nous souhaiter la bienvenue.
Le banquet a lieu dans une immense salle de l’établissement, dont la simplicité a été rehaussée de guirlandes de feuillage et de chromolithographies représentant Volta, dans la chambre que nous venons de visiter, observant les phénomènes de sa pile a colonne. Trois longues rangées de tables étroites, avec une chaise de paille devant chaque couvert. Le service est fait par des pensionnaires de la Binda, jeunes garçons, ou hommes les moins invalides. Au centre de la table de droite, le vénérable chanoine Don Tommaso Verga, dont la soutane est ornée d’un liseré violet, préside, comme représentant de l’évêque de Come. A ses côtés, l’abbé Guanella, l’avocat Zanino Volta, représentant la famille de l’Ancêtre, le major Colletti et le capitaine Lega, du génie; une dame âgée très distinguée, et sa fille, très jolie; divers personnages, dont M. Spreafico, président du Comité d’organisation; les deux vice-présidents de la délégation française, MM. Trouhet et Montpellier; un docteur esbenes lettres, voisin au M. Rozet et du narrateur et ensuite les autres chefs de délégation.
Le menu ne comporte que des mets italiens et des vins du pays: vitello tonné (veau à la sauce de thon, Risotto alla Certosina (riz accommodé à une sauce verte), etc. Une grande animation joyeuse règne pendant tout ce frugal repas, surtout du côté de nos gentilles signorine.
Au dessert, la série des toasts commence. Un superbe capucin, jeune encore, figure énergique à longue barbe, yeux noirs très vifs, traverse la salle et s’installe dans une chaire très simple, adossée au mur de gauche, en face du président du banquet.
«Signori!» – clame-t-il, et dans cette belle langue italienne si sonore, avec de vibrants accents qu’accompagnent de grands gestes oratoires, il salue, lui, né dans le pays de Volta, au nom du Comité Pro-Faro les illustres représentants du plus puissant travail dynamique de la nature.
Cette attitude martiale, ces phrases éloquentes débitées avec feu, cette robe de bure elle-même, nous captivent vivement. Il est bien “dans le train”, ce moine, comme le sont, paraît-il, tous les jeunes prêtres et religieux italiens, depuis que Léon XIII a aiguillé franchement l’Eglise vers la science et le progrès.
Padre Giovanni nous donne l’impression de ces hardis compagnons de Pierre l’Ermite, prêchant la première Croisade au cri de: “Dieu le veut!” Il nous parle de fraternité des peuples, d’union des cœurs et des pensées; de sa patrie italienne, qui est orgueilleuse de la gloire qui auréole ses enfants; de l’ombre d’Alessandro Volta qui dans son immortalité triomphante, nous sourit et nous remercie. Il termine par un “brindisi” à notre santé et un autre au progrès resplendissant de l’électricité.
L’orateur, ai-je besoin de le dire? a vraiment électrisé tous les convives, qui applaudissent à tout rompre chacune de ses phrases, et lui font une belle ovation quand il descend de la chaire.
M. Ferdinand Geronimi lui succède et prononce, en italien, une chaude allocution; il parle des mérites et des vertus du grand homme de bien qu’est l’abbé Guanella, de son noble projet du phare; il le remercie de l’accueil inoubliable que les Congressistes de toutes les nations ont trouvé à la Binda, et termine en portant des “brindisi” à la famille de Volta, à Luigi Guanella, à Come, etc.
L’assistance applaudit, à chaque toast, en criant: «Viva Volta! Viva Guanella! Viva Como!...».
Don Guanella parla ensuite, d’une voix tout émue; il est confus de tant d’honneur et rend de cordiales grâces à ceux qui sont venus dans son asile de la Providence. En quelques mots chaleureux, il explique que le phare électrique qu’il veut ériger devra porter ses rayons puissants sur le tombeau de Volta, sur toute la vallée et le lac.
L’enthousiasme est indescriptible; c’est moins le discours de l’abbé Guanella, que la sympathie qu’il inspire, qui le provoque. On entoure le digne prêtre, en l’acclamant, et, tout à coup, des bras robustes le soulèvent de terre et le portent en triomphe autour de la salle en délire!
D’autres orateurs, dont la signorina Delbó, escaladent successivement la chaire. Naturellement, les nombreux “brindisi” portés se répètent souvent. M. Montpellier se fait l’interprète des Congressistes étrangers pour exprimer leur gratitude. M. Grignon propose que les dames, nos gentilles collègues, fassent une quête au profit de l’Asile de la Providence. On applaudit et, dans des assiettes à dessert, une belle collecte de lires est vite réunie. M. Trouhet remet en outre, au nom de la délégation française, une offrande supplémentaire.
Mais il est deux heures, et la séance du Congrès devait commencer à 1 h. ½! Nous prenons rapidement congé dé l’abbé Guanella et de nos éminents hôtes; on nous remet à chacun un rouleau contenant une belle chromolithographie, semblable à celles qui ornent les murs de la salle, et un numéro du journal «Pro Faro» le tout édité par la «Maison des Pauvres», de Milan, et nous descendons, en courant, la route de Come. Quelques minutes plus tard nous arrivions au Broletto”

La Divina Provvidenza – Giugno 1900

Don Guanella Promotore Vocazionale

Una delle cure maggiori di Don Guanella fu sempre la ricerca di vocazioni, di religiosi disposti a proseguire e ampliare la sua impresa sobbarcandosi del problema delle quattro " effe ", come lui diceva. Infatti, nelle prime Case della Provvidenza regnavano sovrani quattro ospiti non molto graditi il cui nome cominciava per "effe": Fame, Freddo, Fumo e Fastidi. Anche se non furono sempre ospiti fissi, furono comunque nemici con i quali si dovette combattere quotidianamente.
La Lombardia e altre terre furono sempre generose di vocazioni per l'Opera di Don Guanella, il quale aveva un modo assai semplice ed efficace per invitare chi si sentisse portato a seguirlo... Spesso usciva con sei, otto dei suoi ricoverati che chiamava " buoni figli ": erano quelli che accoglieva con particolare amore, dato che non avevano intelligenza sufficiente per vivere con gli altri. Avevano in genere nomignoli significativi, come se fosse stata una squadra sui generis di bravi: Pelapatàt, Leccapiàtt, Pallanin, Pestalàc...
Era una scena divenuta familiare in quel di Como e altrove vedere Don Guanella che portava a spasso i suoi " bravi "; ormai vedendoli, si diceva:
- Ecco Don Guanella che porta a spasso i suoi poveri figlioli!
Così, ad esempio, andavano fino a Lurate Caccivio e al gruppetto si univano spesso le persone che incontravano per strada, in modo tale che intorno a Don Guanella e ai suoi figli si formava una piccola processione.
Arrivati presso la chiesa, salutavano il parroco e poi andavano tutti a dire una preghiera, dopo la quale Don Guanella faceva un breve discorsetto:
- Miei buoni amici di Lurate Caccivio, ho portato qui tra voi i miei buoni figli che possiedono una ricchezza che molti intelligenti non hanno, perché hanno l'innocenza, la Grazia di Dio. Siamo venuti da voi per prendere un po' d'aria, perché questi buoni figli hanno bisogno di svagarsi, di vedere questo mondo. Ma hanno soprattutto bisogno di sentirsi amati e se lo meritano; se lo meritano, credete a me, non tanto perché sono simpatici, e lo sono davvero, ma perché sono buoni e innocenti, anche se sventurati perché non sanno provvedere a se stessi. E quando si sentono amati, diventano anche più buoni e pregano alla loro maniera il buon Dio.
Non ci sarà dunque in mezzo a voi qualche anima che si sente d'abbracciare la vita religiosa per poter assistere e amare queste creature del Signore?
Poi ricomponeva il suo gruppo di " innocenti ", accompagnati da una piccola e curiosa folla di ragazzi del paese e si incamminava tra il verde dei prati per ridiscendere verso la riva del lago di Como soddisfatto d’aver lasciato il seme dell'inquietudine col pensiero che non si può essere felici da soli.

51a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: Don Guanella e la comunicazione

Sarebbe superfluo ricordare che la nostra comunicazione è oggi segnata dall’influenza pressante dei social network.
La facilità di utilizzo quasi intuitivo dei mezzi di comunicazione attuale mai sperimentati in passato, da l’illusione a tanti fruitori di essere attori sul pianeta digitale solo per il fatto di avere un mezzo e di lanciarsi alla produzione dei messaggi a caso.
Illusione, perché più del 95% degli utenti dei nuovi media sono semplici consumatori dei “prodotti culturali” facendo così la delizia dei proprietari oltre al fatto di sprecare il proprio tempo – una di quelle risorse rare. E’ interessante quello che dice Massimo Baldini per quanto riguarda le frontiere del linguaggio: non possiamo utilizzare parole a volontà e dire che stiamo parlando una lingua. Dire “questo non anche ma” non è impegnarsi in quello che definiamo parlare. Ognuna di queste quattro parole è perfettamente giusta ma non si combinano in questo modo. Di conseguenza, legarle così diventa un rumore senza senso.
Oggi, con le disponibilità tecnologiche, assistiamo spesso all’assurdo. Fare una foto e postarla, non significa impegnarsi a una comunicazione responsabile, capace di educare l’immaginario dell’uomo del nostro tempo.
Questo significa che dobbiamo ignorare i nuovi media? La risposta è No. Infatti, Papa Francesco parla dei media come dono di Dio. Tuttavia, è importante sottolineare la natura strumentale dei media senza alcun valore in sè. Per il Santo Padre. “non è la tecnologia che decide se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usarla in modo corretto.” La scommessa è quella di diventare attori e produttori sul pianeta digitale. In altre parole, diventare fruitori maturi che traggono vantaggio dai doni che Dio mette a nostra disposizione. Attori che comunicano fede, speranza e carità. Infatti, in questa 51ma giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Papa invita tutti a “comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo.”
Abbiamo modelli da seguire per una tale impresa?Basta fare un clic su don Guanella! L’interesse per i media è all’interno del DNA guanelliano. Il Santo Fondatore ha avuto un’attenzione particolare ai media del suo tempo diventando un vero attore. In effetti, una tra le sue prime attività a Como, fondando la casa Divina Provvidenza, figura la stampa, e qualche anno più tardi fonderà un mensile per informare e promuovere l’attenzione verso i bisognosi, vale a dire, promuovere la carità. L’attenzione ai media ha accompagnato la vita di Don Guanella. Già in seminario, si è interessato al mondo della stampa. Durante i suoi primi anni da prete, vediamo il suo interesse per il mondo editoriale al servizio della verità svegliando il suo gregge di campagna contro le false dottrine, sostenendo l’esperienza del mondo contadino e alimentando la fiamma del bene. Più tardi utilizzerà abbondantemente degli opuscoli al servizio della fede, ecc. Il Santo Fondatore era convinto della relazione tra i media e costruzione dell’immaginario collettivo, e sentiva l’esigenza di impegnarsi nel rafforzamento dell’immaginario cristiano e cattolico. Aveva con determinazione scelto il suo campo tra essere attore o telespettatore, attivo o passivo, produttore o consumatore dei prodotti mediatici. E tu da che parte sei?

Padre François Luvunu Lowu

Don Guanella e le lingue straniere

 

DON GUANELLA E LE LINGUE STRANIERE

Durante gli studi nel Collegio Gallio don Guanella studiò il tedesco (allora obbligatorio poiché la Lombardia era sotto il dominio dell’impero asburgico) e dall’anno scolastico 1855-1856 (II classe di grammatica) fino al 1857-1858 (IV grammatica) la sua valutazione è sempre di Eminente, con l’ultimo giudizio espresso in questi termini: «Conosce assai bene la grammatica, è corretto pronto e felice nelle traduzioni».
Si dedicò poi allo studio del francese, probabilmente nel periodo salesiano 1875- 1878, tanto che nel 1880 tradusse un breve opuscolo di meditazione. Ma poi, preso da altri interessi e occupazioni, fu costretto ad abbandonare gli studi linguistici, che più di altri richiedevano una applicazione regolare. Lo riconoscerà con dispiacere, ma anche con realismo ed ironia, ripensando al periodo della sua formazione quando nel 1913-1914 dettava l’autobiografia: «[...] ma poi mancando l’esercizio fu tempo perduto, come nello studio del tedesco ed anche del francese. Se cresciuti adulti si ripassassero le materie studiate se ne avrebbe profitto e soddisfazione non poca. Ma quis est hic et laudabimus eum? [Chi è costui? Lo proclameremo beato (Sir 31,9)]».
Da persona intelligente e istruita, comprendeva l’importanza di conoscere una lingua straniera e già nel 1907 indicava ai novizi dei Servi della Carità di applicarsi a questo studio. Inoltre mandava volentieri i chierici nel seminario di Coira, dove si preparavano al sacerdozio anche con lo studio del tedesco, necessario per l’apostolato nelle valli svizzere riformate.
Durante il viaggio negli Stati Uniti, osservando le condizioni degli italiani e delle altre popolazioni emigrate, riconobbe nell’ignoranza dell’inglese uno tra i principali motivi delle loro difficili condizioni e giunse ad una chiarissima conclusione: «Chi non sa la lingua del paese sarà sempre poco apprezzato». Chiese alle sorelle Leonori di insegnare un po’ di inglese alle suore destinate agli Stati Uniti; a queste prime missionarie dedicò un utile vademecum nel quale un intero capitolo è dedicato alla necessità di apprendere la lingua: «Chi ripudia lo studio della lingua [...] si prepari a non poche umiliazioni e ad essere e dirsi persona a metà. Vero è che le suore italiane si introducono per avere cura speciale degli italiani; ma non datevi a conoscere che voi volete limitarvi alla cura e quindi alla lingua degli italiani, perché questo vi farebbe meno accette alle autorità civili ed anche alle autorità ecclesiastiche e non potreste aspirare ad essere credute religiose internazionali e tanto meno suore cosmopolite, se non vi dedicate allo studio ed alla pratica della lingua inglese».
Don Guanella pensava in grande per le sue congregazioni e desiderava che si sviluppassero su prospettive «internazionali» e «cosmopolite», incarnate da persone capaci di superare i confini della propria originaria appartenenza culturale e linguistica per divenire cittadini del mondo, capaci di rapportarsi a tutti i popoli innanzitutto con il linguaggio universale della carità evangelica.

La voce di San Luigi Guanella: Tempo di Misericordia

Dalla Prefazione...

L’indizione del Giubileo “Misericordiosi come il Padre” di Papa Francesco ha suscitato nella Chiesa un rinverdire di iniziative di opere di misericordia corporali ma anche di opere di misericordia spirituali come può essere considerata anche quest pubblicazione, “Tempo di misericordia. La voce di San Luigi Guanella”, che mira ad istruire nella conoscenza della misericordia, presentando il pensiero di un santo, e sollecita a fare opere di carità corporali.
L’autrice, infatti, afferma che dire opere di misericordia corporale e spirituale e dire San Luigi Guanella è di fatto la stessa cosa: “La vita di Don Guanella è un libro di misericordia. Fatti di misericordia le sue opere. Pedagogia di misericordia il suo metodo educativo. un abbondanza di misericordia il suo cuore”.
Don Guanella è stato ed è ancora un esempio di amore per il Signore e per i poveri, interpella la coscienza del cristiano di oggi ricordando l’obbligo i soccorrere i miseri: non basta commuoversi. E’ necessario che lo sdegno per le ingiustizie e la commozione per i colpiti si traducano in opere concrete. La misericordia che diviene opere concrete ha una forza straordinaria per risvegliare le coscienze da quel torpore che spesso le possiede e, soprattutto, da quella indifferenza che rende le nostre società aride, fredde ed anche cattive.

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita