Sant’Alberto Hurtado Cruchaga (1901-1952)

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Il gesuita cileno sant’Alberto Hurtado ha aperto all’Opera Don Guanella le porte del Cile.
Storie sorprendenti e forse un po’ dimenticate

di Riccardo Bernabei

La storia della presenza guanelliana in Cile comincia dall’invito di padre Alberto Hurtado, secondo cileno a essere proclamato santo, nel 2005, eccezionale tramite della Provvidenza per l’Opera Don Guanella. È difficile descrivere in poche parole la vita e l’opera di questo apostolo appassionato, che nei pochi anni della sua missione lasciò un segno indelebile nella storia della Chiesa cilena e di tutto il Paese.

Alberto Hurtado Cruchaga nacque a Viña del Mar nel 1901. Avrebbe voluto entrare nella Compagnia di Gesù una volta terminata la scuola, ma le difficoltà familiari, seguite alla tragica scomparsa del padre, lo costrinsero a lavorare, pur senza rinunciare agli studi. Dopo essersi laureato in legge, nel 1924 finalmente entrò nel noviziato, lasciando la terra natale per seguire il lungo iter di formazione gesuitica.

Fu ordinato sacerdote nel 1933 a Lovanio, in Belgio. Tornato in patria nel 1936, iniziò un’instancabile opera di apostolato e di impegno sociale su più fronti. Fu insegnante di religione nel collegio dei gesuiti e professore di pedagogia all’università; assistente della sezione giovanile dell’Azione Cattolica nazionale; direttore spirituale e predicatore di Esercizi; fondatore del sindacato ispirato ai principi della dottrina sociale della Chiesa. Padre Hurtado fu anche uno scrittore prolifico, autore di diversi saggi sull’educazione e sull’ordine sociale cristiano, e diede vita alla rivista «Mensaje». La sua opera più famosa aveva un titolo provocatorio: ¿Es Chile un país católico? Si domandava con inquietudine se, al di là delle tradizioni, il cristianesimo informava veramente la vita del Cile?

Il 19 ottobre 1944, padre Hurtado stava predicando un ritiro. La notte precedente, fredda e piovosa, aveva incrociato un povero senzatetto. Quell’incontro lo colpì particolarmente, ispirandogli parole profetiche: «Cristo vaga por nuestras calles en la persona de tantos pobres dolientes [...] ¡Cristo no tiene hogar! ¿No queremos dárselo nosotros?» (Cristo si aggira per le nostre strade nella persona di tanti poveri sofferenti! Cristo non ha una casa! Non vogliamo dargliela noi?). Non un semplice sentimento di compassione, non solo un desiderio di giustizia sociale, ma il desiderio di vivere il Vangelo con radicalità: «L’avete fatto a me» (Mt 25, 40).

Quelle parole si tradussero presto in una nuova opera di carità, chiamata “Hogar de Cristo”, sorta con la collaborazione di tanti laici. Qui padre Hurtado raccoglieva uomini e donne dalla strada, dando loro un tetto, ma non solo. In spagnolo la parola “casa” si riferisce all’edificio, mentre la parola “hogar” indica la casa come famiglia, luogo di appartenenza, centro degli affetti. Questa era l’intenzione di Hurtado, dare agli abbandonati il calore di un focolare.

Qualche anno dopo, nell’ottobre del 1947, a Roma avvenne l’incontro con l’Opera Don Guanella. L’Hogar de Cristo aveva aperto diverse sedi e occorreva trovare una congregazione che si prendesse cura della casa per bambini a Estación Colina, sobborgo di Santiago, cui era annessa una scuola agricola. Padre Hurtado chiese suggerimenti e la risposta fu unanime: rivolgersi ai Servi della Carità. Dopo un primo incontro, avvenuto nella Città eterna, con il superiore generale don Luigi Alippi, furono avviate le trattative.

L’anno dopo, precisamente il 2 luglio 1948, vi arrivarono i primi due Guanelliani, dando avvio alla loro presenza in Cile. Una storia che continuerà anche dopo la chiusura di questa prima opera e che porterà i Servi della Carità dalle strade delle grandi città cilene, fino agli estremi lembi della Patagonia.

Nel 1952 padre Hurtado si ammalò di un cancro al pancreas, continuando a ripetere quel «Contento, Señor, contento!», con cui esprimeva tutta la sua gratitudine a Dio. Spirò il 18 agosto dello stesso anno, ricevendo, il giorno del funerale l’abbraccio dei suoi poveri e di tutto il Paese, che aveva seguito con apprensione gli ultimi momenti di quel religioso, diventato un punto di riferimento per il Cile intero.