Don Guanella scrisse nel 1884 un opuscolo per guidare i cristiani alla devozione verso
il Sacro Cuore. Vi trasfuse le sue intuizioni spirituali e la sua pietà
di don Bruno Capparoni
Ai tempi di don Guanella, il desiderio di preghiera dei cristiani si alimentava spesso con pratiche devozionali, ma i risultati di fede e di pietà erano genuini. Durante il mese di giugno, “mese del Sacro Cuore” per antonomasia, era consuetudine in ciascun giorno fare pratiche di pietà dedicate e a tal fine si pubblicavano libri che accompagnassero i fedeli. Anche don Guanella ne stese uno, dal titolo Nel mese del fervore, che diede alle stampe nel 1884, mentre si trovava parroco a Pianello del Lario (Como).
Omelia nella festa di san Luigi Guanella, Como, 24 ottobre 2025
di monsignor Ivan Salvadori
La festa liturgica di san Luigi Guanella ci ripropone ogni anno il grande affresco evangelico del Giudizio universale (Mt 25, 31-40), che ritrae il Signore nel gesto di separare i buoni dai cattivi. In questa pagina evangelica il Figlio del l’Uomo non è più il bambino nato nella povertà e neppure il condannato che soffre e muore sulla croce. Naturalmente, egli continua ad essere il Figlio dell’uomo, che si è fatto simile a noi, ma è anche – nello stesso tempo – il Re della gloria e il Giudice delle nazioni.
Dopo dieci anni di vita sacerdotale, un religioso africano racconta la sua esperienza nel ministero e nella formazione dei giovani. Nel seminario a Ibadan, in Nigeria, affronta le difficoltà, guidato dalle linee stabilite dalla Chiesa, ma anche dall’ideale guanelliano
di don Anthony N. Azubuike
Quest’anno sono giunto al decimo anniversario della mia Ordinazione sacerdotale e ho ricordato questo anniversario insieme ai sacerdoti guanelliani, con cui ho percorso le tappe della formazione nella Vice Provincia africana “Nostra Signora della Speranza”. È una ricorrenza che invita a celebrare l’amore e la fedeltà che il Signore ha avuto nei confronti miei e dei mei compagni. Se dovessi riassumere il cammino di questi anni, non esiterei a dire che sono stati anni in cui il Signore è stato fedele alle sue promesse.
Oltre ai sentimenti di gratitudine a Dio e ai confratelli che ci hanno aiutato a crescere, questa occasione di ringraziamento è anche un’occasione propizia per riscoprire le convinzioni che ci hanno sostenuto nel cammino. Siccome poi siamo anche nell’Anno santo, questa coincidenza ci dà un motivo ancor più valido di essere fratelli e padri di quanti la divina Provvidenza ha messo sul nostro cammino. In questi dieci anni abbiamo imparato a esercitare il nostro ministero essendo “forti e miti”. Abbiamo bisogno di essere “forti”, non perché ci sentiamo ricchi delle nostre qualità umane (che pur sono importanti nel nostro ministero), ma piuttosto “forti” interiormente e spiritualmente, mediante la grazia divina che opera in noi e attraverso di noi.
Dopo questi anni di esperienza, di crescita e di impegno, ho scoperto con maggiore profondità che il sacerdozio è un dono prezioso, ma anche una responsabilità grande. Occorre sempre prendere coscienza del dono ricevuto, senza mai trascurare le responsabilità che nascono da questo dono.
Guardando indietro a questi dieci anni, che sono passati velocemente, posso dire che l’esperienza mi ha condotto alla riscoperta della mia vocazione dentro la vocazione degli altri. Infatti i superiori mi hanno indirizzato a esercitare la missione guanelliana nell’accompagnare il cammino vocazionale dei giovani che aspirano alla vita religiosa tra i Servi della Carità. E siccome l’educare è senz’altro un atto di carità, sento di essermi realizzato nella mia vocazione.
San Luigi Guanella ha scritto ai suoi primi seguaci: «Tutto il mondo è patria vostra». A me è capitato di vivere questi dieci anni di sacerdozio percorrendo tutto il mondo guanelliano. Dopo la mia Ordinazione sacerdotale in Nigeria nel 2015, subito sono partito per la Repubblica Democratica del Congo per accompagnare i seminaristi guanelliani in quel Paese e allo stesso tempo lavorare in un Centro per i ragazzi di strada. Nel 2019 mi è stato chiesto di trasferirmi a Roma, per svolgere la funzione di vicerettore nel Seminario Monsignor Bacciarini, il seminario maggiore dell’Opera Don Guanella. Per me la permanenza a Roma ha avuto un grande valore, sia per approfondire la vita guanelliana, ma anche per esercitarmi nella pratica di formatore e per proseguire gli studi in vista di una specializzazione. Dopo aver concluso il periodo romano, ho ricevuto una nuova nomina e sono rientrato in Nigeria, dopo dieci anni di missione fuori dal mio Paese.
La Nigeria, con una popolazione di quasi 230 milioni di abitanti, in massima parte giovani, sta affrontando difficoltà e crisi sociali, educative e anche religiose. In particolare si registrano gravi persecuzioni dei cristiani, sia sacerdoti che fedeli. C’è un clima di grande insicurezza, soprattutto nel nord del Paese. Di fronte a questa dolorosa situazione, mi risuona ciò che ha detto san Luigi Guanella: «Fermarsi non si può finché ci sono i poveri a cui provvedere».
Sono stato nominato formatore nel seminario guanelliano a Ibadan, città della Nigeria sud-occidentale con un milione e mezzo di abitanti, in una zona dove il carisma e la spiritualità guanelliana parlano al cuore dell’uomo. Infatti, in un contesto come quello di Ibadan, molte persone hanno bisogno di sentirsi amate da Dio e dai fratelli.
La Casa di formazione a Ibadan ospita i seminaristi guanelliani provenienti da cinque diverse nazioni, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Togo, Kenya e Tanzania. Alcuni sono già religiosi, altri si preparano con lo studio e sono distribuiti in due cicli: quello della Filosofia, e quello della Teologia. Inoltre è una comunità formativa che gestisce un Centro che ospita sessanta ragazzi disabili. Infine, per completare il panorama dell’Opera di Ibadan, vi è anche una scuola secondaria con duecento ragazzi. Come si può vedere, si tratta di una realtà ampia e impegnativa, che richiede molto lavoro per andare avanti bene.
Ad accompagnare i giovani in formazione, vi è un’équipe di formatori, ma anche alcuni dipendenti e vi è anche anche la possibilità di praticare il volontariato. È una comunità davvero grande, che si propone come missione principale quella di aiutare i giovani guanelliani a discernere, crescere e maturare la loro risposta alla chiamata di Cristo, per diventare Servi della Carità. Poiché accompagnare significa “camminare insieme” con l’intento di educare e far crescere nei veri valori, occorre appunto che noi formatori siamo presenti e camminiamo insieme. Anch’io dunque partecipo a tutte le attività del seminario, attraverso le quali i seminaristi si formano a diventare Servi della Carità.
La formazione dei futuri religiosi e sacerdoti deve tenere conto della crescita integrale della persona, che ha bisogno di formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale. Si seguono le linee indicate dal documento di Giovanni Paolo II Pastores dabo vobis del 1992, che trovano la loro completa attuazione nella Ratio Formationis dei Servi della Carità. Abbiamo chiaro un obiettivo, quello di preparare “buoni” Servi della Carita, che abbiano buona salute fisica e mentale, che siano capaci di evangelizzare con la carità e far nascere la speranza nei cuori dei poveri, che sono i prediletti di Dio.
Esortazione apostolica Dilexi te: Francesco trasmette a papa Leone la cura dei poveri come missione della Chiesa. Che deve
ricordare la sua storia bimillenaria di carità
di don Gabriele Cantaluppi
Il 24 ottobre 2024 papa Francesco pubblicava la sua ultima enciclica Dilexit nos, sottolineando che il culto del Sacro Cuore di Gesù deve diventare il segno di un amore che non resta chiuso solo nella liturgia, ma essere motore di carità fraterna e di impegno sociale.
Omelia del Papa nella santa Messa per il Giubileo dei poveri,
Basilica di San Pietro, 16 novembre 2025
Cari fratelli e sorelle, le ultime domeniche dell’anno liturgico ci sollecitano a guardare la storia nei suoi esiti finali. Nella prima lettura, il profeta Malachia intravede nell’arrivo del “giorno del Signore” l’ingresso nel tempo nuovo. Esso viene descritto come il tempo di Dio, in cui, come un’alba che fa sorgere un sole di giustizia, le speranze dei poveri e degli umili riceveranno dal Signore una risposta ultima e definitiva e verrà sradicata, bruciata come paglia, l’opera degli empi e della loro ingiustizia, soprattutto a danno degli indifesi e dei poveri.
Esortazione appassionata ai giovani di padre Vitus Unegbu, che ha partecipato alle giornate di Roma lo scorso agosto. Di origine africana, porta nel Consiglio
generale dei guanelliani la voce del suo continente
di padre Vitus C. Unegbu, consigliere generale
Il Giubileo dei Giovani, celebrato nel mese di agosto, è stato un evento di straordinaria portata, contrassegnato dalla presenza di più di un milione di giovani, culminato con la veglia e la celebrazione eucaristica con papa Leone sulla spianata di Tor Vergata. Nelle strade di Roma i giovani sono stati pellegrini gioiosi e appassionati, mentre a Tor Vergata la loro esperienza di fede si è fatta unità e condivisione.
Un ricordo di Rosa Costantini, madre generale delle suore guanelliane, a cento anni dalla nascita e quaranta dalla morte. È stata figura fondamentale nel rinnovare la congregazione femminile nella fedeltà a don Guanella
di don Gabriele Cantaluppi
«Aveva ricevuto dal Signore doti non comuni di intelligenza, di capacità intuitiva, di ascolto, di prudenza, di tolleranza, di creatività organizzativa. A chiunque incontrava, ripeteva sempre le parole del Fondatore e delle prime suore: Abbiate fede e fiducia nella Provvidenza, lei non ci abbandonerà mai».
Così La Voce, rivista delle Figlie di santa Maria della Provvidenza, nel primo numero del 1986 tratteggiava la figura di madre Rosa Costantini, la superiora generale deceduta improvvisamente il 19 dicembre dell’anno precedente all’aeroporto di Malpensa, appena scesa dall’aereo di ritorno dall’America Latina, proprio nell’anniversario della nascita del fondatore san Luigi Guanella.
La canonizzazione di Bartolo Longo conferma il “miracolo” vivente che
è il Santuario di Pompei. Don Guanella lo incontrò e ne resto ammirato
a cura della Redazione
Giovane avvocato di Latiano, in provincia di Brindisi (vi era nato nel 1841), Bartolo Longo come tutti i giovani pensa di costruirsi un futuro, ma alcuni eventi non previsti gli sono di ostacolo. Le vie di Dio hanno sempre un po’ di mistero per noi. È stato così anche per Bartolo.