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Visitare un anziano per incontrare Gesù

Il Messaggio del Papa nella V Giornata dei nonni e degli anziani
e gli ammaestramenti di don Guanella: conferme e sintonie.
Parole ispirate che aiutano a stare vicino a chi è avanti negli anni

di Papa Leone XIV

Gli anziani, segni di speranza

[…] Nella Bibbia, Dio più volte mostra la sua provvidenza rivolgendosi a persone avanti negli anni. Così avviene, oltre che per Abramo, Sara, Zaccaria ed Elisabetta, pure per Mosè, chiamato a liberare il suo popolo quando aveva ben ottant’anni (cfr. Es 7, 7).
Con queste scelte, ci insegna che ai suoi occhi la vecchiaia è un tempo di benedizione e di grazia e che gli anziani, per lui, sono i primi testimoni di speranza. «Cos’è mai questo tempo della vecchiaia? – si domanda al riguardo sant’Agostino – Ti risponde qui Dio: “Oh, venga meno per davvero la tua forza, affinché in te resti la forza mia e tu possa dire con l’Apostolo: Quando sono debole, allora sono forte”» (Super Ps. 70, 11). Il fatto che il numero di quelli che sono avanti negli anni sia oggi in aumento diventa allora per noi un segno dei tempi che siamo chiamati a discernere, per leggere bene la storia che viviamo.

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Don Guanella con don Bosco nella Cronichetta salesiana (1875-1879)

di Sergio Giuseppe Todeschini

Iprimi salesiani, che si unirono a don Bosco dando inizio alla Società di San Francesco di Sales, ritennero doveroso raccogliere le memorie riguardanti la vita del loro Padre fondatore; così nel febbraio 1875 si riunì una “commissione storica”, guidata dal ventottenne don Giulio Barberis, e si diede avvio a questa lodevole iniziativa. Don Barberis raccolse le testimonianze e i ricordi riguardanti l’attività di don Bosco e la vita dell’oratorio torinese di Valdocco dal maggio 1875 al giugno 1879; quelle preziose informazioni riempirono quindici quaderni manoscritti intitolati Cronichetta (1875-1879), ora custoditi nell’Archivio Centrale Salesiano.

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Studiare nella storia le «grandiose opere» della carità

Nel 1899 don Guanella raccomandava ai suoi religiosi: «Si studi l’indole e la storia delle grandiose opere del Cottolengo, del Bosco e simili ed allo indirizzo di quelli ognuno conformi con sicurezza lo spirito proprio». Non poteva certo immaginare che proprio lui sarebbe stato – per dirla con Dante – il terzo «tra cotanto senno» sul podio dei campioni italiani della carità tra XIX e XX secolo. Ma coglieva nel segno quando raccomandava lo studio di quelli che considerava maestri. Da allora anche le Figlie di Santa Maria della Provvidenza e i Servi della Carità hanno compiuto «opere grandiose», lungo la strada tracciata dal Fondatore.

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A difesa del buon nome e della verità

Don Guanella prese le difese dei religiosi Concettini, accusati ingiustamente di abusi. La loro congregazione fu fondata dal beato Luigi Monti, di cui ricorre il secondo centenario della nascita

di don Gabriele Cantaluppi

A Bovisio, borgo a una ventina di chilometri da Milano, nasceva il 24 luglio 1825 il beato Luigi Monti, ottavo di undici figli; ricorre dunque quest’anno il secondo centenario dalla sua nascita. Pur essendo contemporaneo di don Guanella (il Monti morì il 1 ottobre 1900) e essendoci molti tratti comuni nel loro carisma, non risulta però che i due si siano incontrati personalmente in vita. Vogliamo però ricordare un episodio drammatico della storia dei Figli dell’Immacolata Concezione, la congregazione suscitata dal Monti,  che vide don Guanella decisamente coinvolto in loro difesa. Prima però percorriamo brevemente la vita di Luigi Monti, un santo della carità.

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Consacrati al Cuore di Cristo

Consonanze tra Magistero pontificio e spiritualità di don Guanella. Nell’enciclica Dilexit nos papa Francesco invita ad abbracciare il Cuore umano e divino di Gesù

di don Gabriele Cantaluppi

Ricorrono novant’anni da quando, il 27 giugno 1935, vigilia della solennità del Sacro Cuore, nell’episcopio di Lugano il vescovo Aurelio Bacciarini, agonizzante, compiva il suo più ardente desiderio, di consacrare l’intera diocesi del Canton Ticino al Cuore di Cristo. Scrive il suo biografo: «Gli fu amministrata l’Estrema Unzione e lo si riportò in camera sua, mentre egli continuava il suo intrattenersi con Dio. Un po’ più tardi interruppe ancora il suo raccoglimento, fece segno con la mano di volere scrivere e disse: Datemi la pergamena!

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La santa collaborazione tra papa Pio X e don Guanella

Cappella dedicata a san Pio X nella Basilica di San Giuseppe al Trionfale

di don Lorenzo Cappelletti

La testata della navata sinistra della Basilica di san Giuseppe al Trionfale è dedicata a buon diritto a san Pio X. Diciamo “a buon diritto”, perché l’aiuto dato da san Pio X all’azione di don Guanella al Trionfale fu davvero decisivo. Fu lui a incoraggiare e a sostenere la costruzione della basilica e fu lui, che portava il nome del padre putativo di Gesù (Giuseppe Sarto), a volere l’approvazione nel 1913 e a elevare a primaria nel 1914 la “Pia Unione del Transito di S. Giuseppe per gli agonizzanti”, iscrivendosi a essa come primo associato. 

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Discorso ai pellegrini

Discorso ai
pellegrini appena giunti a Roma, piazza San Pietro,
3 settembre 1925

 

Siamo a Roma, la città del Vicario di Gesù Cristo, la sede del maestro dei popoli e delle genti: O Roma felix! O Roma beata, che possiedi il Cristo in terra! Siamo a Roma, la città dei martiri! Si può dire che in questa città non v’è zolla che non sia stata imporporata dal sangue dei confessori della fede. Si direbbe che Dio ha voluto lavare col sangue dei suoi servi generosi il suolo di Roma pagana per farne la Roma novella, il centro della sua Chiesa, in cui non è macchia di corruzione né ombra di errore! Siamo a Roma, la città dei santi! Non vi è nel mondo cattolico città che vanti tanti santi quanti ne vanta questa Roma gloriosa. Qui i santi fiorirono numerosi come i fiori immacolati delle nostre alpi. È Dio che così ha disposto, per fare di questa fortunata città l’immagine vivente della celeste Gerusalemme, la patria dei santi. Siamo a Roma, la città indistruttibile come è indistruttibile Gesù Cristo. Qui Gesù Cristo regna nel suo Vicario a dispetto della persecuzione, a dispetto delle eresie, a dispetto della empietà: non v’ha nemico che lo possa vincere, non v’ha forza che lo possa abbattere. Fuggite, o forze del mondo; o forze dell’inferno congiurate assieme, fuggite! Qui vince il Leone di Giuda, che ha fatto e fa e farà di Roma la capitale delle sue divine conquiste!

O Roma immortale e santa! Noi ti rechiamo l’omaggio dei nostri cuori, l’omaggio del nostro popolo, il saluto della nostra terra lontana e cara! Irrigidisca la nostra mano destra, si attacchi al palato la nostra lingua, cessi di battere il nostro cuore prima che ci scordiamo di te! E inaridiscano le nostre sorgenti alpine e crollino le cime delle nostre montagne prima che il nostro popolo cessi di guardare a te, maestra di verità, faro di civiltà, speranza della umanità!

Siamo a Roma non solo, ma siamo nel cuore di Roma, perché il cuore di Roma è questa basilica incomparabile. Entrando noi ci siamo inginocchiati a baciare il suolo di questa basilica colla fede stessa e collo stesso amore dei pellegrini antichi. È giusto: questo luogo è straordinariamente santo. Sotto a questo suolo riposano le spoglie degli apostoli, dei martiri del Signore e dei pontefici sommi. È giusto: qui sotto è collocata dalla mano di Dio quella pietra fatidica di cui Gesù Cristo ha detto: «Super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam», «Sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa». È giusto. Prima di noi si inginocchiarono al bacio ardente gli antenati della nostra fede, i campioni dell’amore a Gesù Cristo, alla Chiesa, al Papa, da Carlo Magno ai cavalieri delle crociate, dai soldati di Lepanto agli zuavi di Castelfidardo, da san Luigi re di Francia a san Carlo Borromeo, da sant’Ignazio a santa Teresa del Bambino Gesù! È giusto e santo il bacio a questo suolo e a queste mura: è la basilica del Papa. Qui il Papa celebra i sacri riti nella maestà più sublime della liturgia cattolica, qui benedice il mondo, qui insegna come Pietro, e come Pietro conferma nella fede i suoi fratelli e pasce il suo gregge.

I discorsi tenuti 
dal vescovo Bacciarini a Roma saranno pubblicati
integralmente sul n. 4
della rivista
Pagine Guanelliane,
attualmente in preparazione

Monsignor Bacciarini e il Giubileo

Nel 1925 il vescovo di Lugano guidava i pellegrini a Roma. Cento anni dopo la sua voce ancora ci parla 

di Riccardo Bernabei

Il venerabile Aurelio Bacciarini, vescovo di Lugano dal 1917 al 1935, aveva fatto dei pellegrinaggi uno strumento fondamentale della propria azione pastorale. L’anno giubilare del 1925 fu occasione per guidare 1.800 suoi diocesani a Roma, in due pellegrinaggi svoltisi fra settembre e novembre di quell’anno.

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  1. Nel Cuore di Cristo tutto il Vangelo
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