Da Gatteo una pubblicazione per ricordare l’importante centenario dell’istituto fondato da don Luigi Ghinelli
di Fabrizio Fabrizi
Non un gioco di parole, ma una formula che esprime, nella dimensione temporale, l’antica saggezza latina: Historia magistra vitae. Il volume, uscito a maggio 2026, fin dal suo titolo Il futuro nel nostro passato (Susil Edizioni, dispon. su Amazon), ci introduce nella “continuità” dell’Opera guanelliana di Gatteo, in Romagna, dove si è celebrato il centenario della consacrazione del santuario annesso alla Casa e dedicato a Nostra Signora del Sacro Cuore e Sant’Antonio da Padova (vedi Servire, 1/2026, pag. 22-23).
È del guanelliano don Gabriele Mortin la variegata «Raccolta di voci, cronache, testimonianze e auspici», che iniziando dal 1848, anno di nascita di don Luigi Ghinelli, il fondatore dell’istituto che oggi porta il suo nome, giunge fino a noi. Si tratta di un lungo percorso di carità, provvidenziale sin dalle umili origini nel 1883, quando don Ghinelli raccolse dodici ragazzi del suo paese, sottraendoli a miseria e degrado, per dare loro la dignità dell’istruzione e del lavoro. Nel 1901 non fu casuale il suo incontro con don Guanella, che ne avrebbe continuato l’opera, sviluppata poi dai Guanelliani fino a farla diventare «una realtà di fondamentale importanza per il nostro territorio, non solo per i servizi che offre alle persone con disabilità, ma anche per il valore umano e sociale che esprime», come afferma Roberto Pari, sindaco di Gatteo.
La pubblicazione di don Mortin ripercorre quasi 150 anni da diversi punti di vista: l’erezione del santuario, la cronistoria dell’istituto, i profili dei direttori, le vivaci iniziative degli ex-allievi, i ricordi dei più anziani, i documenti d’epoca, fino alle voci di operatori e ospiti che oggi ‘danno vita’ al Ghinelli.
Ma le oltre 200 pagine risuonano di una nota di fondo che accorda tutte le vicende del corale racconto, ed è proprio la figura di don Luigi Ghinelli, la grande fede che ne ispirava la meravigliosa operosità, l’instancabile carità che lo colloca nella schiera dei ‘santi sociali’ (non tutti canonizzati...) attivi tra XIX e XX secolo. Suscitava ammirazione non solo la sua opera, ma soprattutto il suo essere sacerdote zelante e virtuoso; aveva compendiato nel motto “Gesù solo!” un metodo di vita cui restò sempre fedele. Giovanni Cazzani, vescovo di Cesana dal 1904, lo ricordava: «L’ho sempre vivo sotto gli occhi quel caro don Luigi: umile, dolce, pio, pieno di filiale devozione verso il suo vescovo e d’immenso amore alla Chiesa e al papa, col suo viso sempre sereno e sorridente sul quale era diffusa la bontà del suo cuore sensibile a tutte le miserie umane, sempre aperto a quanti ne invocavano la carità».
Don Guanella capì subito lo spirito del Ghinelli e lo diceva «un piccolo san Filippo Neri»; assumendo l’Opera di Gatteo raccomandava ai suoi: «Raccogliendo la difficile eredità dell’uomo pio, continueremo l’Opera nello stesso indirizzo. Seguendo lo spirito di quel santo uomo, faremo il maggior bene che per noi si potrà». Non esiteremmo a dire che don Guanella era convinto di aver incontrato un santo (fra di loro si riconoscono bene!), tanto ne esalta l’esemplarità e desidera sia conosciuto, come testimonia don Leonardo Mazzucchi, che da lui fu incaricato di scriverne la prima biografia, uscita nel 1912: «Ho udito dalle labbra del Servo di Dio don Luigi Guanella le lodi di don Ghinelli, lodi della pietà, dell’austerità di vita, della carità operosa, della fiducia nella Provvidenza del modesto e santo prete romagnolo. E fu di don Guanella il desiderio e l’invito di scriverne, a edificazione del popolo e di noi tutti, la vita, dopo che egli stesso ne aveva raccolto all’uopo dei preziosi appunti».
La consacrazione del santuario, annesso all’istituto, nel 1926, divenne nuova occasione per onorare la memoria di don Ghinelli anche con la pubblicazione di un’altra biografia, segno di una consolidata fama di santità. Fu scritta da un ex allievo, di cui don Ghinelli aveva coltivato la vocazione: Francesco Maestri (1893-1958), che entrò tra i Cappuccini come padre Luigi da Gatteo, in onore del santo sacerdote del suo paese che l’aveva avviato alla vita religiosa. Padre Luigi fu cultore di studi storici (scrisse anche una vita di don Guanella) ed ebbe diversi incarichi rilevanti nell’Ordine, fino a diventare padre provinciale, ma restò sempre legato all’istituto di Gatteo «a cui debbo tutto ciò che ho e che sono», come scrisse a don Cugnasca.
Questa biografia di Ghinelli ebbe una seconda edizione nel 1939, poi nel 1956, durante la permanenza a Roma come parroco al Casaletto, padre Luigi pubblicò Il buon prete di Romagna, «la prima biografia di don Luigi Ghinelli scritta con rigore critico» che resta un ampio e valido punto di riferimento.
Il volume di don Mortin rivela che, alla fine degli anni Quaranta del ‘900, fu trasmesso al vescovo di Cesena un fascicolo «composto dagli atti introduttivi, dalle relazioni circa la vita, le virtù e la fama sanctitatis del sacerdote di Gatteo, nonché da ogni altra eventuale documentazione probatoria raccolta in quella fase preliminare secondo la prassi allora vigente in materia di Cause dei santi». L’iniziativa di avviare la beatificazione fu quindi opportunamente presa, ma subentrarono difficoltà legate alla nomina del postulatore e al reperimento delle risorse economiche.
È però impossibile non riconoscere un seme di nascosta santità all’origine dell’opera di don Ghinelli, che per il suo istituto attraversò sofferenze, ostacoli e delusioni senza mai scoraggiarsi. Ecco la sua bella testimonianza, stesa nel 1904: «Tutta la mia vita voglio spenderla in avvenire per solo lodare, riverire e servire Dio benedetto. Lo farò con un vero piacere e consolazione, pensando di servire un padrone sì buono e che tanto mi ama».
Anche oggi l’attività dell’Istituto Ghinelli a Gatteo è una lode viva e un ringraziamento continuo al «buon prete di Romagna», che fu strumento umile ed efficace della Provvidenza.