A settembre si celebra la festa della Natività di Maria, a cui è dedicato il duomo di Milano. Sempre a Milano c’è il popolare santuario delle Suore della Carità di Lovere. Don Guanella contemplando Maria nascente entrava in un’estasi d’amore
di don Gabriele Cantaluppi
Anche se dai Vangeli non si può sapere l’anno di nascita della Madonna, gli storici la collocano approssimativamente nel 20 a.C., e la Chiesa celebra la festa, detta popolarmente di Maria Bambina, l’8 settembre. Le prime notizie di questa celebrazione rimandano alla liturgia orientale, secondo la quale l’anno liturgico inizia il 1° settembre e pertanto questa ne è la prima festa importante. Essa ricorda probabilmente la dedicazione di una basilica, costruita sul sito della casa dei genitori di Maria a Gerusalemme, nei pressi dell’antica piscina di Betzaeta.
In seguito anche la Chiesa di Roma prese dai greci questa festa, introdotta da Sergio I, papa di origine siriaca, nel VII secolo, ed essa si diffuse ben presto in tutto l’Occidente,. La Natività di Maria è vista come preludio alla venuta di Cristo, giorno di grande gioia perché segna l’inizio della redenzione del genere umano.
A Milano, città nella quale tale devozione è particolarmente sentita perché alla Natività di Maria è dedicato il duomo, vi è anche un piccolo santuario a essa intitolato, nella casa generalizia delle Suore di Carità, in via Santa Sofia 13, dove in un’artistica culla di bronzo è custodita un’immagine miracolosa di Maria Bambina.
Per conoscerne l’origine dobbiamo tornare all’anno 1738 e alla città umbra di Todi, dove una francescana, suor Isabella Chiara Fornari, modellava piccole statue in cera di Maria Bambina. Una di queste arrivò a Milano, donata a monsignor Alberico Simonetta, di origine milanese e vescovo di Como dal 1735. Alla sua morte, nel 1739, la statuetta passò alle suore Cappuccine di Santa Maria degli Angeli che cominciarono a divulgarne la devozione. A causa delle soppressioni degli Ordini religiosi per volere dell’imperatore d’Austria Giuseppe II e in seguito di Napoleone, il simulacro fu portato al convento delle Agostiniane, poi alle Canonichesse lateranensi, e successivamente un parroco, don Luigi Bosisio, lo consegnò all’Ospedale Ciceri di Milano affidandolo a suor Teresa Bosio, superiora delle Suore della Carità di Lovere (Bergamo), fondate nel 1832 da santa Bartolomea Capitanio e presenti in Milano dal marzo del 1842. Per questo donativo e per la devozione che esse cominciarono a diffondere, il popolo prese a chiamarle “Suore di Maria Bambina”. Dalla struttura ospedaliera la statuetta passò infine alla loro casa generalizia in via Santa Sofia.
Il 9 settembre 1884 avvenne il primo miracolo storicamente attestato: la giovane Giulia Macario, baciando il simulacro nella culla, venne guarita da una grave infermità. Dopo questo evento si decise di esporre la statuetta di Maria Bambina prima in una cappellina provvisoria, per poi costruire un vero e proprio santuario all’interno della casa generalizia. Dal 16 gennaio dell’anno successivo si notò un altro fatto straordinario: l’immagine di cera, scolorita e ingiallita, cominciò a diventare così bella da sembrare viva.
Nel 1904, l’allora superiora generale delle suore di Lovere, suor Angela Ghezzi, a seguito della grande devozione popolare, ottenne dalla Santa Sede il permesso di incoronare la statuetta: fu il cardinale Andrea Carlo Ferrari a compiere la cerimonia il 31 maggio dello stesso anno, e il gesto fu interpretato da molti, in particolare dalle religiose, come una risposta della Vergine alla preghiera che, parecchio tempo prima, la giovane fondatrice Bartolomea Capitanio aveva rivolto a Maria, invitandola ad “alzare dalla culla la tenera manina” e a benedire tutti.
Distrutto il santuario nella seconda guerra mondiale, il 5 ottobre 1951 fu posta la prima pietra di quello nuovo, che fu consacrato nei giorni 20 e 21 novembre 1953 dal beato Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano. Da ultimo, in occasione del quarto centenario della morte di san Carlo Borromeo, il 4 novembre 1984, Giovanni Paolo II venne a Milano e visitò il santuario di Maria Bambina. In quell’occasione incoraggio le suore e i fedeli presenti a coltivarne la devozione: «C’è un capitolo nella spiritualità mariana che sembra specialmente aperto alla vostra contemplazione: Maria Bambina. Un mistero poco conosciuto. Io penso che voi avete un compito grande: di approfondire questo mistero».
Don Guanella viveva la devozione a Maria Bambina con sentimenti di intensa tenerezza e fiducia. Piene di ispirata emozione sono le parole con cui inizia l'omelia nella Natività di Maria, pubblicata nella raccolta O Padre! O Madre! del 1884: «Or siamo salvi. L’aurora è spuntata. È nata in questo dì colei che ha schiacciato il capo all’infernale serpente. È venuta colei per la quale il mondo ancor sarà salvo. Vieni, o benedetta! Vieni, salvatrice! Ell’è bambina di un dì, ma è perfetta nelle facoltà di intendere e di volere. Ella conosce i nostri bisogni. Vuole provvedervi con bontà piissima».
Nelle sue memorie autobiografiche Le vie della Provvidenza ricordava con compiacimento di avere benedetto una chiesetta a Montespluga (Sondrio) proprio il giorno della Natività di Maria del 1897. In un altro opuscolo Vieni meco, scritto come accompagnamento spirituale alle sue suore, inviate negli Stati Uniti d’America, affermava che «Maria fu bambina, ma non ebbe le imperfezioni di una infante».
Da ultimo don Leonardo Mazzucchi, nell’opuscolo in cui ha raccolto la cronologia della vita di don Guanella I passi di lui, ricorda che l’8 settembre 1915, nella Casa femminile Pio X a Roma, poche settimane prima della morte, «pregando davanti a un simulacro di Maria Bambina, regalatovi dalle sorelle di san Pio X, nel di della di lei natività lo [don Guanella] si vide in estasi». Quell’effigie di Maria Bambina è ancor oggi conservata con cura e devozione nella Casa femminile guanelliana presso la Basilica di San Pancrazio a Roma.