Fonte battesimale della chiesa parrocchiale di Sanguinetto  (Verona); la lapide ricorda  il battesimo di fratel Giovanni Vaccari il 10 giugno 1913

Testimonianza di Lauretta Elena Vaccari, nipote del servo di Dio Giovanni Vaccari, circa la guarigione ottenuta per intercessione dello zio. Efficacia della preghiera rivolta a fratel Giovanni

Inizio questa mia semplice testimonianza chiedendo aiuto allo zio Giovanni, perché so perfettamente quanta fatica mi costi scrivere di un’esperienza tanto dolorosa per me quanto inaspettata. Tutto è partito da una malattia autoimmune (sindrome di Sjögren), che si manifestò nella mia vita circa una ventina d’anni fa. Una volta diagnosticata e controllata con esami annuali, il tutto proseguiva senza gravi problemi: piccoli disturbi altalenanti, dovuti alla secchezza degli occhi e alle mucose.

Ma ad aprile del 2023 la malattia precipitò e non capivo cosa mi stesse succedendo, vedendo le mie gambe gonfiarsi a dismisura. Subito fu interpellata una reumatologa, che mi fece fare alcuni esami con urgenza; poi iniziò il mio calvario. La situazione peggiorava rapidamente e una sera la dottoressa, che nel frattempo mi aveva ricoverata all’ospedale di Peschiera, venne accanto al mio letto dicendomi che per trattare meglio il mio caso si rendeva urgente il trasferimento all’ospedale universitario di Borgo Roma a Verona.

Si sa quanto sia difficile trovare un posto letto in un ospedale da un giorno all’altro. Guarda caso, il giorno dopo si liberò un posto in medicina, proprio come attendevo, e io partii fiduciosa di andare in un ospedale dove sarebbero stati in grado di capire ciò che mi stava succedendo.

Nell’ospedale di Borgo Roma, dopo una lunga serie di analisi senza esiti, mi hanno sottoposto a un esame avanzato di medicina nucleare, che ha evidenziato la presenza di un linfoma ormai diffuso. Se non mi avessero fatto questo esame, siccome ero asintomatica, cosa sarebbe successo più avanti? Mio marito e i miei figli furono subito interpellati e messi al corrente della mia gravità. Ero circondata da un’equipe di medici e di specializzandi, ricchi di competenza e umanità, così attenti, sempre pronti a tranquillizzarmi, con i quali si è creato un rapporto umano intenso.

Ma un giorno venne un ortopedico a vedere com’erano ridotte le mie gambe e senza troppa sensibilità mi disse che l’unica cosa da fare sarebbe stata quella di amputare il piede sinistro. Rimasi talmente sconvolta da scoppiare in un pianto dirotto.

Subito dopo ho vissuto momenti nei quali ho cominciato a capire che le cose non accadevano per caso, ma una “mano” più grande guidava. Verso la mezzanotte venne un medico che non avevo mai visto; sedette sul letto e cominciò a rassicurarmi dicendo che l’ortopedico era stato troppo drastico e che non sarebbe andata come lui aveva detto. Io l’ho chiamato «mio angelo».

Sapevo che i miei famigliari e tante, tante persone, pregavano lo zio Giovanni e la Madonna perché intercedessero per me. Intanto i giorni passavano e trascorse un
mese e mezzo prima di stabilire la terapia idonea per il mio caso. I medici avevano deciso di sottopormi a un ciclo di infusioni chemioterapiche, quando arrivò un virus che mi causò una gravissima polmonite. Quindi dovettero sospendere l’inizio delle infusioni per debellare il nuovo virus. Ero ridotta a un lumicino e non riuscivo più a mangiare.

Mio marito e le mie sorelle si alternavano a portarmi il cibo da casa; sentivo la loro vicinanza continua e questo mi dava forza. Nelle lunghe notti in cui dormivo pochissimo, piangevo, riflettevo e pregavo lo zio Giovanni che mi aiutasse ad affrontare ciò che mi stava accadendo, dal momento che lui diceva sempre: «Quando sarò vicino a Maria e Gesù, farò di più.... molto di più», e allora una grande pace mi invadeva e mi tranquillizzava. Quanto ho invocato lo zio e quanto lo Spirito Santo! Pur sapendo perfettamente che non sarò mai più come prima, sarò per sempre grata per l’aiuto ricevuto. Secondo il giudizio dei medici curanti, non avrei potuto salvarmi e ora non sarei più di questo mondo!

Il 31 agosto 2023, dopo tre indimenticabili mesi, sono stata dimessa. Non mi reggevo in piedi, ma vedevo finalmente il sole e potevo ritornare a respirare l’aria aperta, in libertà; mi sembrava un sogno, non mi sembrava vero. Adesso, dopo due anni di cure e medicazioni, ho abbandonato la carrozzina e sono di nuovo in piedi. È pur vero che ho perso tutte le dita del piede sinistro e una falange del medio della mano sinistra, ma oggi mi ritrovo in grado di camminare con le mie gambe, a dispetto della diagnosi dei medici, che propendeva per un esito negativo della mia sorte, come mi riferirono poi “a guerra finita”.

Nei corridoi dell’ospedale di Borgo Roma a Verona, di tanto in tanto, mi capita di incrociare qualcuno dei medici dello staff curante, proprio quelli dei terribili tre mesi, e dopo tanto tempo è bello vedere il loro stupore nel trovarmi, tutto sommato, in buona salute. Io ci sono ancora, nonostante tutto, e questo per me è un miracolo. La mia storia mi appare come un “cammino accompagnato” da incontri, segni, persone e circostanze che mi hanno sostenuta nei momenti più duri. Sono impronte della Provvidenza, nella quale tanto credeva lo zio
Giovanni.

Io continuerò a ringraziare lo zio Giovanni, la Madonna e lo Spirito Santo per la grazia ricevuta, per quello che ho passato e per come ne sono uscita. Questa è la testimonianza di una persona che è stata molto provata nel fisico e nello spirito, e che ha trovato il conforto richiesto. Dio sia sempre lodato!

Sanguinetto, lì 21 giugno 2026