In Argentina i primi Servi della Carità giunsero nel 1925 e iniziarono una storia che perdura e porta frutti.
Da allora i Guanelliani, operano seguendo il carisma di don Guanella e ne sono testimoni
di don Gustavo De Bonis, consigliere generale
«Cent’anni di carità! Cent’anni di mani che non si stancano mai di donare!». Così il ritornello dell’inno per il centenario dei Servi della Carità in Argentina, prima nazione nel continente latinoamericano a ricevere il carisma di san Luigi Guanella.
Una Casa guanelliana porta la carità del Fondatore in terre remote. Speranze future
dei Servi della Carità in quel lontano Paese
di padre Soosai Rathinam, vicario generale
Lo scorso autunno, precisamente dal 22 ottobre al 12 novembre, ho visitato le Opere guanelliane in Estremo Oriente. Desidero offrire ai lettori di Servire qualche notizia sulla presenza dei Guanelliani in Vietnam, perché vi ho trovato una realtà ammirevole nel presente e piena di speranza per il futuro.
Il Messaggio del Papa nella V Giornata dei nonni e degli anziani
e gli ammaestramenti di don Guanella: conferme e sintonie.
Parole ispirate che aiutano a stare vicino a chi è avanti negli anni
di padre Soosai Rathinam, vicario generale
«Tutto il mondo è patria vostra». Queste parole del nostro Fondatore hanno ispirato ma anche hanno sempre sfidato la Famiglia Guanelliana ad abbracciare una nuova solidarietà e una maggiore disponibilità missionaria. Esse ci chiamano a una profonda conversione di mente, di cuore e di azione, per il rinnovamento della nostra vita di consacrati. Viviamo infatti in un mondo ferito: ferito dal peccato, dalla violenza, dall’ingiustizia e dalla paura. Ci sono ferite causate dall’emigrazione e di conseguenza dall’abbandono, e queste si riscontrano soprattutto tra i migranti e i rifugiati. Ma altrettanto devastanti sono le ferite della povertà, della violenza, della guerra e della divisione, che escludono interi popoli da una giusta attesa di benessere.
Sabato 1 marzo 2025 l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato, ha dedicato il nuovo altare nella chiesa di santa Maria di Gerusalemme, al centro dell’opera femminile guanelliana di Cosenza, conosciuta come Convento delle Cappuccinelle.
Martedì 28 gennaio 2025, nell’Istituto San Pietro Canisio di Riva San Vitale c’è stata l’inaugurazione della Comunità Arco, il nuovo centro socioterapeutico residenziale, unico di questo tipo nella Svizzera italiana e dedicato ad adolescenti (fra i 15 e i 18 anni) che affrontano fragilità psicologiche. La struttura potrà accogliere nove ragazze e ragazzi in internato e uno in esternato diurno.
Il quadro, venerato nella chiesetta di Valle Aurelia a Roma, testimonia l’azione pastorale dei Guanelliani in quella borgata romana
di don Gabriele Cantaluppi
Poco distante dal Vaticano, Valle Aurelia è un’area urbana del XIII Municipio di Roma Capitale e da sempre chiamata anche “Valle dell’Inferno”. Inizialmente il termine indicava l’ubicazione: vallis inferior, cioè in basso, inferiore. Poi, a rafforzare l’appellativo, si aggiunsero azioni belliche dovute alla furia dei Lanzichenecchi che nel 1527, durante il famoso Sacco di Roma, in questo luogo fecero una strage delle truppe pontificie, che fu un vero e proprio “inferno”.
Le ordinazioni di quattro giovani guanelliani nelle Filippine e in Vietnam, testimonianza del carisma vivo di don Guanella
di don Francesco Sposato
Per un dono inaspettato della Provvidenza ho avuto la gioia di viaggiare a Quezon City – Manila (Filippine) per prendere parte, il 24 marzo scorso, alla professione perpetua e ordinazione diaconale del guanelliano filippino Harry Indonilla, e il 25 marzo, solennità dell’Incarnazione del Signore, alle ordinazioni presbiterali dei diaconi guanelliani Michael D. Adlaon (filippino), Peter Nguyen Van Dien (vietnamita), Paul Nguyen Van Dao (vietnamita).
I ragazzi, provenienti dalle realtà guanelliane italiane, partecipano al Giubileo degli adolescenti
di don Salvatore Alletto
Sono circa le 10 del mattino del 21 aprile, Lunedì dell’Angelo, quando la notizia della dipartita di papa Francesco comincia a diffondersi. Avevamo sperato che ci fosse; ci avevano sperato i tanti adolescenti già intenti a preparare la propria valigia in vista del loro Giubileo. Avevamo sperato di rivederlo in piazza anche solo per sentire la sua voce, flebile, ma sempre carica di entusiasmo.