A Savogno il “Progetto di vita”, previsto dalla legislazione italiana per le persone disabili, diventa realtà operativa in favore dei “ragazzi” del Don Guanella di Roma. Fiducia e collaborazione sono un filo che unisce l’Urbe con il villaggio alpino

di Maria Mangione e Nicola Parisi

«Eudaimonia - Trova la tua vocazione e sarai felice». È questo il tema dell’edizione 2026 di “Alpeggio che vibra”, durante la quale dieci persone con disabilità intellettiva e autismo hanno trasformato la montagna in un luogo di crescita, autonomia e cittadinanza. E per la prima volta, due di loro hanno sperimentato il valore del lavoro volontario in un rifugio alpino.

 Che cosa succede quando una persona con disabilità non viene considerata più soltanto come destinataria di assistenza, ma come capace di contribuire alla vita di una comunità? La risposta a questa domanda è arrivata da Savogno (Sondrio), villaggio suggestivo sulle Alpi Retiche italiane, a 930 metri di altezza, dove don Guanella, da giovane sacerdote, si trovò a vivere, tra il 1867 e il 1875, la sua prima esperienza di parroco.

In questo piccolissimo insediamento montano della Valchiavenna, da sei anni prende forma l’esperienza “Alpeggio che vibra”. Il progetto è nato dalla collaborazione fra il Centro di riabilitazione Casa San Giuseppe – Borgo Guanella di Roma e l’Associazione di Promozione Sociale (APS) “Save the dreams-Amici di don Guanella”.

Ma l’edizione 2026, di cui stiamo raccontando, ha rappresentato un salto di qualità, perché non si è limitata a offrire ai disabili una settimana di immersione nella natura incontaminata di quel remoto angolo delle Alpi, ma ha costituito un   esperimento concreto di ciò che il Decreto Legislativo 62/2024 definisce “Progetto di vita”. Esso consiste nel costruire contesti, nei quali le persone possano scegliere, partecipare, assumersi responsabilità e ricoprire ruoli socialmente riconosciuti.

Nella prima settimana, i dieci disabili coinvolti, accompagnati dal guanelliano don Fabio Lorenzetti, insieme a cinque operatori e volontari, hanno trascorso le giornate dedicandosi a camminare lungo i sentieri, condividere la vita comunitaria, affrontare la fatica della montagna, organizzare le giornate, collaborare nelle attività quotidiane. Ogni momento di questa esperienza è diventata occasione perché essi esercitassero autonomia, rafforzassero relazioni, scoprissero competenze e costruissero fiducia in sé stessi.

Ma è durante la seconda settimana che si è avuto un elemento innovativo, grazie alla collaborazione offerta dal Rifugio Savogno. Due giovani con disabilità intellettiva e autismo, hanno vissuto un’esperienza di lavoro volontario, partecipando attivamente, presso il rifugio, alla preparazione dei servizi agli ospiti (camere, sala e cucina) e ad altre piccole mansioni. Il loro impegno ha ricevuto apprezzamento dai gestori e dalla clientela ed Eugenio e Marika (questi i loro nomi) hanno sperimentato l’utilità del loro lavoro, raccogliendo i complimenti da parte di tutti. 

Il salto di qualità di quest’anno è consistito nel passaggio cruciale dall’organizzare servizi che si prendano cura delle persone disabili, al creare occasioni nelle quali siano loro stessi a prendersi cura dei luoghi, delle relazioni e della comunità. Questa è la differenza!

Qui sta esattamente il cuore del Progetto di vita “Alpeggio che vibra”. Non ci si limita a chiedersi quali siano i bisogni di una persona disabile, ma ci si domanda quale sia la vita che desidera costruire e quali sostegni sono necessari perché possa viverla.

Il lavoro volontario, che i due giovani disabili hanno svolto nel Rifugio Savogno, non è stato soltanto un’esperienza simbolica. A partire da questo primo approccio, Borgo Guanella e “Save The Dreams” intendono avviare un percorso concreto per aiutare ad assumersi responsabilità, appartenenza, competenze, riconoscimento sociale e autodeterminazione. È questo ciò che trasforma l’inclusione, da una parola spesso abusata, in una pratica quotidiana.

Il titolo scelto per questa sesta edizione “Eudaimonia – Trova la tua vocazione e sarai felice” manifesta perfettamente questa visione. Nella tradizione classica greca, l’eudaimonia non coincideva con un’emozione passeggera, ma con la possibilità di realizzare pienamente sé stessi, mettendo a frutto le proprie capacità. Per le persone con disabilità, tutto ciò significa avere la possibilità di essere riconosciute non per ciò che non possono fare, ma per il contributo che possono offrire.

L’idea e il significato che hanno accompagnato e caratterizzato questa edizione, come ogni altra precedente del medesimo progetto, sono stati scelti e argomentati da Gualtiero Montesi, cooperatore guanelliano, educatore del Centro e volontario dell’associazione “Save the Dreams – Amici di Don Guanella APS”, che questa estate ci ha lasciato prematuramente.

L’iniziativa “Alpeggio che vibra” ha dimostrato che questa rivoluzione è possibile, perché nasce dall’incontro tra due comunità, quella di Borgo Guanella a Roma e quella di Savogno, che scelgono di fidarsi mutuamente. La piccola comunità di Savogno con Dasile, custode della montagna, decide di aprirsi a persone che, quando vengono messe nelle condizioni giuste, sorprendono tutti.

Per concludere queste righe, occorre aggiungere un ringraziamento al Comune di Piuro, a cui appartiene Savogno, che da anni sostiene questa esperienza, come pure al Consorzio Savogno – Dasile, custode di un borgo che è diventato laboratorio di innovazione sociale, e infine ai gestori del Rifugio Savogno, che hanno accettato di affidare ai ragazzi responsabilità vere, dimostrando che la fiducia è il primo sostegno di cui ogni persona ha bisogno.