La Collana "STUDI STORICI" raccoglie vari approfondimenti sulla vita di Don Guanella che possono essere richiesti all'Editrice "Nuove Frontiere" - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma.

 

Per avere informazioni su come richiedere gli approfondimenti, inviare una mail a: centro.comunicazione@guanelliani.it.

a cura di Gabriele Cantaluppi

Il mese di giugno è tradizionalmente dedicato alla devozione al Sacro Cuore di Gesù, anche perché è il mese in cui si celebra la festa liturgica, il venerdì otto giorni dopo la festa del Corpus Domini.

La devozione al Cuore di Gesù ebbe grande incremento grazie alle rivelazioni avute da santa Margherita Maria Alacoque, nel diciassettesimo secolo, e all’apostolato dei Gesuiti e riuscì a imporsi all’opposizione della corrente giansenista.

L’oggetto del culto è il Cuore fisico di Gesù. Pio XII nell’enciclica Haurietis aquas insegna che «nella devozione al Cuore di Gesù è la sua Persona divina che viene adorata, la sua Persona che ha assunto una natura umana e pertanto anche un cuore umano. Chi ha amato con quel Cuore non è stata una persona umana, ma divina».

Con la sua solita chiarezza san Tommaso d’Aquino ha affermato che «adorare l’umanità di Cristo è lo stesso che adorare il Verbo di Dio incarnato, come onorare la veste di un re è onorare il re che l’indossa. Sotto questo aspetto il culto reso all’umanità di Cristo è culto di adorazione».

La devozione al Cuore di Gesù secondo Pio XI è «tutta la sostanza della religione e specialmente la norma di una vita più perfetta, come quella che guida per una via più facile le menti a conoscere intimamente Gesù Cristo e induce i cuori ad amarlo più ardentemente e più generosamente ad imitarlo» (Enc. Miserentissimus Deus, 8 maggio 1928).

Il cardinale Carlo Maria Martini, così presentava l’associazione dell’Apostolato della Preghiera, legata al culto del Sacro Cuore: «Tante persone semplici possono trovare nell’Apostolato della Preghiera un aiuto per vivere il cristianesimo in maniera autentica. Esso ci ricorda l’invito di san Paolo: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale”» (Rm 12, 1).

Riguardo poi alla pratica dei nove primi venerdì del mese, il Direttorio su pietà popolare e liturgia del dicastero vaticano per il culto divino e la disciplina dei sacramenti scrive: 

«Nel nostro tempo la devozione dei primi venerdì del mese, se praticata in modo pastoralmente corretto, può recare ancora indubbi frutti spirituali. E necessario tuttavia che i fedeli siano convenientemente istruiti». 

Con la sua promessa incondizionata di misericordia Gesù ha voluto indurci a porre in Lui ogni nostra confidenza, rendendosi Egli garante della nostra salvezza per i meriti del suo amorosissimo Cuore. 

Tuttavia essa non favorisce in alcun modo la presunzione di salvarsi a buon mercato: le anime sinceramente devote sanno benissimo che nessuno può salvarsi senza la propria libera corrispondenza alla grazia di Dio, come ha sintetizzato sant’ Agostino: «Chi ha creato te senza di te, non salverà te senza di te».

Paolo VI nel documento Investigabiles divitias Christi, del 6 febbraio 1969, in occasione del bicentenario dell’istituzione della festa liturgica del Sacro Cuore, indicava il punto d’arrivo di questa devozione: «…per mezzo di una più intensa partecipazione al Sacramento dell'altare, sia onorato il Cuore di Gesù, il cui dono più grande è appunto l'Eucaristia», il più grande amore in cui si assommano tutti gli amori di Gesù per noi.  

 

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Prossimamente ricorderemo i cinque anni dalla morte di Don Mimì.

Per ricordare il suo grande amore a don Guanella, pubblichiamo un suo articolo sul Fondatore nel quale risalta alcune note caratteristiche della spiritualità del Fondatore

 

La Paternità di Dio

A questo riguardo, si affollano subito le magnifiche intuizioni che il Fondatore ha vissuto e ci ha consegnato circa la Paternità di Dio nel dono di elezione filiale con cui Egli ci ha amati e ha deciso di crearci: noi siamo, non solo creature di Dio per il fatto che Egli ci ha tratti dal nulla e ci ha dato l'esistenza; ma siamo stati eletti con scelta gratuita di amore ad essere suoi "figli". 

Egli ci ha pensati e voluti come partecipi della Figliolanza del suo Unigenito eterno. Perciò ha inviato nel mondo il Verbo eterno perché diventasse «Verbo Incarnato», in modo che egli fosse tra noi il Primogenito tra molti fratelli e noi i suoi fratelli minori. (Il Primogenito del Padre celeste è il Verbo eterno, il quale nella pienezza dei tempi prese umana carne da Maria, sorella tua sebbene immacolata.  Allora il Verbo incarnato che è Gesù Cristo diventò tuo vero fratello. Gesù tuo maggior fratello, perché Figlio unigenito dell'Eterno, fu mandato dall'Eterno medesimo per ritrovar te, il quale peggio del figliuol prodigo eri fuggito lontan lontano dalla casa del Padre" (Andiamo al Padre, cap. I, in Opera omnia, vol. III, p.)

 

Di amore eterno ti ho amato

Riappare come un ritornello negli scritti del Fondatore lo stupore che gli suscita l'infinitezza ineffabile dell'amore con cui Dio ci ha voluti, ci ha creati, ci ha salvati nel Figlio suo. Usa il termine "eccesso d'amore" per significare la gratuità assoluta dell'azione creatrice e salvifica di Dio: 

«Il Signore si dimostra teco come un amico tenerissimo. In un eccesso di amore ti ha creato dal nulla. In un eccesso di amore compì quel gran viaggio dal cielo in terra e dalla terra di Gerusalemme a quella del vertice del Calvario per salvarti». (L. Guanella, In tempo sacro, Opera Omnia, vol. I, pag. 855.)

«Per amarti non aspettò che tu giungessi al suo cospetto. Un padre ama il figlio quando sa che è in viaggio per arrivare. Il Signore fin dai secoli eterni scorse te a venire, ed egli fin dall'eternità prese ad amarti con tenerissimo affetto». (Idem, Nel mese del fervore, Opera omnia, vol I, p. 1158.)

Il linguaggio dell'amore affiora come la categoria principale in tutto il pensiero, la vita, l'opera del nostro Fondatore. Soltanto alla sua luce si può capire con verità qualcosa della nostra relazione con Dio. E resta come sigillo supremo di autenticità e di giuramento di quanto sia sincero e definitivo l'amore di Dio per noi il fatto che

«Così Dio ha amato il mondo da dare per esso il suo Figliolo unigenito». (Idem, Nel mese del fervore, Opera omnia, vol. , pag. 1159.)

Cosa poteva fare di più per annunciartelo?

 

La Divina Provvidenza

Di pari consistenza va considerato il tema della «Divina Provvidenza», che previene, accompagna, prepara e continuamente guida il cammino dell'uomo dal suo principio fino al suo ultimo respiro. 

Dio è l'alfa e l'omega della storia: il destino del mondo, della Chiesa e dei popoli, come pure le fila della storia di ciascun uomo sono saldamente nelle sue mani. Mani e cuore di Padre, che coniuga in pienezza di armonia la bontà misericordiosa insieme alla sapienza onnipotente, la tenerezza insieme all'efficacia della sua volontà.

Soprattutto, il Fondatore resta affascinato dal carattere misericordioso della divina Provvidenza: è provvidenza di padre, di tenerezza materna, assidua, nascosta, che non si lascia scoraggiare mai neppure dall'irriconoscenza più cattiva. Questa bontà di Provvidenza viene descritta dal Fondatore con grande varietà di immagini, attinte soprattutto dalla sua esperienza di bambino nell'ambito della famiglia, in rapporto affettuoso con il papà e la mamma, elevato poi a significati di affetto, vicinanza, promozione e festosità da parte di Dio verso ciascuno di noi:

- Dio si delizia nell'osservare il riflesso di somiglianza tra il volto del figlio con il proprio volto (Andiamo al Padre, Ibid., p. 446s)

- segue i palpiti del figlio (446s)

- Dio che gioca con il figlioletto (111) 

- non può stare a lungo senza i suoi figli (108)

- che provvede il pane quotidiano ai suoi figli

 

Nella sua storia di uomo e di fondatore, la presenza della Provvidenza diventa un dato di fatto, constatabile anche immediatamente per le cose che avvengono nell'esperienza quotidiana delle attività caritative con i suoi poverelli. 

A questa luce si illumina, inoltre, tutta intera la sua avventura umana, fin da bambino, per cui può intitolare le sue memorie: «Le vie della Provvidenza». Il Santo Padre Paolo VI sintetizzava la spiritualità e il messaggio di don Guanella per noi e per la Chiesa d'oggi con l'affermazione stessa con cui il Beato riconosceva l'azione di Dio nella sua vita e nelle sue opere: «È Dio che fa!».

 

Disegno d'amore: Servi della (dalla) Carità

Un ultimo tema, che coinvolge l'insieme del carisma del Fondatore: il Disegno di Dio scaturito da amore eterno e tutto permeato di carità.

Don Luigi, senza attardarsi a farne trattazione da manuale, si diletta sovente a richiamare questa visuale di fede nell'Amore con cui egli guarda la Chiesa, il mondo, la vita, i poveri, il presente, il futuro. Ci ha dato come nome un titolo che contiene tutta una teologia di identità, missione e tutto un programma: «Congregatio Servorum a Charitate». 

Da notare particolarmente quel riferimento alla Carità: non dice che siamo servitori della carità, anche se la scriviamo con la maiuscola. Bensì siamo servi originati dalla Carità, a partire dalla Carità; vuole mettere in evidenza la fonte, la sorgente da cui siamo sgorgati e, naturalmente, di cui portiamo il volto e le istanze. Il nostro servizio ai poveri avviene come necessaria espansione della carità di cui si è avvivato il cuore. 

Il mondo esiste per amore. Non c'è altra ragione né di origine, né di fine, né di via salvifica. «Il mondo andrà salvo nella Carità», scriveva nel 1910 su "La Divina Provvidenza». (L. Guanella, Apostolato di carità, in La Divina Provvidenza 17 (1910), pp. 92-94. Altra pagina di profonda ispirazione carismatica è quella del Regolamento dei Servi della Carità 1910,  cap. I, § 2, in Opera omnia, IV, p. 1232ss.)

 

CONCLUSIONE

Chiudo queste riflessioni invitandovi a leggere qualche pagina di «Le vie della Provvidenza» e più ancora di elevarvi con letizia interiore alla contemplazione del grande mistero della nostra esistenza personale, lasciandovi guidare dalle splendide parole della Sacra Scrittura (Salmo 8):

"O Signore nostro Dio,

quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:

sopra i cieli si innalza la tua magnificenza…

Se guardo al tuo cielo, opera delle tue dita,

la luna e le stelle che tu hai fissate,

che cosa è l'uomo perché te ne ricordi

e il figlio dell'uomo perché te ne curi?...

O Signore nostro Dio,

quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!"

(Don Domenico Saginario)