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Don Enrico Iannitto

Carissimi,

alle ore 9 di ieri mattina, 10 febbraio, a Roma, in Casa San Giuseppe, si è spento don Enrico Carmine Giovanni Iannitto. Aveva 88 anni.

I funerali saranno nella Chiesa del Seminario teologico, Chiesa “Buon Pastore”, oggi 11 marzo alle ore 15.

Lo portiamo nella nostra preghiera ed assicuriamo vicinanza alla sua comunità e ai suoi familiari.

 

Era nato a Montagano (Campo Basso) il 14.07 1934 da papà Rocco Nicola e mamma Jacovino  Maria Concetta.

Era stato battezzato nella sua Parrocchia il 22.07.1034 e nella stessa Parrocchia ha ricevuto il sacramento della Cresima il 15.07.1950.

Entrato nella Congregazione dei Servi della carità nell’ottobre del  1953 , ha frequentato gli studi delle medie nel nostro seminario di Anzano del Parco, quelle del liceo a Barza d’Ispra e quelli di sacra teologia d Albizzate (Va).  E’ stato ammesso al sacro noviziato nella nostra Casa di Barza d’Ispra nell’anno 1955-’56 e ha emesso la prima professione religiosa sempre a Barza il 12.09.1957. Dopo il Tirocinio nella casa di Naro (AG) ha pronunciato i voti religiosi in perpetuo sempre a Barza d’Ispra il 24.09.1962. E’ stato ordinato sacerdote dal Vescovo di Como,  mons. Felice Bonomini, nel Santuario Sacro Cuore il 28.06.1964.

Da questa tappa inizia la sua missione come prete guanelliano. Tre sono le comunità dove don Enrico è vissuto ed ha esercitato gli uffici di educatore, superiore di comunità, direttore o coordinatore di attività: Como Casa Madre con i ragazzi del collegio; Perugia Montebello in due riprese con i nostri disabili; Istituto Matteo Torriani con i ragazzi e poi come custode del Centro.

L’ultima tappa della sua vita, due anni, don Enrico, l’ha trascorsa in questa Casa di san Giuseppe in modo particolare per motivi di salute e riposo necessario.

Giovedì 11 marzo alle ore 9.00, sorella morte lo ha chiamato all’incontro ultimo con il Signore risorto.

Il suo corpo, in attesa della risurrezione finale, sarà sepolto nel cimitero di Campo Basso, suo paese natale.

Don Ezio Canzi

 " ...Con gratitudine conserva memoria di coloro che il Padre ha già chiamato nella sua Casa: alla divina misericordia affida la loro vita ed eleva suffragi..." (Cost. n.23)

Dal Superiore Generale:

"Cari amici mercoledì scorso, delle Ceneri, il Signore ha chiamato a vivere accanto a se il nostro confratello don Ezio Canzi, di anni 73.

Leggendo in questi giorni tutto il materiale presente nella sua cartella nell’archivio della Curia generalizia ho avuto una idea più completa e poliedrica della figura di don Ezio. Ho potuto seguire l’evolversi del suo percorso formativo dalle prime tappe del seminario minore di Anzano del Parco (CO) fino alla teologia a Roma. Attraverso il giudizio annuale dei vari formatori che lo hanno seguito ho toccato anch’io con mano l’azione dello Spirito che lo ha forgiato nella sua volontà e nel progetto della sequela di Cristo, facendogli superare scogli iniziali di permalosità, chiusura in se stesso, incapacità di mettere a frutto i bei doni del Signore. Piano piano, anno dopo anno, ho assistito anch’io al martellare dello scalpello sulla pietra grezza fino ad evidenziarne l’immagine che Dio già fin dall’inizio aveva posto in lui, ma che solo col tempo e l’azione umano-divina è stata portata a scoprimento. Benedetta formazione! Benedetto il tempo di cammino che la chiesa fa dedicare ad ogni giovane, come discernimento, accompagnamento, consolidamento e purificazione di una filigrana posta da Lui nel cuore di ogni essere creato, non visibile all’inizio del cammino, ma contemplabile nella sua bellezza, lucentezza, e preziosità alla fine, alla meta conclusiva del processo formativo. Tutto questo è visibile nel percorso formativo di don Ezio!
Ricco di queste prerogative scoperte, fatte proprie, nel 1977 con l’ordinazione sacerdotale, don Ezio affronta il ministero subito chiarendo a se stesso e agli altri che sarebbe stato un ministero vissuto a servizio dei più poveri, dei “Beniamini della Provvidenza” come li chiamava don Guanella.
Ed è in questo ambito specifico che la sua vita ha scritto pagine di umanità, di condivisione, di passione e vera dedizione per gli ultimi. Anche le foto che abbiamo di lui sono tutte scattate con e tra i nostri Buoni Figli. Lui stesso nella sua domanda alla professione perpetua scrive al Superiore generale: “ Ringrazio don Guanella, che mi permette di vivere questa vita religiosa per i più poveri, e chiedo a Lui aiuto e forza per essere perseverante in questa scelta”(Domanda per la professione perpetua, 28/02/1977) .
La sua vita di sacerdote guanelliano lo porta a ricche e sofferte esperienze missionarie, lontano da sua madre, che comunque lo segue dovunque, lontano dalla sua Patria, dal suo Paese, Sovico, tanto amato fin da riprodurre il suo nome in tante esperienze di solidarietà realizzate lontano, nel mondo guanelliano che abbraccia i cinque continenti. E così un paese relativamente piccolo davanti al mondo e poco conosciuto, come Nazareth, diventa notizia bella, amato e ricordato in Africa, in America Latina e in tutte quelle tappe vissute e amate dalla missione di don Ezio.
I poveri non devono stare solo al centro delle nostre case, ma al centro del nostro cuore!
È la descrizione della sua pastorale: i poveri, gli ultimi, al centro, protagonisti principali, don Guanella aveva detto “padroni di casa” mentre noi siamo solo i loro servi.
Fin dagli anni della formazione li ha incontrati e serviti ad Aguilar de Campoo, in Spagna, dal 1972 al 1974 e poi, dopo l’ordinazione sacerdotale, li segue nel trasferimento a Palencia nella Villa San José dal 1977 al 1990. Quanta storia gustosa, serena, coinvolgente, edificante i suoi compagni di cammino raccontano di questi anni passati alla Villa San José.
“Tutto il mondo è Patria vostra e la vostra Patria è dove c’è Dio”. Questa frase di don Guanella è stata più volte coniugata da don Ezio nella sua disponibilità alla missione. Rientrato dalla Spagna dal 1991 al 1994 è in Africa, a Nnebukwu per iniziare l’avventura dell’Opera don Guanella nel continente africano. Senza conoscere bene l’inglese, ma con lo spirito del missionario che gli ardeva nel cuore va, sorregge don Giancarlo Frigerio nelle prime battute del discernimento del luogo e della modalità della nostra presenza in Africa. Quante fatiche, sofferenze, umiliazioni, fame, sì anche fame fratelli! E i suoi racconti di quegli anni, pur mettendo in evidenza anche questi aspetti di difficoltà, erano sempre spassosi, evidenziavano con pennellate più dense di colore ciò che nel loro cuore era coltivato come attesa, speranza di un futuro migliore, promettente, magari anche gestito da altri, come praticamente poi sarà. E la prima nostra Opera a Nnebukwu è stata un Centro per disabili.
La missione logora fisicamente e allora c’è un rientro in Italia nel 1994 per rifarsi un poco, ma non con le braccia incrociate, ma a Tirano, presso il santuario della Madonna, dove l’opera don Guanella aveva un Centro per disabili nel vecchio palazzo del San Michele. Vi rimane un anno solo e poi riparte. Questa volta per il Chapas in Guatemala nella Aldea Santa Rosa a 80 Km dalla Capitale. Qui la lingua spagnola lo sorregge di più. Fonda con don Enrico una nuova nostra presenza. Ho visto personalmente dove i confratelli vivevano nel tempo iniziale prima della costruzione della nostra casa guanelliana. Un retro sacrestia umido, poverissimo, abitato anche dai topi, ma comunque all’ombra della parrocchia dedicata alla Immacolata Concezione, Madre anche di quel popolo povero e bisognoso a cui erano stati mandati e dal quale erano stati accolti con tante premure e affetto, come fratelli. Dal Guatemala un salto di un anno in Colombia a Floridablanca. Anche qui Centro per disabili e Casa di orientamento vocazionale. Poi di nuovo in Italia. Dopo 21 anni di sacerdozio don Ezio viene mandato dai Superiori nel 1998 a Cassago Brianza come coordinatore delle attività socioeducative della Casa. L’Istituto Sant’Antonio che accoglie un Centro diurno per disabili, e alcuni gruppi-comunità sociosanitari. Nel settembre del 2003 il suo Provinciale lo invia come Direttore delle attività in un’altra comunità per disabili, quella di Lora Casa di Gino. Vi rimane 10 anni, intensi, animatore del settore disabili, entusiasta di stare con i suoi prediletti. Vi celebra il 25 di sacerdozio: indimenticabile tappa di riconoscimento da parte dei suoi ragazzi del suo valore di uomo e di fratello maggiore. Ma ad attenderlo in questa fase del suo ministero c’è anche la prova, la sofferenza soprattutto fisica. Come si dice tra noi, ne esce con le ossa rotte, meglio con i reni compromessi. Deve essere mandato nella nostra Casa di Nuova Olonio perché la preoccupazione per il suo stato di salute era molto alta, addirittura si temeva il peggio. Vederlo già camminare con il bastone era una vera tristezza. La tempra era stata provata dalle esperienze missionarie iniziali e le conseguenze si erano addensate nei suoi reni non più capaci di filtrare nel migliore dei modi.
Ma può un carattere così forte ed esigente arrendersi davanti ad un problema sì grave, ma certamente non tale da impedirgli altra attività ed esperienza pastorale?
La proposta di un suo amico, don Fabio Pallotta, che stava iniziando una nuova esperienza pastorale in Galizia, ad Arca, sul cammino di Santiago di Compostela, è la scintilla che lo rimette in piedi. Superate le difficoltà iniziali di salute affronta la nuova missione, ancora una volta in Spagna, ma come pellegrino sulle strade che portano al Signor Santiago, a San Giacomo. Era l’ottobre del 2010 quando l’Opera don Guanella inaugurava la nostra presenza ad Arca nella parrocchia di Santa Eulalia. Ero vicario generale in quel momento e a me il Superiore aveva dato l’incarico di seguire questa comunità nascente. Ricordo molto bene che presentando al Vescovo di Santiago, Mons. Julian Barrio Barrio i nostri confratelli, avevo detto scherzosamente che la Congregazione offrire all’Arcivescovo un confratello e mezzo, alludendo alla salute precaria di don Ezio. Ma San Giacomo ha fatto il miracolo. Dieci anni di servizio pastorale nelle comunità affidate alla nostra Congregazione, pur con tante attenzioni e premure di don Fabio e della gente del luogo, ma con serenità, gioia di vivere ed essere utile al popolo di Dio. La gente lo ha accolto, conosciuto, amato, stimato come un padre, un amico, un fratello maggiore che sapeva ridere ed essere severo quando occorreva. Sempre disponibile per il ministero, per la visita agli ammalati, per la catechesi. So che nel suo cuore c’era un desiderio: aprire anche qui una Casa per i suoi prediletti, i disabili e forse sognava proprio di chiudere gli occhi, da buon nonno, tra questi figli che lui ha sempre amato e difeso e loro lo aveva sempre contraccambiato con l’affetto che rigenera la stanchezza e i dolori in chi vive loro accanto. Chissà che un domani qualcun altro potrà realizzare questo suo sogno e a lui dedicarlo!
Il titolo dell’articolo suona “il vescovo dei poveri”; glielo avevano dato loro, i suoi ragazzi, quando al suo 25 di sacerdozio gli avevano regalato come segno del loro amore: una croce pettorale, un anello e una veste rossa. Gli volevano un mondo di bene e cosa potevano coltivare nel loro cuore questi suoi figli e amici se non che anche il loro “don” arrivasse alla pienezza del sacerdozio, l’episcopato? Don Ezio era avulso da questi riconoscimenti, stava alla larga, avrà fatto delle fragorose risate davanti a questa trovata, ma poi pensando che erano i loro auguri, scherzosi sì, ma sinceri li ha accettati e li ha commentati con gioia nel suo discorso proprio del 25 anniversario di sacerdozio. “La mia carriera è stata quella di vivere e stare con le più alte autorità della chiesa e soprattutto del Vangelo: i poveri, le persone che sono portatori di capacità differenti e che chiamiamo disabili psichici….Ho veramente goduto in questi anni di stare con loro!......Ho avuto dei riconoscimenti: ho sul petto una croce d’oro con dei diamanti che sono tante piccole e tenere testoline di questi portatori di qualità differenti che si sono appoggiate sul mio petto e sul mio cuore….Ho anche un anello al dito che col tempo non riesco più a togliere ed è diventato un segno di continuità per le tante mani che hanno trovato le mie, per il sostegno al loro difficoltoso camminare, per dispensare alimenti a chi doveva essere imboccato e per la preziosità dei corpi che ho lavato, curato, vestito…….Mi dimenticavo della veste rossa che posso portare! Il rosso è il colore del sangue, della vita, dell’amore. Quanta vita e quanto amore ho ricevuto da queste persone che chiamiamo deboli mentali e che sono invece forti. Forti nel volere vivere pienamente la vita, capaci di non perdere nessuna sfumatura e forti per la profonda conoscenza dell’amore, della relazione, della comunione…Mi sono pienamente appagato, realizzato come sacerdote religioso guanelliano e grazie alla carriera ecclesiastica ora anche come “vescovo dei disabili”. Ringrazio il Signore per tutto e per avermi chiamato a servire loro i migliori dell’umanità” (Lettera di don Ezio Canzi per il 25° di sacerdozio, 2002).
Grazie don Ezio per il tuo passaggio rapido, ma sostanzioso, nella nostra storia di uomini e di guanelliani. Raccogliamo la tua eredità di premura e vicinanza agli ultimi che, poi, sono “i primi” del Vangelo. Don Guanella è fiero di te e saprà, nell’incontro eterno, rivestirti della veste nuziale adatta per partecipare al Banchetto che Dio ha preparato fin dalla eternità per chi lo ha amato e servito nei più poveri."

P. Umberto

 

 

 

Don Francesco Belotti

" ...Con gratitudine conserva memoria di coloro che il Padre ha già chiamato nella sua Casa: alla divina misericordia affida la loro vita ed eleva suffragi..." (Cost. n.23)

Nato a Grumello del Monte (BG), il 6 febbraio1923
Entrato a Fara Novarese, il 21 gennaio 1935
Noviziato a Barza d’Ispra, dal 12 settembre 1940
Prima Professione a Barza d’Ispra, il 12 settembre 1942
Professione Perpetua a Cassago, il 12 settembre 1945
Sacerdote a Milano, il 22 maggio 1948
Morto a Coyhaique, il 5 ottobre 2016
Sepolto nella Cripta della Cattedrale di Coyhaique, Cile

 

El miércoles 5 de octubre de 2016 regresó a la Casa del Padre del Cielo nuestro querido Padre Francisco Belotti, pero no nos abandona. Porque amó tanto a esta región del Aysén y a su gente, se queda y sigue caminando con su pueblo. Nació el 6 de febrero de 1923 en Grumello del Monte (Bérgamo). Emitió la Primera Profesión el 12 de setiembre de 1942. Fue ordenado sacerdote por el Beato Cardenal Ildefonso Schuster, arzobispo de Milán, el 22 de mayo de 1948. Comenzó su misión en Chile, en Estación Colina, en el año 1949 hasta 1965. Luego fue a Puerto Cisnes y posteriormente estuvo en Batuco, Renca, Rancagua y Coyhaique; su última obediencia fue en esta Obra desde 1992. Sirvió a la Congregación como Consejero provincial, Delegado de Nación, superior y ecónomo. Tantos años transitando por estos caminos donde acaricia el viento patagónico, consolando y enseñando, regalando a manos llenas la misericordia de Dios, la Palabra y el Pan de Vida. Cuánto esmero y celo apostólico para que su gente tenga un hermoso Santuario dedicado a Jesús Nazareno. Todo un amor de Buen Pastor con estilo guanelliano que lo convertían en Buen Samaritano para con los niños, jóvenes y adultos; una gran entrega a la Iglesia en Coyhaique, dedicación exquisita a las Hermanas y guanellianos Cooperadores, fiel discípulo de don Guanella, con un fuerte sentido de pertenencia a la Congregación de los Siervos de la Caridad (Obra Don Guanella). Muchos años atrás, llegando de Italia como joven sacerdote a Santiago de Chile, se había encontrado con un santo sacerdote, el P. Alberto Hurtado: un comienzo tan auspicioso para su misión en América Latina, dedicándose a servir a los más pobres. Lo recordamos como el típico curita italiano que, habiendo dejado su tierra natal y su familia, entregaba toda su vida a Dios y a los hermanos en su patria por adopción, la nación chilena, incansable trabajador con espíritu de pobreza y sacrificio, con sencillez de corazón y generosidad, adaptándose a un nuevo idioma, clima, alimentación y cultura. Siguió los pasos de P. Antonio Ronchi, otro gran misionero de la Patagonia guanelliana, y como él, dio la vida por su pueblo hasta las últimas consecuencias, es decir hasta el último respiro. El buen Siervo de la Caridad, Padre Francisco, ahora es recibido por sus pobres, por sus amigos, sus cohermanos de Congregación, por toda una Familia guanelliana que ya dejó este suelo, y es llevado a la Patria Celestial. Y Jesús le dice: ven bendito de mi Padre, porque me diste de comer, me diste de beber, me enseñaste, me evangelizaste, e hiciste para conmigo todas las Obras de Misericordia. ¡Qué gran ejemplo de Pastor guanelliano para este año de la Misericordia! Es un regalo de Dios que hemos disfrutado, lo hemos tenido entre nosotros y seguiremos gozando de su presencia espiritual, como intercesor ante el Padre. Celebramos la Pascua del Padre Francisco y nos sentimos protegidos por su cariño paternal que no se acaba, sino que se intensifica y se hace presente misteriosamente todos nuestros días, porque recibe en premio la Vida eterna que ya tiene su germen en el peregrinar en esta tierra. Gracias Padre Francisco por tu valentía y coraje, tu sencillez y pobreza, tu corazón paterno y cercanía a los necesitados, tu testimonio hasta el fin. Te reciben los ángeles de Cielo y entras en el gozo de tu Señor. Gracias al Padre Obispo Luis, al Padre Ramón, a las Hermanas y Cooperadores, a todos los amigos y fieles que acompañaron al P. Francisco en sus días de enfermedad. Unidos todos por la oración y la caridad.

P. CARLOS BLANCHOUD

 

Don Giampiero Viganò

Don Piero Giovanni Viganò, che tutti noi familiarmente chiamavamo don Giampiero, nasce il 5 novembre 1933 a Milano dal matrimonio tra Andrea e Maria Cattaneo.

Leggi tutto …

Don Giuseppe Chieregato

Il Superiore provinciale, don Marco Grega, ha comunicato la triste notizia della morte del carissimo confratello Don Giuseppe Chieregato. 

Il confratello si è spento alle ore 23 del 10 dicembre nella nostra casa di Barza d'aspra, all'età di 86 anni.

La Santa Messa esequiale si terrà martedì 14 dicembre 2021, a Barza d'aspra, alle ore 10.

La salma partirà poi per Fiesso Ubertiano (RO) dove, giovedì 16 dicembre, alle ore 9,30, verranno celebrati nuovamente i funerali nella parrocchia della Natività di Maria.

La cara salma verrà tumulata nel cimitero locale. 

Lo ricordiamo con tanto affetto e nella preghiera, grati del  suo esempio di semplicità, di preghiera  e di fede.

Per un messaggio di condoglianze alla Comunità di appartenenza del confratello don Giuseppe Chieregato potete scrivere a: domenico@guanelliani.it

 

Il Superiore generale gli ha indirizzato una commossa  Lettera di benemerenza (Leggi)

Attachments:
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Don Giuseppe Curri

Cari Confratelli,

partecipo anch’io, anche se da lontano, al vostro dolore per la morte di don Giuseppe. Ricordo di lui sempre la giovialità dell’accoglienza e la capacità evangelica di smorzare le tensioni. Caratteristiche oggi fondamentali per la vita insieme, sia familiare che comunitaria nella Vita religiosa. Sacerdote convinto, ha saputo annunciare il Vangelo con creatività e passione fino alla fine anche attraverso i mezzi di comunicazione che oggi la società di offre in modo così abbondante. Sapiente di esperienza e umanità ha saputo introdursi con rispetto e serenità nel cuore di tanta gente che a lui si è aperta con familiarità e grande confidenza. Ha lavorato molto per la diffusione dello spirito guanelliano incarnandolo nella sua persona prima e poi nella sua missione semplice ma convincente.

Ringrazio Dio di avercelo dato come uomo, sacerdote e confratello nel viaggio della nostra sequela Christi. Sì don Giuseppe è stato davvero un dono di Dio per tutta la famiglia guanelliana. Mentre lo affidiamo al Padre perché sappia premiarlo come servo buono e fedele, lo raccomando a tutti come esempio e modello. Ogni uomo che viene nel mondo porta una impronta di bellezza e significatività colta direttamente dal cuore del Padre celeste. Ognuno di noi, allora, raccolga come eredità spirituale quelle che don Giuseppe ha saputo trasmetterci durante la sua vita; quella impronta di Dio che maggiormente ha trovato accoglienza nel nostro cuore. Non è forse anche il desiderio che rendeva felice don Giuseppe: seminare nel cuore della gente il bene, la pace, la gioia, la speranza sempre di farcela perché Dio è con noi?

Grazie da tutti noi, don Giuseppe, per averci testimoniato l’amore del Padre buono.

Riposa nella pace del Dio che hai sempre amato e servito nel tuo ministero.

Ciao don Giuseppe!

Padre Umberto

Don Giuseppe Giannini

" ...Con gratitudine conserva memoria di coloro che il Padre ha già chiamato nella sua Casa: alla divina misericordia affida la loro vita ed eleva suffragi..." (Cost. n.23)

Nato a Milano, il 16 agosto 1933
Noviziato a Barza d’Ispra, dal 24 settembre 1964
Prima Professione a Barza d’Ispra, il 24 settembre 1966
Professione Perpetua a Vellai di Feltre, il 14 giugno 1971
Sacerdote a Como, il 18 dicembre 1971
Morto a Como, Casa Madre, il 9 settembre 2016
Sepolto nel Cimitero Monumentale di Como

 

El Padre José Giannini nació en Milán el 16 de agosto de 1933. Fue bautizado cuatro días después, el 20 de agosto del mismo año. Recibió la Confirmación el 2 de junio de 1941. Entró al Noviciado de Barza en 1964. Hizo la primera Profesión religiosa el 24 de setiembre de 1966, y la Profesión perpetua el 14 de junio de 1971. Fue ordenado Sacerdote en el Santuario de Como el 18 de diciembre de 1971. Ejerció sus primeros años de misión guanelliana en Milán, Gatteo y Roveredo. Llegó a Argentina el 2 de octubre de 1982 y brindó su servicio Guanelliano en Tapiales y Santa Fe (Argentina, La Piedad y Caaguazú (Paraguay), especialmente en los roles de superior, ecónomo y director de Hogar de Ancianos. El 24 de octubre de 2008, escribió una carta al entonces superior provincial, P, Sergio Rojas, diciendo que después de 26 años de actividad en la Provincia Cruz del Sur (Argentina-Chile-Paraguay), deseaba terminar su vida en su tierra natal, cerca de sus queridos y con una actividad adaptada a su edad y con el idioma italiano. Pasó oficialmente a la Provincia Sagrado Corazón el 10 de enero de 2009. Falleció en Como, luego de una prolongada enfermedad, el 9 de setiembre de 2016, a la edad de 83 años. Al recordar a un ser querido en ocasión de su regreso a la Casa del Padre, generalmente resaltamos las cosas lindas de su vida. El P. José tuvo defectos como todo ser humano, sin embargo para los que lo conocimos y disfrutamos de su paternidad y fraternidad, afirmamos que fue un hombre bueno, y es lo esencial. Llamado por el Señor en una vocación adulta, guanelliano religioso y sacerdote, típico pionero en tierras latinoamericanas. Me encontré con él en Chiavenna, compartiendo la etapa de formación teológica a fines de 1970 y en 1971; él un año adelante. Al padre José le costaba un poco el estudio, pero era un hombre muy práctico y se las ingeniaba en los trabajos manuales, arreglando lo que se rompía en casa. A lo largo de su vida, se mostró un incansable trabajador, ecónomo muy ahorrativo, ayudando a la Providencia, sin miedo al sacrificio especialmente en los grandes calores del verano, hasta en el trabajo de la tierra y cuidado de los animales, recordando especialmente su paso por La Piedad y Caaguazú, en Paraguay. No tuvo miedo de ir a Caaguazú en los comienzos de la obra guanelliana en ese territorio, enfrentando los sacrificios propios de los comienzos cuando no había casi nada y muy distante de las otras casas guanellianas. Resalto el aspecto humano que es la base para ser un buen pastor y samaritano compasivo; si bien un poco rústico y con un estilo asimilado en su paso por el ejército, firme en sus ideas con sentido práctico, sabía aconsejar y estar al lado de la gente necesitada, en la comunidad religiosa tenía un trato sencillo y pacífico, a veces rezongón, pero no de mal trato, ni iracundo o enojadizo. Numerosas anécdotas pueden contar los que compartieron con él la vida común, tanto los jóvenes que estaban en el seminario como los cohermanos de la comunidad religiosa; anécdotas graciosas y simpáticas por su forma de ser bastante sobria y por su forma de expresarse, ya que entremezclaba el castellano con el italiano y no se hacía problemas en su trato con la sociedad y en las homilías. Ha dejado un buen recuerdo en la gente por su calidez humana, su preocupación por los asuntos de la casa y su actividad pastoral, como un buen padre. En el aspecto de su ministerio sacerdotal, no obstante sus limitaciones en la lengua castellana y con modesta preparación, no bajaba los brazos, estando disponible a todos los servicios litúrgicos y sacramentales, en ambiente de seminario, de Hogar de ancianos, de parroquias y capillas, hasta en las regiones donde la gente hablaba el idioma guaraní. Nos imaginamos la sopa de palabras que hacía, pero se hacía entender por su apertura y amabilidad para con todos. Como decía al principio, representaba al típico cohermano italiano, pionero en tierra latinoamericana, con una espiritualidad sencilla y profunda, pobreza franciscana, pureza de corazón, amor a la Congregación y a los pobres, y férrea voluntad para el trabajo, ganándose el pan y confiando en la Providencia Divina. Cuentan los cohermanos que compartieron sus últimos años con él en Como, que en su penosa y larga enfermedad, trataba de no molestar, sufría con paciencia los dolorosos tratamientos para contrarrestar sus males físicos, y siempre estaba disponible para las confesiones en el Santuario del Sagrado Corazón, hasta que le dieron las fuerzas. Un hombre tan activo y con sentido práctico, supo aceptar los límites de la enfermedad que lo obligaron a cambiar el ritmo de vida, a su regreso de América Latina. Creo que todos los que lo hemos conocido coincidimos que ya tenemos otro santo en el Cielo que intercede por nosotros. Gracias padre José por tu ejemplo de vida, por tu coherencia en el seguimiento de Jesús y en la entrega al Pueblo de Dios, como buen Siervo de la
Caridad.

P. CARLOS BLANCHOUD

 

Don Giuseppe Morelli

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