Don Guanella scrisse nel 1884 un opuscolo per guidare i cristiani alla devozione verso
il Sacro Cuore. Vi trasfuse le sue intuizioni spirituali e la sua pietà

di don Bruno Capparoni

Ai tempi di don Guanella, il desiderio di preghiera dei cristiani si alimentava spesso con pratiche devozionali, ma i risultati di fede e di pietà erano genuini. Durante il mese di giugno, “mese del Sacro Cuore” per antonomasia, era consuetudine in ciascun giorno fare pratiche di pietà dedicate e a tal fine si pubblicavano libri che accompagnassero i fedeli. Anche don Guanella ne stese uno, dal titolo Nel mese del fervore, che diede alle stampe nel 1884, mentre si trovava parroco a Pianello del Lario (Como).

 Ora il Concilio Vaticano II ha opportunamente introdotto i fedeli a una spiritualità più ispirata all’Anno liturgico, ma ancora oggi il mese di giugno mantiene un forte richiamo alla devozione verso il Sacro Cuore. Del resto, il rimando è pressoché naturale perché in giugno cade la solennità del Sacro Cuore (nel 2026 il 12 giugno, essendo festa “mobile” collegata con la Pasqua).

Può essere utile conoscere l’opuscolo composto da don Guanella, perché in esso egli ha trasmesso, forse più che in altri suo scritti, la sua esperienza spirituale e le sue intuizioni carismatiche. Bisogna iniziare a dire che la devozione al Sacro Cuore è basilare nella sua fisionomia spirituale ed egli è un testimone qualificato di quella “stagione” della Chiesa che ha trovato in questo culto un punto di identificazione. Nel secolo XIX e fino alla metà del successivo, tale devozione si diffuse nei Paesi cattolici, specialmente dopo che Pio IX nel 1856 ne estese a tutta la Chiesa la solennità.

Il libretto di don Guanella si offre dunque come un aiuto alla riflessione e alla preghiera quotidiana per l’intero mese e nelle trenta meditazioni l’autore segue il tracciato evangelico della vita di Cristo, dall’Annunciazione all’Ascensione al cielo. Ogni capitoletto si apre con una citazione biblica, tratta dall'Antico o dal Nuovo Testamento, seguita da una esposizione dottrinale ispirata da tale massima e suddivisa in segmenti numerati; segue un esempio tratto dal Vangelo o dalla vita di un santo e si conclude con una preghiera e con i riflessi, frasi riassuntive del contenuto di ciascun segmento dell’esposizione.

Cercando di individuare il filo del pensiero spirituale di don Guanella nella trama dei trenta discorsi, troviamo che egli ha sviluppato, quasi impercettibilmente, l’ispirazione teologica che sta a fondamento della sua dottrina spirituale, incentrata sulla paternità di Dio. È come se ci dicesse che il significato profondo della devozione al Sacro Cuore fa tutt’uno con la paternità di Dio, perché il Sacro Cuore è la rivelazione dell’amore del Padre. Per Guanella la condizione di padre è l’immagine umana che esprime più adeguatamente l’amore. Ma l’amore di Dio si è rivelato a noi in Gesù; la vita di Gesù è tutta una rivelazione del Padre e l’immagine che tutto sintetizza è il Sacro Cuore di Gesù.

Ma nello spiegare questa dottrina, don Guanella ha ben presenti le capacità dei suoi lettori, gente semplice del popolo; per questo egli
trasforma l’insegnamento catechetico, che forse potrebbe risulta-
re teorico e astratto, in immagini vicine alle esperienze di vita dei fedeli o scaturite dai ricordi della fanciullezza di piccolo montanaro: «Il pastorello, che dal vertice delle Alpi custodisce il gregge, guarda al campanile della sua parrocchia, distingue con occhio penetrante il campo e la casa del genitore e intanto emette singhiozzi e sclama: “Mio padre, quando vi vedrò?”. Il figlio non può star lungi dal padre suo. […] Misero te se, dopo esserti allontanato da Dio Padre con l’eccesso di una colpa grave, non avessi mai più speranza di rivedere placato il viso del Signore. Ma Iddio perdona. Considera che buon cuor di padre è quello di Gesù salvatore e signor tuo» (XIII giorno).

Don Guanella trova necessario sviluppare il collegamento tra l’immagine del Cuore di Cristo e l’Eucaristia, a cui egli invita insistentemente i suoi lettori, sviluppando in tal modo l’intuizione pastorale e antigiansenistica, insita nella devozione al Sacro Cuore. Egli è testimone e maestro di quell’amore evangelico che è la carità, la quale deve essere attinta alla fonte divina del Sacramento eucaristico: «Quando le buone qualità di un figlio rassomigliano alle ottime qualità dell’animo del padre, allora si forma fra i due una congiunzione di affetto vivissimo. [...] Questa vita benedetta incomincia su questa terra. Chi s’accosta alla mensa del Signore riceve in dono il frutto di carità. Con la carità Iddio vive nel cuor dell’uomo e il cristiano vive del cuore di Gesù» (XVI giorno).

Le brevi orazioni al termine di ciascuna delle trenta meditazioni consentono di cogliere il clima di fede e di contemplazione, proprio della personale esperienza di don Guanella, che lo fa prorompere spesso in un grido di audacia amorosa, come in questa preghiera: «O Gesù, chiamate me pure a voi. Lo desidero, lo desidero. Meglio è morire per venire a stare con voi che vivere su questa terra con pericolo di perdervi. Chiamatemi, chiamatemi. Si strugga il cuor mio per voi, possa io morire per la brama di possedervi, o Gesù mio» (V giorno).

Queste brevi note aiutino i lettori di oggi ad accostare, possibilmente nel mese di giugno, questo scritto di san Luigi Guanella, che il suo discepolo più fedele, don Leo-
nardo Mazzucchi, riteneva essere «il più bello degli opuscoli suoi» (Charitas, 66, luglio 1939, p. 8).

Per chi volesse leggerlo, esso è ripubblicato nel I volume delle Opere edite e inedite di Luigi Guanella, Roma 1992, pp. 1149-1281, come pure in edizione digitale on line nella Biblioteca IntraText (cercare: IntraText Guanella).