Omelia nella festa di san Luigi Guanella, Como, 24 ottobre 2025

di monsignor Ivan Salvadori

La festa liturgica di san Luigi Guanella ci ripropone ogni anno il grande affresco evangelico del Giudizio universale (Mt 25, 31-40), che ritrae il Signore nel gesto di separare i buoni dai cattivi. In questa pagina evangelica il Figlio del l’Uomo non è più il bambino nato nella povertà e neppure il condannato che soffre e muore sulla croce. Naturalmente, egli continua ad essere il Figlio dell’uomo, che si è fatto simile a noi, ma è anche – nello stesso tempo – il Re della gloria e il Giudice delle nazioni. 

2. La prima cosa che sorprende, di questa scena, è che si danno solo due campi: i buoni e i cattivi; coloro che stanno alla destra del Signore, e nei quali egli si riconosce, e coloro – al contrario – che sanno di essere maledetti. È un «aut aut» che ci spaventa se, davanti a questo quadro, ci ricordiamo dei nostri molti accomodamenti e delle tante mediocrità nella vita. Eppure, davanti al Re della gloria tutti i compromessi e le sottili invenzioni del nostro spirito si rivelano inutili. Oltretutto, questa “cernita” tra i cattivi e i buoni accade così improvvisamente da non esserci più tempo di pentirsi. Qui, infatti, non siamo più noi a giudicare, ma il Signore e la sua Parola che, svelando i segreti del cuore, pesano e giudicano.

3. Questa pagina ci aiuta a ricordare che siamo tutti incamminati vero il Paradiso e che proprio questo sguardo al cielo deve essere il criterio di verifica di tutte le nostre azioni. È qui che affonda le sue radici anche il motto «Pane e Paradiso», con il quale solitamente sintetizziamo la vita e l’opera di don Guanella. A un primo sguardo sul suo agire, potremmo dire che egli si preoccupava anzitutto di dare pane ai poveri, per poi indicare loro la strada del Paradiso. Se però scaviamo più a fondo nella spiritualità di questo grande santo, ci accorgiamo che dovremmo piuttosto dire il contrario: proprio perché voleva tendere al Paradiso – e sapeva che tutti saremo giudicati sulla carità – distribuì con abbondanza pane ai poveri, andando incontro a tutti con la stessa carità del buon Pastore. Fu lo sguardo al Paradiso che lo spinse a dare pane ai poveri, riconoscendo in essi il volto sofferente di Cristo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare» (Mt 25, 35).

4. La scena del Giudizio finale incute timore, ma ci consola, tuttavia, sapere che se accogliamo il Vangelo, se ne accettiamo i comandamenti e le indicazioni, allora possiamo cominciare già da ora a stabilire una sorta di autogiudizio che ci prepari al Giudizio ultimo. Questa possibilità ci è data anche ogni volta che facciamo l’esame di coscienza, che ci prepariamo alla confessione, che ascoltiamo – nel silenzio della preghiera – ciò che la coscienza ci ricorda e ci rimprovera. Non solo. In questo anno giubilare, attingendo ai meriti dei santi e al grande tesoro che essi hanno accumulato, la Chiesa ci dona anche la grazia dell’indulgenza.

5. Torniamo al Vangelo e osserviamo più da vicino la grande schiera dei salvati. Essi sono coloro che – sedendo alla destra – si sentono dire dal Signore: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 24, 34-36). Non deve sfuggirci lo stupore dei giusti. Essi sanno di essere peccatori. Non possono negare che ciò che essi hanno fatto è troppo poco di fronte alla passione di Cristo. Per questo provano stupore e, di fronte all’irrompere dell’eternità nella loro vita, chiedono quando essa abbia avuto inizio. Per scoprire infine, nella meraviglia, che negli affamati e negli assetati, negli stranieri e nei poveri, negli ammalati e nei carcerati, il Signore è venuto loro incontro. Li ha giudicati degni della sua visita. 

6. San Luigi Guanella sapeva fin troppo bene che nei piccoli si rende presente il Signore. All’inizio del 1905, quando le sue Opere erano ormai ben avviate e con esse si presentavano anche difficoltà a non finire, raccomandava ai direttori delle sue Case l’adorazione eucaristica, ma anche la cura dei poveri. Scriveva: «[Gesù sacramentato] è il vero amico fedele che non tradisce e può esaudirci. Esso ci sosterrà, ci incoraggerà, renderà utili i nostri passi e le nostre azioni, preziosa la nostra vita e la nostra morte». E aggiungeva: «E quando non possiamo recarci da Gesù in chiesa, cerchiamolo nei suoi poverelli […] e a noi come ai suoi santi avverrà un giorno di sentire: “Perché hai amato i miei poveri, vieni alla mia destra”». San Luigi Guanella aveva colto in profondità che, se nell’Eucaristia il Signore si rende presente nel suo vero corpo, anche i poveri sono, in un certo senso, sacramento della sua presenza. Da trattare con cura, al pari dell’Eucaristia.

7. Ma torniamo per l’ultima volta al Vangelo per considerare infine la schiera dei dannati che, nello sviluppo della scena, prendono il secondo posto. Sono coloro che non hanno riconosciuto il Signore ed ora è lui che non li riconosce. Egli aveva visitato anche loro nei poveri e nei sofferenti, ma essi non l’hanno accolto. Ora, però, egli si svela, si fa riconoscere: mostra a loro le sofferenze che ha patito e anche dove essi avrebbero dovuto riconoscerlo. Ma essi sono vissuti con gli occhi chiusi, si sono costruiti un mondo nel quale non c’era posto per la sofferenza degli altri. Il paradosso è che, per schivare ogni sofferenza, si attirano addosso la più grande delle sofferenze: il fuoco eterno. E quel che è peggio è che non possono più prendersela con il Signore, ma solo con sé stessi.

8. Servi della Carità, Figlie di Santa Maria della Provvidenza e Guanelliani Cooperatori, la Chiesa vi è grata perché con le vostre Opere rappresentate al vivo il senso di questa parabola evangelica. In ciò che voi fate per i poveri il carisma guanelliano è vivo e si rinnova e parla a tutti con un linguaggio che tutti comprendono: è il linguaggio dell’amore, che si alimenta di piccoli gesti, nella certezza, però, che in ogni piccolo frammento di amore si rende presente il Signore.