Un ricordo di Rosa Costantini, madre generale delle suore guanelliane, a cento anni dalla nascita e quaranta dalla morte. È stata figura fondamentale nel rinnovare la congregazione femminile nella fedeltà a don Guanella
di don Gabriele Cantaluppi
«Aveva ricevuto dal Signore doti non comuni di intelligenza, di capacità intuitiva, di ascolto, di prudenza, di tolleranza, di creatività organizzativa. A chiunque incontrava, ripeteva sempre le parole del Fondatore e delle prime suore: Abbiate fede e fiducia nella Provvidenza, lei non ci abbandonerà mai».
Così La Voce, rivista delle Figlie di santa Maria della Provvidenza, nel primo numero del 1986 tratteggiava la figura di madre Rosa Costantini, la superiora generale deceduta improvvisamente il 19 dicembre dell’anno precedente all’aeroporto di Malpensa, appena scesa dall’aereo di ritorno dall’America Latina, proprio nell’anniversario della nascita del fondatore san Luigi Guanella.
Brenta, località posta dove inizia la Valcuvia, in provincia di Varese, aveva poco più di settecento abitanti quando il 23 marzo 1924 vide la luce Rosa. Nella famiglia Costantini papà Basilio testimoniava la semplicità della vita patriarcale del tempo, mentre mamma Fiorina Tamburini appariva la sposa saggia e avveduta, ricca di tenerezza, tratteggiata nel libro dei Proverbi.
Insieme all’unica sorella Giuseppina, Rosa crebbe in una famiglia ricca di fede. Nella chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Vito e Modesto, martiri molto venerati nella diocesi ambrosiana, ricevette il Battesimo il 6 aprile 1924 con il nome di Irma Rosa e venne ammessa alla Prima Comunione nel maggio 1932.
Per tutti l’educazione ricevuta in famiglia prepara in modo significativo alla missione, intesa come l’insieme delle attività e delle responsabilità che ciascuno svolge nella vita. È quello il primo ambiente di socializzazione e svolge un ruolo cruciale nel plasmare il carattere, i valori e le competenze per affrontare le sfide e le opportunità della vita adulta e del proprio percorso professionale. Così fu anche per Rosa, che poté arricchirsi di tutte le doti umane e religiose per la missione preparatale da Dio.
Trascorse gli anni della giovinezza in un’atmosfera di fede e serenità, imparando a tenere fede agli impegni presi. A scuola si mostrò alunna d’intelligenza pronta e vivace e di molta bontà di cuore. In parrocchia operavano le suore guanelliane, che ricorderà sempre per l’esempio da loro ricevuto, imparando a mettersi al servizio del prossimo, come già faceva da responsabile nell’Azione Cattolica e da catechista. Condivise anche la vita delle sue coetanee, che cominciavano presto il lavoro negli opifici, viaggiando in treno da Brenta a Varese, distanti tra loro una ventina di chilometri.
Fu l’esperienza di un ritiro spirituale a orientarla verso la scelta definitiva di donazione a Cristo. E fu il 25 agosto 1942, due anni dopo l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, quando fu accolta dalla Congregazione delle Figlie di santa Maria della Provvidenza. Aveva diciotto anni e iniziava il periodo di formazione che, attraverso il postulato e il noviziato, l’avrebbe condotta, il 21 giugno 1945, alla prima Professione religiosa. Proprio nell’anno di noviziato fu toccata dalla sofferenza per la grave malattia e poi la perdita della mamma, ma ebbe la fortuna di trovare in suor Teresa Ravizza, maestra delle novizie, un sostegno e una guida. Appena professa ricevette la sua prima “obbedienza” che la destinava a Roma per completare la formazione culturale e religiosa.
Spese le sue giovani energie per diciassette anni presso la parrocchia di San Giuseppe al Trionfale come collaboratrice pastorale e insegnante della annessa scuola primaria femminile, allora assai frequentata. Alle doti di cuore seppe unire un’intelligente creatività di idee e di metodi. Giunse poi nel 1964 la nomina a superiora della Casa Divina Provvidenza di Cosenza, una delle opere più significative della Congregazione guanelliana femminile, che ospitava molteplici servizi di carità. Il suo entusiasmo giovanile la spinse a educare ai valori prima di tutto con l’esempio, memore del consiglio del Fondatore che così scriveva nel 1899: «La superiora ami sinceramente e sinceramente esponga il cuor suo alle consorelle».
Furono certamente queste doti che spinsero le partecipanti al decimo Capitolo Generale della Congregazione, il 10 luglio 1970, a sceglierla come superiora generale, in età ancora giovane per un servizio tanto fondamentale. Sarà riconfermata per altri due sessenni nel 1976 e nel 1982, quest’ultimo interrotto dalla morte prematura.
Erano quelli gli anni in cui la vita religiosa era impegnata a riscoprire e attualizzare lo spirito e il carisma dei propri fondatori, aggiornando anche le regole degli istituti. Nei quindici anni in cui madre Rosa resse le suore guanelliane si impegnò generosamente in questo compito, valorizzando gli studi storici sul Fondatore, che incominciavano ad apparire in quegli anni.
Il Capitolo Generale del 1982 approvò il testo rinnovato delle Costituzioni che fu ratificato dalla Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari nella solennità Sacro Cuore il 28 giugno 1984. Madre Rosa le presentò alle suore due giorni dopo con queste parole: «L’approvazione della Santa Sede riconosce l’autenticità del nostro carisma, legittimando il valore e indicando la via sicura per vivere la radicalità evangelica e conseguire la santità».
Ovunque esercitasse il servizio dell’autorità, come superiora locale e come madre generale, ha sempre privilegiato quella “via del cuore” tanto raccomandata da don Guanella. Ed è proprio di chi ama sapere anche a volte correggere con dolcezza, instillando al tempo stesso fiducia e sicurezza.
Negli anni del suo servizio alla guida delle Figlie di santa Maria della Provvidenza furono aperte una quindicina di nuove Case, soprattutto nelle due Americhe. Madre Rosa ha saputo farsi dono al prossimo, ha condiviso le fatiche con le consorelle, ha comunicato speranza nella Provvidenza. È questo il segreto della sua riuscita e un messaggio che rimane per noi.