di padre Umberto Brugnoni, Superiore generale dei Servi della Carità

Mese di ottobre, per noi Guanelliani, mese di eventi importanti nella vita del nostro santo Fondatore don Luigi Guanella. La sua dolorosa malattia, la beata morte, le tappe della sua santità quali la beatificazione e la canonizzazione. Sembra che si siano concentrati nel mese di ottobre gli appuntamenti più importanti, dolorosi ma anche belli, della sua esistenza. Vogliamo per questo celebrare l’ottobre guanelliano a lode di Dio e di don Guanella, nel ricordo grato di queste tappe rilevanti.

Nello scorso settembre si è svolto a Gualdera, piccola località sulle Alpi a 1500 metri di altezza, un alpeggio dove abitava il nonno di Luigi e dove lui piccolo ebbe la visione della Madonna nel giorno della sua prima Comunione, il secondo corso internazionale di formazione per la Famiglia guanelliana. Quest’anno è stato in lingua inglese e vi hanno partecipato 34 confratelli e consorelle, provenienti dalle diverse circoscrizioni anglofone del mondo guanelliano. Ora, leggendo quanto veniva pubblicato sui temi svolti in ciascun giorno, mi ha colpito il riferimento non solo al pensiero e alle decisioni di don Guanella, ma anche ai suoi atteggiamenti, ai comportamenti che hanno caratterizzato il suo agire lungo l’esistenza, alla modalità con cui ha saputo leggere gli eventi, i segni e le sensazioni dell’animo, coltivati nel cuore e poi tradotti in progetto di vita.

Sfogliando in quegli stessi giorni, una rivista, mi ha colpito una frase evidenziata a centro pagina: «Il carisma profetico di una congregazione è tanto più perfetto, quanto più le verità nascono da pensieri e ispirazioni, e meno da immagini materiali». Ho pensato subito a don Guanella e mi sono chiesto se anche per lui è stato così?  A me sembra proprio di sì.

Prima di iniziare concretamente la sua fondazione, don Luigi parla spesso di ispirazioni, segni premonitori, immagini presenti nella mente, che gli prospettano cose, gli indicano traiettorie, possibilità future, (lui li chiama “sogni”), ma niente di chiaro, di già definito, di certo. Sono flash da interpretare, comprendere, valutare, per poi mettersi in gioco e giungere a scelte conseguenziali.

Di questi flash don Guanella ne ebbe diversi. Don Mazzucchi li annota nella voluminosa biografia (ristampa 1999, pag. 532). Ne cito tre: l’apparizione della Vergine sul “motto del vento” a Gualdera, nel giorno della sua prima Comunione che gli lascia intravvedere un possibile futuro; il vecchietto a Campodolcino che gli chiede i mentoni ricevuti in dono dal cognato Guglielmo Sterlocchi; il terzo, forse meno conosciuto ma molto significativo, lo racconta lui stesso: «Non so se nei viaggi di chierico o di neosacerdote, ricordo benissimo che, solcando il lago [di Como] sul battello  tra Dervio ed Olgiasca, guardai verso la chiesa di Pianello che non distinguevo e mi parve fissar l’occhio in una luce di mente e provare un movimento di cuore, che  mi dicesse: Guarda là, perché in quel luogo avrai lavoro e soddisfazione soave. Provai nel cuore per brevissimo momento un dolce soave quasi zuccherino, e poi tutto fu finito» (ivi, pag. 61).

Sono segni indicatori dello Spirito, che gli vogliono dire qualcosa su quello che sta pensando, discernendo, valutando; lo istradano senza però sorreggerlo nel discernimento. Ma a un certo punto questi segni per don Guanella diventeranno la forza delle sue posizioni, delle sue lotte, delle sue scelte, delle sue conquiste.

Pensiamo solo alle difficoltà incontrate nelle relazioni con i colleghi sacerdoti, con il suo vescovo, con le autorità politiche del tempo. Pensiamo a quel suo non accettare incarichi vincolanti (come ad esempio la nomina a parroco). Perché? Perché tenta la strada con don Bosco, ma poi risponde di sì alla chiamata del suo vescovo e fa ritorno alla diocesi di Como? Perché è certo interiormente che una è la volontà di Dio su di lui, e quella sola deve perseguire! Sogni, ispirazioni, segni premonitori sono cresciuti e sono diventati dentro di lui certezze, esigenze, fedeltà a una chiamata, corrispondenza alla volontà di Dio, accoglienza di un dono, di un carisma seminato dallo Spirito.

Cosa vuol dire tutto questo, cari lettori di Servire, per la nostra vita? Anche noi dobbiamo imparare a coltivare le ispirazioni che sentiamo dentro il cuore, verificarle e poi attuarle. Oggi invece si vuole passare immediatamente, senza un discernimento adeguato, all’azione, al fare, al mettere in atto quel che ci è passato per la mente in un momento, senza aver considerato e valutato. La condizione odierna ci induce a questo, ma non dobbiamo lasciarci sopraffare perché questo diventa rischioso.

Questo discorso vale ancor di più quando si tratta di operare il discernimento di un carisma, per impostare il tragitto della propria vita e proporlo agli altri, come è il caso di don Guanella (e di tutti i fondatori). Occorre capire cosa Dio vuole da te e poi come poter attuare questa sua volontà.  Il discernimento, l’ascolto interiore, l’analisi dei segni, diventa ancor più esigente. In uno studio pubblicato dai Salesiani, alcuni anni fa, si evidenziava che la felicità di una persona si realizza quando la stessa ha studiato, compreso e applicato alla sua vita la volontà di Dio, il progetto che Dio gli ha affidato venendo al mondo. L’infelicità, invece, è non capire perché sono in questo mondo e con quale progetto Dio mi ha chiamato all’esistenza.

In questo mese di ottobre, guardando alla vita di don Guanella, impariamo da lui a metterci in ascolto di Dio che ci parla, a impiegare tempo, a non essere precipitosi, a non lasciarci prendere dalle apparenze o dalle lusinghe umane, dalle cose facili e immediatamente produttive, ma puntare alla fedeltà di seguire la volontà che Dio ha su di noi. Qui sta la felicità, che ci può rendere eroi nella società senza tanti sforzi, unicamente perché abbiamo compreso e accolto nel cuore quanto il Creatore ha pensato per noi e ci ha proposto quale bene per la nostra esistenza. Auguri a tutti, e che don Guanella ci guidi su questa strada!