Cento anni fa, i primi Guanelliani giungevano in America Latina, per avviare la loro missione di carità. Sono stati benedetti dalla divina Provvidenza, che ha suscitato molteplici Opere in tutto il Continente. Ora i discepoli di don Guanella proseguono sulla strada da lui indicata

di padre Umberto Brugnoni, superiore generale dei Servi della Carità

Carissimi lettori di Servire, giunga a tutti voi il saluto da Buenos Aires, dove mi trovo per festeggiare con i confratelli guanelliani, le suore e numerosissimi laici il centenario della presenza dell’Opera Don Guanella in America Latina.

Il 15 novembre di cento anni fa, infatti, sbarcavano i primi tre Guanelliani italiani, inviati a piantare la tenda della carità in questa terra benedetta. Oggi siamo presenti in sette nazioni con oltre centodieci confratelli, in quaranta comunità religiose. È stato un progetto di promozione dei poveri, che si è espanso grazie alla assistenza dello Spirito Santo e alla dedizione di tanti Guanelliani che hanno percorso questa terra. Molti sono già in Paradiso, eredi della gloria del Padre, perché lo hanno amato è servito nei poveri. Tra i confratelli presenti in America Latina, alcuni sono originari di altre nazioni, ma parecchi sono autoctoni, e questa è una conferma di quanto i popoli sudamericani si siano lasciati coinvolgere dal nostro carisma.

Ringraziamo Dio ed entriamo con decisione nel secondo centenario, perché sedersi quieti e soddisfatti di ciò che si è compiuto non è proprio di chi ama nella carità di Cristo. In realtà, nei giorni immediatamente successivi alla celebrazione del centenario, il Consiglio provinciale, che coordina le comunità latinoamericane, insieme ai superiori delle Case, ha avuto una settimana di incontri, con lo sguardo verso il futuro e una domanda su come vivere meglio la “carità di persona”, come si esprimeva il fondatore don Guanella.

L’entusiasmo e la proiezione fiduciosa e decisa verso futuro, con il sostegno della speranza, sono ciò che viene proposto a tutti i cristiani nel mistero del Natale del Signore, che presto celebreremo. L’Avvento ci educa non ad avere paura di Dio, ma a porre speranza in lui. Siamo invitati ad accogliere l’evento della nascita del Signore come una promessa di vita, di sviluppo, di pace, di comunione tra i popoli. Però tutto questo si realizzerà a un solo patto: che lo vogliamo! Dovremo essere capaci di togliere dalla nostra vita personale tutto quanto è di ostacolo o di rallentamento al dono che Cristo viene a portare sulla terra.

In questo periodo natalizio si chiuderà anche l’Anno santo, tempo che la misericordia di Dio Padre ha voluto concederci per allontanare da noi tutto ciò che non è positivo e assumere invece l’“abito della festa”, cioè della comunione piena e perfetta con lui.

Coraggio, allora: mettiamoci in cammino! È questo l’augurio emerso nei giorni della celebrazione del centenario in America Latina. Coraggio e in cammino! È l’augurio che mi sento di rivolgere anche a voi, cari lettori di Servire. Niente è perso definitivamente; è possibile ricostruire tutto, sicuri che, per la presenza di Cristo accanto a noi, quanto di nuovo ricostruiremo avrà radici di eternità. Ci animi la fede legata alla nascita di Cristo. Faccio mio e trasmetto a voi l’augurio di don Guanella, trascritto nella nostra Regola di vita: «Siamo inviati a evangelizzare i poveri, rivelando loro l’amore di Dio Padre e suscitando in essi motivi di speranza».

Se qualcuno di voi, a Natale, può prestare aiuto a un povero che incontra, lo faccia con la consapevolezza di aiutare il Signore. Se abitate vicino a qualche anziano solo, invitatelo a pranzo con voi. Non costa nulla preparare una porzione in più, ma, come ci ricorda ancora don Guanella, «quello che farete sedere a tavola con voi, è Gesù Cristo». Grazie della vostra sensibilità e del vostro sostegno all’Opera Don Guanella. Buon Natale a voi e alle vostre famiglie!