Fede e genialità si sono unite nella vita di Antoni Gaudí, che a Barcellona fece della Basilica della Sagrada Familia un atto d'amore a Dio e di penitenza personale. Il 14 aprile 2025 papa Francesco lo ha dichiarato venerabile
di don Bruno Capparoni
La visita di papa Leone XIV alla città di Barcellona, e la santa Messa, celebrata il 10 giugno nella Basilica della Sagrada Familia, ha indirizzato gli occhi di tutto il mondo su quella grande chiesa, diventata una delle principali attrazioni della città catalana. Essa chiama l’attenzione per lo slancio verticale delle sue diciotto torri, tra le quali quella dedicata a Gesù Cristo, terminata nel 2026, che con i suoi 172,5 metri è la costruzione religiosa più alta del pianeta. Le sue tre facciate sono dedicate rispettivamente alla Natività, alla Passione e alla Gloria.
Ma quest’opera architettonica, tanto sorprendente e originale, non deve far dimenticare la figura del suo architetto, Antoni Gaudí y Cornet (1852-1926), di cui ricorre il centenario della morte. Egli ha riassunto nella sua persona le luci della genialità e della santità.
Nacque a Reus, in Catalogna, il 25 giugno 1852, quinto figlio di Francesc Gaudí i Serra e Antonia Cornet i Bertran, e fu battezzato il giorno successivo. Frequentò la scuola di Reus, dove si mostrò forse uno studente irregolare, ma indubbiamente brillante e originale. Stupiva insegnanti e compagni per la sua vivace intelligenza e per l'acume con cui osservava la realtà che lo circondava – un'attitudine che si sarebbe rivelata congeniale ai suoi futuri progetti di architettura.
A Barcellona intraprese gli studi presso la Scuola di Architettura e, pur incontrando difficoltà a causa della sua insofferenza verso i rigidi accademismi, concluse brillantemente il percorso nel 1878, ottenendo il titolo di architetto con il giudizio finale di “ottimo”. Nel corso degli anni Gaudí attraversò una vera e propria “odissea” stilistica e approdò infine a un linguaggio del tutto personale e inconfondibile. Si dedicò soprattutto all'edilizia privata, creando capolavori come la Casa Batlló, con la facciata rivestita da mosaici di vetro colorato e i balconi in ghisa simili a ossa, e la Casa Mila, detta La Pedrera, caratterizzata da una facciata ondulata e plastica in pietra viva.
Nel 1883 ricevette la commissione che avrebbe definito per sempre la sua vita: proseguire la costruzione della Basílica i Temple Expiatori de la Sagrada Família, avviata l’anno precedente dall’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano. Da quel momento, l'opera monumentale assorbì completamente le energie di Antoni Gaudí fino alla morte. Egli incarnò nella Sagrada Familia una profonda dimensione spirituale, opponendo ai fermenti anarchici e socialisti dei primi del Novecento i valori di un cristianesimo vissuto e contemplativo.
Nel 1886, la Sagrada Familia era poco più di un'idea in costruzione, perché erano stati completati solo la cripta e i primi muri dell'abside. Fu proprio nella cripta che avvenne l'incontro di san Giovanni Bosco con il giovane Antoni Gaudí. Questi fece da guida al "santo di Torino", che era in visita ai suoi Salesiani a Barcellona e gli mostrò i disegni, spiegandogli la complessa simbologia religiosa che intendeva esprimere nel tempio. Si dice che Gaudí rimase profondamente impressionato dall'umiltà e dalla stanchezza fisica di don Bosco, che appariva ormai logorato dalle fatiche.
Dal 1912 in poi la sua vita fu segnata da una serie di lutti, tra cui la morte del fedele mecenate Eusebi Güell (1918); a questa si aggiunse una grave crisi economica, che rischiò di bloccare la costruzione della Sagrada Familia.
Gaudí era soprannominato dai contemporanei "l'architetto di Dio". La sua religiosità, impregnata di preghiera e di spirito francescano, si tradusse simbolicamente nello slancio verso il cielo delle guglie della sua chiesa. Il suo stile di vita incarnava pienamente l'anima di san Francesco: come il Poverello d'Assisi, anche Gaudí abbracciò la povertà, mettendo il proprio talento al servizio della fede.
Dal 1883 fino alla morte nel 1926, la Sagrada Familia divenne per Gaudí un'autentica missione spirituale. Si ritirò progressivamente dalla vita pubblica, dedicandosi interamente al cantiere e negli ultimi anni visse come un eremita, dormendo in una piccola stanza all'interno della basilica stessa, studiando e lavorando giorno e notte. La sua vita semplice e austera, spesa nel silenzio e nella povertà, fu segno di un'unica aspirazione: edificare la casa di Dio nel cuore della città degli uomini. Profondamente sensibile verso i poveri di Barcellona, li accoglieva con generosità, convinto che nessuno dovesse allontanarsi da lui a mani vuote.
La sua fine fu tanto umile quanto drammatica. La sera del 7 giugno 1926, dopo una giornata di lavoro, si stava recando alla chiesa di san Filippo Neri per pregare, quando fu travolto da un tram. Cadde a terra, gravemente ferito, e nessuno lo riconobbe: il suo aspetto dimesso fece credere che fosse un mendicante. Fu soccorso da passanti che lo portarono all'ospedale di Santa Creu, dove fu ricoverato nel reparto dei poveri. Solo il giorno seguente, grazie all'intervento di amici preoccupati per la sua assenza, la sua identità venne riconosciuta.
Antoni Gaudí morì il 10 giugno 1926, dopo tre giorni di agonia, e il funerale fu seguito da una grande folla di ammiratori e di personalità civili e religiose. La sua salma venne tumulata nella cripta della Sagrada Familia, con l'autorizzazione del governo e la benedizione di papa Pio XI. Di lui disse Benedetto XVI, nel solenne atto di consacrazione della Basilica della Sagrada Familia, il 7 novembre 2010: «Antoni Gaudí fu architetto geniale e cristiano coerente, la cui fiaccola della fede arse fino al termine della sua vita, vissuta con dignità e austerità assoluta».