Nel gennaio 1926 il vescovo Aurelio Bacciarini suscitava un gruppo di donne consacrate a Dio e all’apostolato.
La sua fu intuizione profetica

di Riccardo Bernabei

Il 21 gennaio 1926 nel palazzo vescovile di Lugano veniva firmato l’atto notarile con il quale il vescovo Aurelio Bacciarini (1873-1935) fondava la Compagnia di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Tutto era cominciato qualche mese prima, il 10 novembre 1925, sul treno che riportava nel Canton Ticino i pellegrini che egli aveva accompagnato a Roma per il Giubileo. Sul treno era presente anche Maria Motta (1883-1947), sorella di Giuseppe, all’epoca uno dei più influenti uomini politici della Svizzera. Questa aveva ottenuto udienza con Bacciarini, per confidargli il proprio desiderio di entrare nell’Opera Cardinal Ferrari (Compagnia di San Paolo), un istituto secolare al servizio delle attività caritative della diocesi di Milano.

Aurelio Bacciarini, però, colse in quell’incontro un segno del volere di Dio: perché fare altrove quel bene che si poteva fare in diocesi? «Appena gliene ebbi parlato, – racconta la stessa Maria Motta – mi disse “È la Provvidenza che me la manda” e mi spiegò [...] che egli aveva in mente di fondare un'associazione o congregazione speciale», con il compito di occuparsi delle opere diocesane. Bacciarini non perse tempo, arrivando così nel giro di due mesi a costituire ufficialmente la Compagnia.

Ma per avviarla veramente ci voleva ancora del tempo. Maria Motta, infatti, trascorse i mesi successivi nella nativa Airolo, lavorando nell’albergo gestito dalla propria famiglia. Solo una volta terminata la stagione turistica, il 19 ottobre, saliva sul treno diretto a Lugano. Non era però sola, la accompagnava infatti la compaesana Margherita Dotta, la prima compagna, con la quale si trasferì nella prima sede, nel quartiere Maghetti.

La nuova associazione sarebbe stata innanzitutto un indispensabile aiuto all’Unione Femminile Cattolica Ticinese (U.F.C.T.), il ramo femminile dell’Azione Cattolica diocesana, occupandosi del suo segretariato. Secondo il vescovo, che aveva individuato nell’Azione Cattolica femminile il perno nevralgico della sua azione pastorale, perché questa potesse prosperare erano necessarie donne che potessero dedicarvisi a tempo pieno.

Qualche mese dopo, monsignor Bacciarini presentava pubblicamente le prime “sorelle”: «Non so se vi siete accorte di un fatto nuovo [...]. Due signorine hanno lasciato il loro paese, la loro casa, la loro famiglia e si sono recate e stabilite a Lugano presso il Segretariato [...]. Sono due: ma io mi auguro che domani siano quattro, poi sei, poi dodici, poi venti» (Discorso all’assemblea generale dell’U.F.C.T., Bellinzona, 3 luglio 1927).

La nuova fondazione era posta sotto il patrocinio di santa Teresa di Lisieux (1873-1897). La giovane carmelitana, che aveva promesso di «passare il proprio Cielo a fare il bene sulla terra», aveva avuto grande impatto sul mondo cattolico dell’epoca, tanto da essere beatificata nel 1923 e subito dopo canonizzata nel 1925. Così le «signorine» riunite da Bacciarini ebbero popolarmente il nome di “Teresine” e alle prime due si aggiunsero presto nuove compagne. Furono in sette a emettere, il 23 agosto 1930, per la prima volta, i voti di povertà, castità e obbedienza con i quali si consacrarono definitivamente a Dio.

La Compagnia era un istituto secolare, ovvero un’associazione, i cui membri si consacrano con i voti religiosi, ma vivono ‘nel mondo’ e non indossano l’abito religioso. La fondazione di Bacciarini poteva dirsi all’avanguardia; tali istituti infatti erano una novità recente nella vita della Chiesa. Solo nel 1947 la costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia li avrebbe riconosciuti ufficialmente, giudicando positivamente la loro esperienza, sorta nella prima metà del Novecento «non senza una speciale ispirazione della divina Provvidenza» (Pio XII, Provida Mater Ecclesia, 2 febbraio 1947, § 9).

La scelta di una tale forma era dovuta alle particolari circostanze storiche nelle quali ci si trovava. Lo ricordava lo stesso Bacciarini: «Vox temporis vox Dei (La voce del tempo è la voce di Dio) [...] Il clero non basta più, bisogna formare apostoli nel laicato maschile, nel laicato femminile che propaghino il regno di Gesù coll’esempio, colla parola, colla stampa, colla beneficenza, con tutte le nuove possibilità» (Discorso alla Compagnia di Santa Teresa di Gesù Bambino, 26 dicembre 1927).

Oltre al sostenere l’Unione Femminile, le attività a cui si dedicavano le consacrate erano le più diverse, come il lavoro manuale al servizio delle opere di carità, l’aiuto ai parroci per il catechismo, la contabilità e l’amministrazione della diocesi e del seminario.

Ma anche in un campo come quello della comunicazione e della stampa, il vescovo aveva bisogno della Compagnia. Nel 1926, infatti, aveva fondato «Il Giornale del Popolo», quotidiano della diocesi, affidando l'amministrazione proprio alle “Teresine”. Queste, poi, curavano altre riviste, dedicate alle donne e alle famiglie.

La Compagnia ha continuato a crescere e a rappresentare, con la sua opera, una linfa che ha nutrito la vita della diocesi. Trasferitesi dal 1939 in una nuova e più attrezzata sede, in via Nassa, sempre a Lugano, queste donne, per un secolo, hanno fatto un bene incalcolabile alla Chiesa ticinese con il loro lavoro umile e nascosto.

Ma gli anni Novanta hanno portato un’imprevedibile svolta nella storia della Compagnia. Il vescovo Eugenio Corecco occasionalmen-
te ospitava alcuni seminaristi romeni, che vennero in contatto con le “Teresine” di via Nassa. Da quei rapporti, nel 1996, nacque la prima missione della Compagnia in Romania, che ha portato frutti straordinari, considerando che sono oltre centoquaranta le vocazioni nate nel Paese balcanico, dove l’istituto conta sedici filiali.

Il centenario è stato celebrato nella sede di Lugano lo scorso 17 marzo, mentre in Romania a maggio si è tenuto un pellegrinaggio di ringraziamento al santuario mariano di Cacica. È stata una buona occasione per ricordare e ringraziare per il bene fatto in un secolo di storia, che ancora oggi continua lungo le imperscrutabili vie della divina Provvidenza.