Nella metropoli di Kinshasa i Guanelliani gestiscono cinque Centri per minori abbandonati. Di fronte a problemi enormi, grande è il desiderio di accogliere
questi bambini
di padre Gabriel Kawanda Mboma
La grande città di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, vive un fenomeno di estrema gravità, quello dei cosiddetti “bambini di strada”, che secondo stime recenti coinvolge da 20 a 30 mila minori. Cause molteplici hanno generato questo dramma sociale, ma tutte hanno la loro radice nella povertà estrema che colpisce molte famiglie le quali, non riuscendo a sfamare tutti i propri figli (bisogna ricordare che l'80% della popolazione della Repubblica Democratica del Congo vive con meno di due euro al giorno), finiscono per abbandonare i più piccoli.
I Guanelliani, nella misura delle loro limitate forze e seguendo l’ispirazione del fondatore san Luigi Guanella, hanno affrontato questo fenomeno gravissimo e hanno organizzato l’Œuvre de Suivi, d’Education et de Protection des Enfants de la Rue (Organizzazione per il monitoraggio, l'educazione e la protezione dei bambini di strada - OSEPER). Essa agisce in quattro comuni della città, che sono Matete, Lemba, Maluku, Limete, e ha come obiettivo il recupero dei bambini e dei giovani di strada (ragazze e ragazzi). Quattro di questi Centri sono strutture residenziali: una per ragazze, due per ragazzi e una per ragazzi con disabilità intellettiva. Infine il quinto è aperto all’accoglienza giornaliera di ragazze e ragazzi.
In questi Centri i Guanelliani cercano di incontrare i “bambini di strada” negli ambienti dove conducono una vita di abbandono e forniscono un po’ di assistenza sanitaria di base, quando sia necessario. In seconda battuta, si tenta di incoraggiarli a tornare alle loro famiglie o di indirizzarli verso i Centri di accoglienza, dove possono ottenere un sostegno più completo. Spesso la situazione di questi minori è drammatica ed essi sono vittime di abusi durante la notte.
Per raggiungere questi obbiettivi, prima di tutto si punta sulla protezione immediata dei “bambini di strada”. Un’équipe mobile, costituita da un'ambulanza con personale medico e da agenti per un supporto educativo, raggiunge alcuni punti di ascolto presso i mercati cittadini e invita i bambini a venire al centro di primo intervento a Matete, chiamato "Point d'Eau". In esso è possibile accogliere oltre 150 minori, maschi e femmine, ed essi vi trovano protezione notturna e accesso a servizi igienici, ma anche un pasto giornaliero e l’assistenza medica. Nel “Point d’Eau” vi sono attività educative, ma soprattutto vi è ascolto e dialogo personale.
Un secondo scopo perseguito è l’istruzione. I bambini vengono convinti a frequentare la scuola del quartiere e partecipare ad attività educative per il loro sviluppo mentale. Se il minore ha quindici anni e possiede un livello di istruzione corrispondente ai primi anni della scuola elementare, viene indirizzato a un apprendistato presso il Centro di formazione professionale, retto dai Guanelliani a Limete, dove si svolgono corsi di panificazione, taglio e cucito.
Bisogna però riconoscere che il ricongiungimento familiare spesso non è né facile né duraturo e il rischio che un bambino torni in strada è elevato. Per questo motivo i collaboratori dell’OSEPER devono visitare spesso i bambini a casa loro e mantenere contatti con loro per un periodo che può variare da pochi mesi a diversi anni. Se invece il ricongiungimento familiare non è più possibile, i giovani che raggiungono la maggiore età completano il loro apprendistato e poi vengono avviati a una vita indipendente.
I Centri guanelliani, secondo lo spirito del fondatore san Luigi Guanella, si occupano anche di bambini con disabilità intellettiva, le cui famiglie è spesso impossibile rintracciare. Per loro, è stato creato un Centro specializzato sull'altopiano di Bateké, fuori della città di Kinshasa, dove vi è una grande fattoria ed essi possono ricevere cure, istruzione e riabilitazione in un ambiente tranquillo e sicuro.
È facile immaginare che le difficoltà incontrate nell'attuazione delle nostre attività sono enormi. Ogni giorno gli operatori devono combattere con un’enorme instabilità tra i bambini e giovani che accorrono al Centro di accoglienza “Point d'Eau”, nonostante gli sforzi per aiutarli a cambiare comportamento. A questa instabilità si aggiungono quotidiane aggressioni da parte di alcuni giovani noti come "kuluna" (bande di strada).
Vi sono sfide economiche che talora mettono in pericolo il grande lavoro di recupero messo in atto. Prima di tutto ci si scontra con l’impossibilità di sostenere le famiglie dei bambini per realizzare i progetti di reinserimento. Poi si deve affrontare l’aumento dei costi di trasporto e le interruzioni degli interventi a causa del traffico intenso. La Repubblica Democratica del Congo soffre di un’inflazione endemica del franco congolese, che provoca fluttuazioni incontrollate del tasso di cambio e pertanto i prezzi vanno alle stelle.
A queste difficoltà si aggiungono problemi contingenti, che i Centri vivono periodicamente. Non è raro che si registri la carenza di farmaci per cure specifiche supplementari, sia quelle che si offrono sull'équipe mobile che quelle praticate nei piccoli ambulatori nei Centri. Talora ci si scontra con problemi tecnici, come quello dell'ambulanza che si guasta frequentemente, impedendo all'équipe di rispettare i programmi di intervento e di servizio. Addirittura capita che alcuni bambini non possano essere ricongiunti con le loro famiglie, nelle province remote, a causa della mancanza di fondi per il viaggio.
Grandi sembrano queste difficoltà, ma altrettanto forte è l’ideale guanelliano che grida con la stessa voce di san Luigi Guanella: «Fermarsi non si può finché ci sono poveri da soccorreblemi del Congo.