Dalla Spagna alla Romania, in diversi Paesi europei i Guanelliani vivono il carisma del loro Fondatore. Ricordi e impressioni dell’assemblea annuale della Delegazione Europea
a Barza d’Ispra (Varese)
di padre Gustavo De Bonis
L’
articolo riproduce nel titolo la frase con cui si apriva la lettera di convocazione del superiore delegato della Delegazione San Luigi Guanella, don Fabio Pallotta, con la quale invitava i confratelli all’assemblea, svoltasi presso la Casa Don Guanella di Barza d’Ispra dal 9 al 13 marzo 2026. Secondo i regolamenti che guidano la vita guanelliana, l’incontro assemblea-
re favorisce la comunione, la partecipazione e la corresponsabilità tra i fratelli; inoltre, sottopone al discernimento comune i temi riguardanti la vita e lo sviluppo di ogni circoscrizione, e serve a elaborare una programmazione annuale o triennale.
Nella sua lettera don Fabio aggiungeva che l’assemblea è anche tempo di distensione: prendendo le distanze dai luoghi e dalle pressioni quotidiane, si ha la possibilità di raccontarsi un po’, pregare insieme, ascoltare, imparare da tutti e maturare sentimenti e slanci in sintonia con tutta la Congregazione, nostra vera madre.
Ma ritrovarsi a Barza d’Ispra è stato molto significativo per due motivi: anzitutto perché nel piccolo centro sul lago Maggiore, in provincia di Varese, molti dei confratelli presenti avevano compiuto parte dell’itinerario formativo e quella è stata la sede di numerosi Capitoli generali; il secondo motivo che chiama lì i Guanelliani è che nella chiesa del Sacro Cuore riposano i resti del Servo di Dio fratel Giovanni Vaccari, un esemplare religioso morto in Spagna nel 1971.
L’assemblea si è aperta il 9 marzo con la recita dei Vespri presso la tomba di fratel Giovanni. Padre Andrés García Velasco, che ha conosciuto personalmente fratel Giovanni ed è stato accolto in seminario da lui, ha richiamato alcuni aspetti della vita spirituale del Servo di Dio.
Martedì 10 marzo è invece stata la giornata dedicata a riflettere sul cammino della Congregazione e della Delegazione. Chi scrive è stato invitato a presentare il cammino dei Guanelliani, avviato dal XXI Capitolo generale, a partire dal Documento finale e dall’attuazione di una programmazione elaborata, con metodo “sinodale” nel settembre 2025, dai superiori delle varie circoscrizioni in cui sono suddivisi i Servi della Carità nel mondo. Vi è stato pure ampio spazio per delucidazioni, chiarimenti e domande.
Nel pomeriggio di quel martedì si sono susseguiti gli interventi dei confratelli delle diverse nazioni, che hanno presentato la composizione delle comunità e il cammino compiuto nell’anno, come in un’analisi SWOT (acronimo di Strengths/punti di forza, Weaknesses/punti di debolezza,
Opportunities/opportunità e Threats/minacce), insieme alle prospettive e alle speranze che sostengono le singole comunità.
Mercoledì 11 marzo è stata una giornata di vero “gaudio” spirituale. Ci siamo spostati da Barza a Torino, la città dei maestri di don Guanella. La visita è iniziata al Cottolengo, dove siamo stati accolti cordialmente da una suora della Piccola Casa, che ci ha mostrato un filmato sulla vita di san Giuseppe Benedetto Cottolengo e alcune testimonianze delle attività che lì si realizzano. Subito dopo ci siamo recati nella chiesa principale per venerare il corpo del grande Santo della carità, recitando la coroncina della divina Provvidenza. Colpiva il fatto che la suora, nel guidarci, richiamasse spesso i luoghi in cui era passato il nostro san Luigi Guanella.
La seconda tappa a Torino è stata a Valdocco; nella magnifica Basilica di Maria Ausiliatrice abbiamo celebrato la Messa, poi in modo libero abbiamo visitato le camerette di don Bosco.
Una terza tappa l’abbiamo vissuta presso l’Arsenale della Pace – SERMIG (Servizio Missionario Giovani), fondato dal laico Ernesto Olivero per combattere la fame nel mondo attraverso opere di giustizia e di solidarietà verso i più poveri e la promozione di uno sviluppo autentico.
Tutte e tre le visite hanno nutrito profondamente il nostro essere guanelliani: da una parte, sostando nei luoghi in cui don Guanella ha ricevuto tanto da due santi, san Giovanni Bosco e san Giuseppe Benedetto Cottolengo; dall’altra, incontrando una forma attuale di carità che si esprime nell’Arsenale della Pace, con le molteplici attività che vi si svolgono.
Rientrati a Barza d’Ispra, l’indomani 12 marzo lo abbiamo dedicato all’ascolto delle testimonianze di alcuni confratelli. Per primo, don Marco Grega ci ha aiutati a riflettere su diversi aspetti della vita religiosa oggi: il nostro carisma, i giovani e il cammino vocazionale, i luoghi guanelliani e i Capitoli generali. Nel pomeriggio abbiamo ascoltato la testimonianza di don Domenico Scibetta, don Leonello Bigelli e don Agostino Frasson, che hanno condiviso con noi la loro esperienza nell’apostolato di carità, in situazioni di particolare necessità. Ci hanno spiegato come sono nate le iniziative a cui essi si dedicano, come proseguono e quali prospettive hanno per il futuro.
Dopo cena di quest’ultimo giorno, abbiamo vissuto una serata insieme, partecipando ai canti e gustando i “trucchi di magia” eseguiti da don Arcangelo Biondo. Mi sono rimaste impresse queste “parole magiche”, che all’inizio faticavo a imparare: «Bibidì, Bobidì Bu: vince chi ama di più». Al di là della “magia”, queste parole mi sono sembrate adatte per concludere queste giornate d’assemblea. Questo è il messaggio conclusivo: vince davvero chi ama di più, chi sa perseverare con coraggiosa pazienza sulla via della giustizia e dell’amore, in mezzo alle tribolazioni, chi risponde al male con il bene
(cfr. Rm 12, 21). Vincono i Guanelliani di questa Delegazione Europea, che nelle rispettive nazioni svolgono con sacrificio e dedizione la missione che la Provvidenza ha affidato loro.