San Luigi Guanella lo diceva di sua sorella Caterina, morta il 13 giugno 1891. Ne fece scrivere una biografia e ne promosse il Processo di Beatificazione

di don Gabriele Cantaluppi

«Sarai tu dunque prete?», fu l’esclamazione gioiosa con cui Caterina accolse la notizia che il fratello dodicenne Luigi aveva ottenuto un posto gratuito nel Collegio Gallio di Como. Si sarebbe così incamminato al sacerdozio, superando la grave difficoltà che la retta del Seminario comportava per la famiglia Guanella.

Caterina era l’ottava nella numerosa famiglia di tredici figli di Lorenzo Guanella e Maria Bianchi. Era nata a Fraciscio, frazione di Campodolcino, nella Valchiavenna, il 25 marzo 1841 e il giorno successivo fu portata al fonte battesimale, dove ricevette i nomi di Maria, Caterina e Anna. Trascorse l'infanzia in casa, mai pienamente accettata dal padre il quale, dopo cinque figlie, avrebbe preferito un figlio maschio che, secondo la mentalità del tempo, gli garantiva la continuità del parentado e poteva aiutare più validamente nell’agricoltura alpina.

Tra i sette e i quindici anni, Caterina frequentò le classi elementari tenute dai cappellani di Fraciscio: la scuola statale era stata introdotta da poco e per la carenza di un corpo docente l'insegnamento era spesso affidato ai sacerdoti. Poi fino all'età di ventisette anni si dedicò ai lavori domestici e alle attività agricole.

Era legata a Luigi, minore di un anno, da profondo affetto e ne condivideva i sogni e i progetti di bene. Durante i giochi infantili, mossi dalla compassione per i tanti poveri presenti nel villaggio di Fraciscio, mescolavano fango e acqua per fare una "zuppa" e la dividevano in porzioni, pensando di prepararla per i poveri; questa sarebbe poi diventato la missione del fratello.

Il 26 maggio 1866, Luigi fu ordinato sacerdote e Caterina lo seguì come governante e collaboratrice nelle iniziative pastorali e caritatevoli, prima a Prosto per un anno, e successivamente nell’alpestre Savogno, dove il fratello rimase come parroco per quasi otto anni.

Don Luigi aveva conseguito il diploma di maestro e ricevette dall’amministrazione comunale l'incarico di insegnare nelle Elementari. Affidò l'educazione delle bambine a lei, che possedeva soltanto un'istruzione minima, ma era intelligente e svolgeva il lavoro con precisione. Sapeva trasmettere alle sue alunne non solo nozioni di economia domestica, ma anche esempi di virtù con il suo comportamento.

Oltre che nell’insegnamento, affiancò il fratello nel suo infaticabile ministero parrocchiale, sostenendolo con la preghiera e il sacrificio. Si occupava della catechesi, dell’assistenza agli anziani e agli infermi; era considerata dai parrocchiani un “angelo di buon esempio” e “una giovane di grande virtù”. Correva in aiuto alle madri che, costrette al continuo lavoro dei campi, non avevano neppure il tempo per rattoppare i panni ai loro figli. Verso gli infermi la sua carità era grande e si prestava giorno e notte ad assisterli: li preparava ai Sacramenti e li assisteva nell’agonia.

Forse a Savogno tra i due fra-
telli non ci furono sempre rappor-
ti idilliaci, anche per la diversità di carattere. Nel 1910, in occasione del Processo di Beatificazione di Caterina, don Luigi avrebbe ricordato: «Negli anni che dimorò con me trovava molto penoso piegare la sua volontà ai desideri e alle imprese mie, che avevo l’abitudine di non riposare mai e di non lasciare riposare alcuno, quando mi ero fisso in mente un’opera di culto o di zelo o di carità qualsiasi. Il mio carattere era più quello di Marta che di Maria, mentre ella era tutto il rovescio. Tuttavia si rassegnava e faceva quanto io volevo».

Dopo la decisione del fratello di andare da don Bosco a Torino, nel 1875, Caterina tornò a Fraciscio per accudire la madre ormai inferma, vedova dall’anno precedente e che sarebbe morta il 18 settembre 1879. Don Lorenzo Sterlocchi, il parroco di Campodolcino, che ne avrebbe poi steso la biografia, appoggiando il desiderio di un gruppo di ragazze guidato da Caterina, il 25 marzo 1877 istituì nella parrocchia la "Pia Unione delle Figlie di Maria", riservandosi il compito di padre spirituale ma nominando lei quale direttrice, nonostante la sua ritrosia. Fu per le sue compagne maestra di spirito, consigliera saggia e illuminata e, al dire di don Guanella, «pareva godesse del privilegio dell’intui-
zione dei cuori».

Nell’ultimo periodo della vita coltivava il desiderio di fondare un piccolo Istituto per donne nubili che, avendo fatto il voto di verginità, potessero vivere insieme dedicandosi all’apostolato caritativo in favore dei poveri. Ma la malattia e poi la morte, avvenuta il 13 giugno 1891, le impedirono la realizzazione del progetto.

La fama delle sue virtù si diffuse all’intorno e il fratello don Luigi non esitò a definirla “ispiratrice e cooperatrice” della sua opera, dichiarando che egli stesso, “stando in difficoltà continue e gravi”, ne aveva sperimentato lo “speciale conforto e quasi sensibile cooperazione di fede e di carità”.

Fu il cardinale Domenico Ferrata, prefetto della Congregazione dei Riti (oggi Dicastero per le Cause dei Santi), a farsi promotore della sua Causa di Beatificazione, dopo averne letto la biografia, e l’iniziale esitazione di don Guanella fu superata grazie all'incoraggiamento del papa Pio X. La Curia diocesana di Como con il vescovo Alfonso Archi istituì il tribunale ecclesiastico, anche se per qualche errore procedurale la Causa subì dei ritardi nelle indagini canoniche. Don Luigi Guanella, sempre più impegnato in innumerevoli fatiche a sostegno delle sue istituzioni, non poté seguire da vicino il Processo che si arenò. Ma nonostante ciò, la figura di Caterina Guanella continua a essere un modello di santità, quale testimone dell'amore a Cristo, ai poveri e ai sofferenti.