Don Guanella all’origine della pedagogia cristiana contemporanea
di Fabrizio Fabrizi
«Gesù cresceva in età, sapienza e grazia» (Lc 2, 52). La geniale sintesi del Vangelo dà le dimensioni essenziali dell’educazione umana: la maturazione fisica, lo sviluppo dell’intelletto, l’apertura al soprannaturale. Partendo da questo fondamento, Educatori cristiani del XX secolo presenta alcune personalità che hanno segnato la contemporaneità della riflessione educativa e offre interessanti contributi per l’impegno pedagogico attuale.
In questo volume (Roma, Anicia, 2025, 237 p.), colpisce subito la quantità di nomi che ci vengono incontro: cinque autori e sette educatori: autorevoli studiosi i primi, di solida cultura accademica e valida esperienza operativa; portatori di una potente profezia sull’umano i secondi, scaturita dall’unica fonte evangelica che sempre si rinnova.
Vittore Mariani (docente della Cattolica, coordinatore del volume), Stefano Biancotto (guanelliano), Patrizia Pirioni (Minime Oblate del Cuore di Maria), Giuseppe Trevisi (assistente sociale) e Antonio Valentini (presidente dei Guanelliani Cooperatori) danno i ritratti di sette educatori «caratterizzati da una vita cristiana, cristiani tra i tanti, cattolici tra i tanti, a tempo pieno per gli altri, nella totalità della donazione a Dio, alla Chiesa e alla società, nel servizio gratuito e disinteressato». Dai primi del Novecento al Terzo millennio, il loro pensiero e le loro opere hanno accompagnato la persona a scoprire e percorrere il cammino della vita.
Il privilegio di aprire l’illustre galleria tocca proprio a Luigi Guanella, il cui pensiero sembra prefigurare tutti gli elementi che verranno poi sviluppati dalla pedagogia cristiana. Morendo nel 1915, consegnava al nuovo secolo un più profondo sguardo sull’uomo, una sensibilità antropologica radicata nella paternità di Dio. Valentini delinea la sua pedagogia partendo da un «principio essenziale: ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione, ha una sua dignità e un suo valore inestimabile che devono essere riconosciuti e coltivati». Nella formazione di don Guanella furono fondamentali le giovanili esperienze presso l’opera del Cottolengo e a fianco di don Bosco, dalle quali trasse «una visione pedagogica basata sull’amorevolezza, sulla fiducia, e sul valore della persona». La sua preferenza per coloro che all’epoca venivano praticamente abbandonati (orfani, poveri, disabili, anziani soli e malati) si basava sulla «convinzione che anche chi era considerato un incapace dalla società avesse un valore inestimabile agli occhi di Dio».
Per Guanella l’educazione è opera di cuore, cioè espressione di amore umano e carità cristiana, da realizzare in un clima di famiglia (voleva che le sue Opere si chiamassero Case) e nella fiducia verso la Provvidenza, manifestazione concreta della paternità di Dio. L’educazione si realizza soprattutto attraverso la vicinanza e la condivisione, nella certezza che ognuno ha qualcosa da offrire ed è ricco di potenzialità e ‘bellezza’, anche se offuscato dalle fragilità del corpo o dell’intelletto. Attraverso studio e lavoro, Guanella proponeva nelle sue Case un «superamento della mentalità assistenzialista» per restituire dignità e responsabilità a ogni persona, nonostante i suoi limiti. Al termine della sua efficace sintesi, Valentini illustra come la pedagogia guanelliana risulti tuttora efficace, anche a sostegno delle odierne emergenze educative che spesso sono legate alle nuove forme di povertà.
All’estremo cronologico opposto gli autori collocano don Luigi Giussani (1922-2005), fondatore di Comunione e Liberazione, che già negli anni ’50 colse i primi segni dell’avanzante secolarizzazione e in una dimensione di forte appartenenza comunitaria fece riscoprire a tante generazioni di giovani la ragionevolezza e la convenienza umana della fede, dando anche nuovo impulso alla presenza pubblica dei cattolici.
In mezzo a loro, altre grandi figure che hanno unito riflessione e pratica, facendo dell’opera educativa lo strumento privilegiato di una luminosa testimonianza cristiana.
La maestra bresciana Margherita Tonoli (1876-1947) che a Milano fu colpita dalle diffusissime condizioni di povertà infantile create dallo sviluppo industriale. Così nel 1908 iniziò la Piccola Opera della Salvezza del Fanciullo per accogliere minori abbandonati o in condizioni di disagio, ai quali dava una casa e una famiglia.
Don Primo Mazzolari (1890-1959), che da semplice parroco di Bozzolo, piccolo centro del Cremonese, esercitò un altissimo magistero morale attraverso gli scritti e gli interventi pubblici, educando le coscienze di giovani e adulti alla pace, alla giustizia sociale, al rispetto dei poveri, spesso con atteggiamenti sanamente provocatori verso le autorità laiche e religiose, richiamate con forza al loro spirito di servizio per il bene comune.
Don Carlo Gnocchi (1902-1956), finissimo padre spirituale in prestigiosi istituti milanesi e poi cappellano degli alpini in Russia. Universalmente noto come “il padre dei mutilatini” per la riabilitazione delle piccole vittime della guerra, esplorò le profondità del mistero della sofferenza, di ogni bambino innocente come di un’intera società prostrata da lutti e distruzioni, nella certezza che un popolo potesse rinascere solo con «la restaurazione della persona di Cristo in ogni uomo».
Don Lorenzo Milani (1923-1967), prete fiorentino coltissimo e di nobili origini, che per il coraggio delle sue idee controcorrente fu ‘esiliato’ a Barbiana, minuscola frazione del Mugello. Insegnando a pochi bambini, iniziò una profonda rivoluzione culturale e pedagogica culminata nella famosa Lettera a una professoressa, che diede una nuova fisionomia alla scuola italiana.
Giuseppe Lazzati (1909-1986), fondatore dell’Istituto secolare Cristo Re, membro dell’Assemblea Costituente e poi del Parlamento italiano, docente e per molti anni rettore dell’Università Cattolica. Formò una classe dirigente che portò nell’azione politica e sociale il rinnovamento ispirato dal Concilio Vaticano II, con la responsabilità di costruire «una città dell’uomo a misura d’uomo».