In Argentina i primi Servi della Carità giunsero nel 1925 e iniziarono una storia che perdura e porta frutti.
Da allora i Guanelliani, operano seguendo il carisma di don Guanella e ne sono testimoni
di don Gustavo De Bonis, consigliere generale
«Cent’anni di carità! Cent’anni di mani che non si stancano mai di donare!». Così il ritornello dell’inno per il centenario dei Servi della Carità in Argentina, prima nazione nel continente latinoamericano a ricevere il carisma di san Luigi Guanella.
Alcune pubblicazioni storiche hanno già raccontato il primo tentativo di fondazione a Tandil, cittadina ubicata al sud di Buenos Aires, da parte dei primi tre Guanelliani ivi giunti. Hanno descritto il ruolo importante che vi ebbero gli emigranti provenienti da Pianello del Lario, culla dell’Opera Don Guanella, come pure, andando più indietro, le notizie sull’Argentina che don Guanella aveva raccolto dai suoi convalligiani e parenti, e infine l’invito che don Bosco gli fece a essere direttore della prima scuola salesiana in quella nazione.
Nella celebrazione di questo centenario, il primo ringraziamento è rivolto al Signore, il quale ha sostenuto e guidato l’Opera Don Guanella nelle terre latinoamericane. Certamente, quello che noi oggi commemoriamo con tanta gioia, per ricevere il sigillo proprio di ogni opera di Dio ha dovuto passare anche attraverso la legge evangelica del “morire per portare molto frutto”, cioè attraverso molte sofferenze. Del resto lo stesso Don Guanella, diceva che «per fare il bene bisognava salire il calvario» e le fondazioni americane non sono state risparmiate dallo sperimentare questa massima del Fondatore.
In effetti, la prima fondazione nel 1925 per diverse vicende dolorose non prosperò e i primi confratelli dovettero andarsene dall’accogliente cittadina di Tandil. Eppure, proprio per la stessa promessa evangelica, da quella fondazione “fallita” ne sorsero altre, nel territorio argentino (Tránsito de San José a Buenos Aires, le Opere di Tapiales e di Santa Lucia) e poi in altre nazioni del continente, in Paraguay, Brasile e Cile, e più di recente in Messico, Colombia e Guatemala
Inoltre, sempre a partire dal quel seme di cent’anni fa, nel con-
tinente sudamericano si è sviluppata in completezza la missione guanelliana, rivolta a varie categorie di poveri. Vi sono Case per minori a rischio, per anziani e disabili; vi sono Centri pastorali e parrocchie, scuole per i diversi livelli di istruzione, techos fraternos che sono strutture più snelle sorte dal desiderio di “allargare la tenda della carità”.
Bisogna inoltre ricordare che lungo questi cent’anni sono passati numerosi Guanelliani italiani, come “ambasciatori” del carisma, trasmesso poi ai confratelli nativi. E a questo punto sarebbe interessante passare in rassegna le vocazioni guanelliane di provenienza latinoamericana. In effetti, i primi tre guanelliani latinoamericani provenivano dall’Argentina, anche se di origine italiana. In un secondo momento arrivarono figli e nipoti degli emigrati europei; infine in un terzo momento sono sorte vocazioni di provenienza non europea, e anche vocazioni d’origine indigena, come capita al presente.
Le suore guanelliane, Figlie di Santa Maria della Provvidenza, arrivate in territorio latinoamericano negli anni Sessanta, furono chiamate a farsi carico di un ospedale proprio nella cittadina di Tandil. Da lì si sono diffuse successivamente in Colombia, Pa-
raguay, Cile, Argentina e Messico e hanno affiancato i Servi della Carità lavorando nelle loro stesse Case o nei Centri pastorali.
Tutti conosciamo il grande impulso che l’apostolato dei laici ha ricevuto dal Concilio Vaticano II, ma già da prima l’Opera Don Guanella in America Latina ha potuto contare sul validissimo aiuto di bravi laici. Si può affermare che in tutte le comunità ci fu l’apporto dei laici a vari livelli, dai benefattori ai volontari, dagli associati della Pia Unione del Transito di San Giuseppe agli amici dell’Opera. Varrebbe la pena ricordare più spesso le molte persone che accolsero, fin dalla prima ora, l’Opera Don Guanella e che in diversi modi si sono accostati alla bellezza del carisma e della missione guanelliana. Oggi in America Latina c’è un nutrito gruppo di Guanelliani Cooperatori, che coronano la loro vocazione laicale con questo particolare impegno nella Chiesa e nella società.
Considerando poi gli “organismi di governo”, la Congregazione guanelliana in America Latina ha vissuto diversi cambiamenti. All’inizio ci furono le Delegazioni, che negli anni Settanta si sono trasformate nel due province, chiamate di Santa Cruz e della Cruz del Sur. Se ne è poi aggiunta una terza, la Provincia Nuestra Señora de Guadalupe, che comprendeva il Messico, il Guatemala, la Colombia e la Spagna.
Oggi, in seguito ai mutamenti occorsi nella presenza guanelliana in Sud America, tutte le nazioni latinoamericane in cui i Servi della Carità sono presenti (Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Guatemala, Messico e Paraguay), fanno parte della nuova Provincia Nuestra Señora de Guadalupe, la più vasta per numero di nazioni.
Nella Messa di ringraziamento celebrata a Buenos Aires il 15 novembre scorso, il superiore generale padre Umberto Brugnoni, oltre a ringraziare Dio per questo primo centenario di vita e missione, ha invitato i presenti a “lanciarsi” verso il secondo centenario, per affrontare le sfide che ora si presentano nel continente con la stessa tenacia e lo stesso ardore evangelico dei pionieri. Ha ringraziato i confratelli passati per queste terre latinoamericane, domandando al Signore di dare il premio eterno a quelli sono partiti da questo mondo, e di concedere ai viventi le grazie che più desiderano.
Il ricordo di questa “avventura”, che cent’anni fa sembrava un sogno, ma era nei disegni della divina Provvidenza, scaturita dal Cuore di Gesù per estendere il fuoco della sua carità nelle terre americane, sia di sprone oggi per tutta la Congregazione guanelliana, ormai presente nei cinque continenti.