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Don Carlo Maglia

" ...Con gratitudine conserva memoria di coloro che il Padre ha già chiamato nella sua Casa: alla divina misericordia affida la loro vita ed eleva suffragi..." (Cost. n.23)


Nato a Varenna (CO) il 21 luglio 1926
Noviziato a Barza d’Ispra dal 12 settembre 1946
Prima Professione a Barza d’Ispra il 12 settembre 1949
Professione Perpetua a Chiavenna il 12 marzo 1955
Sacerdote a Milano il 26 maggio 1956
Morto a Castel S. Pietro (Ticino) il 28 febbraio 2019
Sepolto nel cimitero di Riva S. Vitale

 

Don Carlo Maglia è uno degli ultimi rappresentanti di quella generazione che ha conosciuto la guerra, che è cresciuto in un mondo contadino dove il lavoro e il sacrificio fanno naturalmente parte della vita e perciò diventano stile con cui viverla, e che ha portato questa esperienza anche nel modo di vivere la Vita Religiosa, fondandola su espressioni importanti ed essenziali, quali la preghiera e il lavoro. Don Carlo nacque a Varenna il 21 luglio 1926, da Ambrogio e Maglia Anna: ultimo figlio dopo tre sorelle. Fu battezzato 4 giorni dopo, a Varenna, nella chiesa di S. Maria Nascente; mentre ricevette la Cresima, sempre a Varenna, dal beato card. Schuster, il 26 maggio 1936. All’età di vent’anni, il 12 settembre 1946, dopo 6 mesi di postulandato, entrò nel noviziato guanelliano di Barza d’Ispra (VA); sempre a Barza emise la prima professione religiosa il 12 marzo 1949. Svolse il tirocinio di educatore dei ragazzi per due anni (1950-52), negli istituti guanelliani di Lecco e poi di Gatteo. Seguirono 4 anni di studi teologici: il 1o ad Anzano del Parco (CO), il 2e 3o nella Casa don Guanella di Chiavenna, dove emise la professione perpetua il 12 marzo del 1955; il 4o anno di teologia lo trascorse presso l’Istituto S. Gaetano di Milano. A Milano ricevette il Diaconato (17 dicembre 1955) e quindi, con altri 5 confratelli guanelliani, fu ordinato sacerdote il 26 maggio 1956, per le mani di mons. G. B. Montini, che diverrà poi papa Paolo VI. Trascorse i primi due anni di sacerdote guanelliano (1956-58), come educatore, nella casa di Fasano in Puglia; quindi altri due di nuovo presso l’Istituto S. Gaetano di Milano (1958-60). Nel settembre 1960 don Carlo fu inviato dai superiori presso l’Istituto S. Pietro Canisio di Riva S. Vitale (Canton Ticino, Svizzera), qui di fatto trascorrerà i restanti 59 anni della sua lunga vita, dedicato alla cura del prossimo, da discepolo di don Guanella. Si inserì nel contesto ticinese con naturalezza ed entusiasmo, gli venne concessa la cittadinanza e, benché acquisito, si sentiva svizzero a tutti gli effetti. Diventando anziano, espresse chiaramente il desiderio di essere sepolto nel cimitero di Riva S. Vitale. Si prese cura del prossimo con uno stile sobrio, essenziale, solido, e perciò senza smancerie, senza protagonismi, ma con un cuore grande. Molto simile al Fondatore in questa rudezza di modi e grandezza di cuore. Un uomo di poche parole, di niente chiacchiere inutili e di molta sostanza, seppe mostrare saggezza, lucido realismo, prudenza, nelle valutazioni e nei consigli che esprimeva. Nei primi 13 anni a Riva (1960-1973) fu educatore e prefetto dei giovani disabili della Casa. In quegli anni, che videro come direttore don Ugo Sansi, l’Istituto S. Pietro Canisio subì una completa ristrutturazione con l’aggiunta di nuovi padiglioni residenziali e scolastici. Dopo che, nel 1973, don Ugo fu inviato a Nazareth, i superiori nominarono don Carlo direttore del Canisio, che tenne l’incarico per 9 anni (1973-1982). Nel 1982-83 fu per un anno a Pollegio con l’incarico di chiudere completamente la presenza guanelliana presso l’Istituto S. Maria, durata 54 anni.
Don Carlo trascorse poi 5 anni (1983-1988) come cappellano della Casa di riposo S. Luigi Guanella di Maggia, avendo come riferimento la comunità del collegio S. Anna di Roveredo (Canton Grigioni). Nel settembre 1988, su invito dei superiori, tornò volentieri a Riva S. Vitale con l’incarico di economo dell’Istituto Canisio. Svolse questo compito sempre con dedizione, affiancandolo col ministero di aiuto pastorale nelle parrocchie di Riva S. Vitale, Capolago e Brusino Arsizio e presso alcune comunità di suore, a Chiasso e a Castel S. Pietro, alle quali garantiva la celebrazione della S. Messa feriale. Nell’ultima fase della sua vita, ha vissuto l’esperienza della dipendenza: è dipeso da una macchina per la dialisi, man mano la sua autonomia è venuta meno, ha dovuto dipendere dagli altri per esser accudito e assistito. Nonostante questo, don Carlo ha vissuto con nobiltà d’animo e molta dignità questa situazione, senza lamentarsi, senza recriminare, sapendo esprimere gratitudine a chi gli era attorno e accanto. In questa situazione di progressiva dipendenza, con il realismo che lo ha sempre distinto, ha capito il tempo e il momento in cui “tirarsi da parte”, in cui dire “non sono più in grado”. Seppe sempre da solo operare scelte senza mettere in difficoltà nessuno: rinunciò volontariamente alla patente di guida quando si accorse che i suoi riflessi si erano rallentati, ridusse gradualmente gli impegni pastorali, all’interno dell’Istituto assunse ruoli di supporto, sempre con la disponibilità, l’impegno e la precisione che lo caratterizzavano e lo ha fatto serenamente, senza tristezza o malumore o senso di inutilità. Quando lo stato di salute non gli permise più di poter vivere in Istituto, si trasferì volentieri alla Casa di Riposo Don Guanella di Castel S. Pietro, dove ospiti e suore poterono così riavere la celebrazione della S. Messa quotidiana. Come ci disse in occasione dell’ultima Messa che celebrò in Istituto, era quello ormai l’unico lavoro che poteva fare e il modo migliore che aveva per starci vicino. Nell’ultimo anno non riuscendo più a celebrare la Messa, si dedicò per tutto il tempo che poteva alla preghiera per le persone che conosceva e a cui voleva bene. Grato al Signore per la vita che ogni giorno ancora gli donava, ma cosciente dell’età e del suo stato di salute, si affidava sereno alla volontà del Signore e aspettava il passaggio, che è avvenuto nel sonno, nelle prime ore del 28 febbraio 2019.

(a cura di don COSTANTINO SALVATORE e don CESARE PEREGO)

 

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