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Mazzucchi Sacerdote Leonardo - Pagina 2

Entrato parroco a Pianello, il S. Martino del 1881, don Guanella prese presto e facilmente contatto coi suoi fedeli. Una delle famiglie che più gli si aprì, fu quella giovane di Natale e Domenica Mazzucchi: morta nel 1880 la prima figlioletta Alessandrina, avevano ora due bimbetti: Alessandrino, nato il 20 aprile 1878 e Salvatore, ancora in fasce. Giunse il terzo un anno e mezzo dopo e fu il nostro don Leonardo, che don Guanella battezzò quattro giorni dopo. Fu l'inizio d'una parentela spirituale, che crebbe dieci anni dopo, un altro 21 giugno, quello del 1883, quando, a Como, nella basilica di S. Abbondio, il seminarista Leonardo ricevette dal santo vescovo Andrea Ferrari, la Cresima: poggiata la destra sulla spalla, don Guanella gli era padrino. In seminario, il piccolo Mazzucchi aveva voluto andarci ancora novenne, con la preparazione scolastica della terza elementare. Aveva voluto scrivere di propria mano, pur nell'incerta grafia, la domanda d'ammissione e per imbucarla personalmente aveva desiderato d'essere sollevato all'altezza della buca delle lettere. La scarsa salute s'unì a mandare a vuoto il primo anno scolastico. Cominciava già un forte deperimento organico, che produceva un esaurimento psichico, con viva preoccupazione della mamma e pure di don Guanella. Neppure il secondo prometteva bene. Si ricorse alla soluzione d'un cambiamento d'aria; l'accolse, nel non lontano Ticino, il seminario di Pollegio, per i cinque anni del corso ginnasiale, 1893‑1898. E poi quello di Lugano, per le classi liceali. Per la teologia, tornò a Como. Era tanto giovane che, giunto al termine, non raggiungeva ancora il minimo dell'età canonica: fu costretto ad attendere la festa dell'Immacolata per l'Ordinazione sacerdotale. 

8 dicembre: sacerdote, nella cappella del seminario maggiore; 10 dicembre: prima S. Messa solenne a Pianello Lario; 5 gennaio seguente: raggiunge la destinazione in cura d'anime, a Rodolo, un paesino dell'Alta Valtellina, arrampicato sui monti. E don Guanella? Forse che l'aveva dimenticato? Tutt'altro! L'aveva seguito passo, passo, con una presenza ad un tempo assidua e discreta, coi consigli, con attenta preoccupazione, con l'offerta di soggiorni nelle sue case. Lo desiderava con sé, l'attendeva; mai era intervenuto con un invito diretto. Era però una potente calamita e don Leonardo non tardò a subirne l'attrazione. Con la benevola autorizzazione del suo Vescovo, meno d'un anno dopo, fece il suo ingresso alla Casa Divina Provvidenza, che diventava per sempre la sua casa. L'aveva preceduto, d'una settimana, don Aurelio Bacciarini. Don Guanella l'accolse a braccia aperte: finora gli aveva dato il suo cuore, da quel momento si preoccupò d'infondergli il suo spirito. Don Leonardo si pose in posizione d'ascolto, il migliore dei discepoli: non lezioni teoretiche, ma rimboccatura delle maniche e prontezza al servizio. Ci furono alcuni mesi di noviziato, dal 28 settembre 1907 al 24 marzo 1908: l'intensità doveva supplire l'estensione. E poi, fianco a fianco, la prima professione ufficiale del 24 marzo 1908. Primo impegno era stata la cura dei giovani aspiranti, con l'insegnamento della matematica, e, parallelo, un intenso ministero con le suore, soprattutto alla Binda, la casa tutta loro, sulle alture di Lora. Poi, col trascorrere dei giorni crebbero di pari passo fiducia e lavoro; don Guanella se lo fece segretario particolare, lo chiamò prima a collaborare e poi a dirigere il periodico della casa: «La Divina Provvidenza», l'incaricò di raccogliere, stendere e pubblicare memorie di persone che avevano interessato l'Opera. Già nel 1910, con nomina extracapitolare, lo elesse consigliere generale. Venne il tempo nel quale don Bacciarini fu trasferito parroco a Roma, e ricadde su don Leonardo gran parte del lavoro svolto dal confratello, soprattutto la propaganda e le cause di Beatificazione di suor Chiara Bosatta e di Caterina Guanella.

1915: muore don Guanella. Don Leonardo è chino sulla bara di lui a piangere il padre amatissimo. Sempre sulla via intrapresa, la sua vita ha ormai tre slanci. Il primo è far conoscere la sua santità. Già nel 1916, inizia la pubblicazione delle sue Operette, che raccoglie nella «Bibliotechina ascetico‑morale di don Guanella». Pone subito mano alla biografia, opera classica e fondamentale intitolata La vita, lo spirito e le opere di don Guanella che vedrà la luce nel 1920. Gli sono preziosi gli appunti personali, nei quali è andato annotando, giorno per giorno, fatti e parole: estende ricerche dirette e indirette, medita su quanto è uscito dalla penna pur fluida di lui. «La Divina Provvidenza» gli fornisce mensilmente lo strumento per tenerne viva la memoria di vederlo glorificato. Che sia santo ne è certo e ne sono certi gli altri: bisogna che la Chiesa lo dichiari. Intraprende il lungo cammino dei Processi, da quello informativo diocesano del 1925, all'altro apostolico, con le molte fasi parallele: la revisione degli scritti, la ricognizione della salma. La gioia sarà piena quando si giungerà alla proclamazione dell'eroicità delle virtù. Non c'è che un passo per la solenne Beatificazione, ma non ci sarà più: Dio gliela farà gustare in cielo. Il secondo assillo è quello del come raccogliere l'eredità di don Guanella: una strana eredità, dove ingannano e il numero e l'entità. È eredità di poveri e di debiti, con l'ancora più strana clausola di aumentare, non di azzerare.

Nel luglio del 1916, non è ancora un anno che è morto don Guanella, s'apre il seminario di Fara Novarese, benedetto «campo d'addestramento» per nuove reclute, pronte a fornire braccia e cuore alle varie case. Don Mazzucchi è il rettore: tocca a lui pensare all'alloggio e al vitto, alla scuola, soprattutto alla formazione. E gli affidano in più i novizi di Albizzate. Completerà la viva istruzione di più volte settimanale e l'ascolto, con voluminosi appunti d'ascetica, da ricopiarsi, da mandare a mente, da farne norma di vita. Col tempo, ci si aggiunge la casa di Barza, sempre più piena di giovani leve. Due sono gli occhi e due le pupille: Fara e Barza saranno sempre le pupille degli occhi suoi. Col crescere dei soggetti, si moltiplicano le opere; è una diffusione a largo raggio, che punta prima al sud d'Italia e poi non teme di passare l'Oceano. Il 1925 vede la prima spedizione per l'America Latina. Si susseguono i vari Stati: la voce dei Vescovi, la voce dei poveri sono la voce di Dio. Non si cura del numero, cerca la qualità. Andrà vedendo e rivedendo una casa dopo l'altra, con più insistenza dove maggiore è il bisogno: in America, quattro volte, in soli sette anni. E son viaggi lunghi, duri, sfibranti, dove le lunghe letture s'intrecciano ai rosari senza numero. Ma egli si sente soprattutto guida. Già don Guanella l'aveva iniziato ai problemi generali della Congregazione: don Bacciarini, che la S. Sede incarica del governo, subito, il 27 novembre del 1915, lo vuole al suo fianco, consigliere generale. Il 21 giugno 1921, il Capitolo generale lo nominerà Vicario. E quando mons. Bacciarini, schiacciato fra il peso della Diocesi di Lugano, alla quale, riluttante, l'ha voluto il Papa, e una massa di mali che lo mostreranno «Giobbe dell'Episcopato», otterrà di fare accogliere le dimissioni, toccherà a don Mazzucchi raccoglierne l'eredità. Un peso da portare per ventidue anni. Prima grande preoccupazione, è il terzo assillo, conservare lo spirito del Fondatore, anche a costo di qualche taglio doloroso. Negli innumerevoli spostamenti, di casa in casa, ai confratelli, ai giovani chierici, soprattutto di Fara, di Barza, della Casa Madre, non risparmia la sua parola lenta, profonda, meditata, alla meditazione mattutina o alla buona notte.

Dal 1922, fino agli ultimi anni, cura la pubblicazione di «Charitas», foglio riservato alla Congregazione. È una vera miniera, nella quale confluiscono con i documenti della S. Sede, di vari episcopati, il pensiero dei santi, in particolare le notizie, i richiami, le note dello spirito genuino del Fondatore. Se a don Guanella manca l'aureola, ed è da Roma che bisogna sollecitarla, alla Congregazione manca il sigillo dell'ufficialità, che pure deve venire da Roma. Don Guanella aveva ottenuto il Decreto di lode, ci voleva l'approvazione definitiva. La dura e lunga fatica di pratiche, d'accostamenti, d'insistenze è finalmente coronata con l'approvazione ad experimentum per un settennio nel 1928 e con la definitiva nel 1935. Il Capitolo generale del 1946, che raccoglie le forze divise dalla guerra, crede opportuno tener conto dei suoi anni, dei suoi acciacchi e soprattutto d'uno sgancio che addestri qualche altro: chiama alla carica di Superiore generale, un altro confratello. Vuole però che don Leonardo gli resti al fianco con la sua esperienza e con il grande amore per la Congregazione e lo nomina Vicario. Quello successivo allenterà ancora, s'accontenterà di vederlo consigliere, ma sempre impegnato. E lui, finché avrà vita, continuerà a vegliare sulla Congregazione, la creatura nata dal cuore di don Guanella, che lui ha aiutato a fare grande, fino a sentirsi dare, perché meritato, il riconoscimento di secondo Fondatore. I mali che sempre l'avevano accompagnato, che l'avevano ripetutamente portato sotto i ferri del chirurgo, s'erano moltiplicati con gli anni. Due desideri contrastanti gli empivano il cuore: andare a ritrovare il suo dolce padre, attendere di vederlo in terra, cinto dell'aureola dei santi. Per lui scelse il Signore, e accontentò il primo dei desideri.

Gli aveva detto don Guanella: -  Camperai a lungo, ma avrai molto da soffrire. Profezia o presagio non importa: l'uno o l'altro avverati.

Era il sabato santo, quando lasciava la terra per il cielo. L'accompagnava il suono gioioso delle campane, festa di gioia a cantare l'alleluia pasquale, coi molti che l'avevano preceduto, col suo don Guanella particolarmente. E i suoi confratelli, che non potevano scordare i legami, che lo consideravano pietra fondamentale, padre e maestro del loro spirito, vollero che la salma riposasse nel Santuario di Como. La tolsero dal cimitero di Pianello che l'aveva custodita e ve la traslarono, il 12 ottobre 1980. «S'attuava quella vicinanza fisica a comprovare l'affetto che saldamente aveva congiunto i due, durante la loro vita terrena, e che la morte non doveva separare».

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