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Omelia Festa del santo Fondatore – 24 ottobre 2020

 

Omelia Festa del santo Fondatore – 24 ottobre 2020 San Giuseppe al Trionfale Roma

IL MONTANARO// Strenna valtellinese nell’anno 1886

 Le motivazioni della scelta del tema che vi presento:

-Siamo in una comunità parrocchiale all’inizio di un anno pastorale nuovo;
-C’è stato l’avvicendamento del vostro parroco e don Tommaso ha appena iniziato ad essere per voi pastore a nome di Cristo, il grande e vero Pastore del popolo di Dio.
A). Come primo augurio prendo spunto da una Operetta scritta da don Luigi Guanella nel 1886, intitolata “Il Montanaro”.
Tre flash della vita di don Guanella, sacerdote pastore delle anime.

1). Il momento in cui il giovane Luigi Guanella, figlio del montanaro Lorenzo, comunica al Padre la volontà di farsi sacerdote: “Padre io voglio farmi prete” or eccolo che superati molteplici ostacoli finalmente esclama: “Sono a Dio mercé, quel desso per cui attesi, sacerdote in eterno, il Signore sia benedetto! Fui pastore di pecore ed ora lo sono di un popolo” Popolo mio, popolo mio, prega per il pastor tuo”.

• La preghiera del popolo santifica il pastore. Se volete bene al vostro pastore, ai sacerdoti che stanno in mezzo a voi, dovete pregare per loro, raccomandarli a Dio ogni giorno.

2). Nella operetta don Guanella fa un salto piuttosto lungo nel tempo e si descrive, quasi come in una autobiografia, con le caratteristiche proprie del pastore secondo il suo pensiero e il suo cuore. “Tu il scorgi testé, biancovestito con stola fiammante al petto, tenente nella destra il libro della vita e della morte: “Popolo mio, che vuoi tu se Dio mi fece grande? Applaudiamo allo Altissimo con voce unisona, con affetto angelico. Perché io voglio essere angelico nel costume, voglio essere spada di fuoco nel ministero santo, e questo libro segnato con molti suggelli io lo voglio far scoprire tutto ai giovinetti ed agli adulti, ai figli come ai padri, agli sposi egualmente che alle spose”. E più avanti continua: “…Lasciatelo fare il sacerdote, ché egli tratta interessi nostri e della umanità con Dio. Non scorgete con quanto ardore ci provvede di beni spirituali? Egli è tal personaggio cui Dio aiutalo. Lasciatelo fare. Ci dischiude la vera fonte dei beni temporali ed eterni”.

• Il protagonista della vita del prete è Dio, non il prete! Il prete pastore, secondo don Guanella, ha il compito:
- di essere angelico nel suo modo di vivere, trasparente, tutti vi possono leggere
-deve essere spada di fuoco nel suo servizio ministeriale
-annunciatore del Vangelo a tutte le persone che incrocerà nella sua vita.
• Qui sta tutto il significato del prete pastore alter Chistus! Come il popolo d’Israele per Cristo, così la porzione del popolo di Dio che viene affidata ad un pastore deve essere luogo sacramentale della sua santificazione, evangelizzazione, testimonianza di carità. L’unità tra popolo e pastore è fondamentale, garanzia di santificazione.

3). Un terzo salto molto lungo della sua vita. Arriva al termine, al momento della sua morte, alla fine della sua esistenza e guardando indietro negli anni passati, don Guanella sente il bisogno di esclamare: ”E quando curvo sotto il peso degli anni, e che accasciato nella persona e tremante nelle membra si farà innanzi ai nipoti nostri, ei dirà: “Vi ho amati nella carriera del mio vivere, vi amo testé che muoio. Io non ho famiglia e non ho parenti all’infuori di voi. A voi diletti io consegno il mio corpo e con il corpo le sostanze qualsiensi che Dio mi pose in mano.” Mentre egli dirà, tanti cuori staranno trepidanti, e all’atto che benedicendo discenderà nella tomba, si eleverà un grido di pianto e gemiti che dicono: “O padre e pastore pio, perché ci avete lasciato orfani e desolati? Ma egli non sarà più e vi guarderà dal cielo e vi aiuterà di lumi ancor più, e farà intendere quello che egli è, ministro di pace, padre dei popoli e sacerdote che salva le anime. Il sacerdote continua quaggiù l’opera del divin Salvatore. Chi oserà contraddirlo? Lasciatelo, ché egli sen viene per benedire tutti”.

• L’amore per il popolo suo è il valore-sacrificio più grande che Dio chiede ad un sacerdote pastore
• Come vorrei anch’io augurare a voi e al vostro nuovo parroco questa comunione profonda, questa unità che nessuno e niente potrà scalfire e distruggere.

B). Come secondo augurio vorrei riprendere il tema della mia lettera ai confratelli Servi della Carità in questo giorno di Festa del Fondatore. Il titolo è: Ripensare la santità della nostra vita a partire dalla nostra umanità. Don Guanella non un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna, ma un uomo che aderisce ad un progetto di Dio e concretizza la sua santità attraverso il suo vivere quotidiano fatto di semplicità e piccoli passi. Visse prima una umanità attenta e premurosa che piano piano lo condusse ad una santità e perfezione inestimabili.
Nel Regolamento ai SdC del 1910 scrisse: “Certamente ognuno è obbligato a osservare la Regola con puntualità, secondo il grado di conoscenza che ne apprende, secondo il grado di virtù che può possedere e, più di tutto, secondo il grado di grazia che può ottenere da Dio” (C n.149).
Stupendo: tutti siamo chiamati alla perfezione della carità, che è poi la santità, ma ognuno a suo modo, con i doni e la grazia ricevuti. Non c’è un solo modo di essere santi, un tracciato unico, ma ce ne sono tanti quanti sono gli uomini sulla terra. Ognuno ha il suo. La santità è per tutti e tutti, indistintamente, possono accedere ad essa, basta volerlo e vivere i doni ricevuti da Dio. Non tanti sant’ Antonio, san Giuseppe, san Luigi Guanella; basta un sant’Antonio, un san Giuseppe, un san Luigi Guanella, ma legati a loro ognuno può aggiungere il suo nome, la sua vita e renderla santa vivendo umanamente bene. E’ l’augurio che san Luigi Guanella fa a ciascuno di voi questa sera in questa chiesa: sii uomo, donna impegnati a mettere in pratica i regali che Dio ti ha fatto e anche tu, come me, potrai essere santo!

Grazie don Guanella per questo messaggio così ricco, consolante e stimolante per la nostra vita di cristiani.

Sia lodato Gesù Cristo!

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