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Omelia del Superiore generale per le Professioni perpetue nel Teologato di Roma

 

Interpelliamo la Parola che abbiamo insieme ascoltato perché ci suggerisca qualche riflessione per la nostra celebrazione di questa sera.
         Nella prima lettura ci è stata presentata la testimonianza di Paolo, vecchio, in procinto di essere portato (costretto dallo Spirito) a Roma, ma ben animato dalla convinzione che questa è la volontà di Dio. E’ meravigliosa la sintesi che Paolo può fare della sua missione dopo la conversione: “Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove.. non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi…testimoniando la conversione a Dio e la fede nel Signore”. Sembrerebbe finita con queste esperienze forti la sua missione, ma, dopo questa analisi, egli intende continuare: “Lo Spirito santo mi attesta che mi attendono ancora catene e tribolazioni”. Per questo non ritiene finita la sua corsa anzi proclama solennemente che essa finirà solo quando “avrò condotto a termine il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio”.
         Gesù, prima ancora di Paolo, offre, nel Vangelo, la medesima testimonianza in riferimento alla sua vita e alla sua missione. E’ direttamente il Padre il principio, lo sviluppo e la conclusione della sua missione. E’ solo per obbedienza e amore al Padre che Gesù è stato disposto a fare tutto quello che ha fatto nella sua vita.
Ed ora al termine c’è in Gesù evidente e marcata la responsabilità che quanto ha comunicato ai suoi discepoli non vada perduto, non cada nel nulla per la debolezza e la fragilità dei suoi discepoli. Ecco, non si sente di lasciarli soli perché sono ancora inesperti, deboli nella fede, sì lo hanno seguito ma fino a che punto con convinzione? e allora, in questo discorso sacerdotale, che è il suo testamento, chiede al Padre di prenderli Lui a cuore, di usare con i suoi lo stesso metro di misura usato con lui. ”prego per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi….io sono glorificato in loro”.
Quale insegnamento per voi confratelli che questa sera fate la professione perpetua o per voi che questa mattina avete rinnovato la vostra consacrazione ancora per un anno? Quale insegnamento e reazione conseguenziale per noi qui presenti religiosi/e e laici dopo l’ascolto di questi esempi che la Parola ci ha offerto?

Proviamo ad esporre due deduzioni:
1) Gesù, Paolo, don Guanella: modelli non solo da guardare, ma soprattutto da seguire, da riprodurre, certo con qualità diverse, quelle di ciascuno di noi, ma certamente con questa matrice ben delineata questa sera nella Parola proclamata; è la più sicura e certa!
La vita religiosa è un essere messi a parte, riservati per il Signore. Lo abbiamo ascoltato più volte in questo tempo pasquale da parte dello Spirito. Non siamo come gli altri, non perché siamo diversi dagli altri, perché siamo più originali, più bravi, più intelligenti, con più doti e qualità, no, certamente! ma perché è diversa la chiamata che ci è stata rivolta, quella che voi questa sera, dimostrate di aver preso sul serio come invito pressante che vi ha indotti a una decisione definitiva.
Riservati al Signore perché fondamentalmente peccatori, come Paolo il persecutore, come Pietro il rinnegatore, peccatori ma riconciliati, risanati dalla chiamata del Signore, rimessi in piedi continuamente dalla sua grazia, pur mantenendo dentro tutta la contraddizione umana che poi incrociamo giorno dopo giorno, nel tremendo quotidiano. Ma la meta è chiara; sappiamo bene dove dobbiamo arrivare prima o poi: essere come lui, identificarci a lui, perderci in lui. “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me!”. Allora non perdenti, non sconfitti, ma battaglieri, soldati di Cristo, si diceva una volta nella teologia della Confermazione.
Il n 18 di VC afferma: “Il Figlio, è la via che conduce al Padre, chiama tutti coloro che il Padre gli ha dato a una sequela che ne orienta l’esistenza. Ma ad alcuni, le persone di VC, appunto, egli chiede un coinvolgimento totale, che comporta l’abbandono di ogni cosa, per vivere in intimità con lui e seguirlo dovunque egli vada”.
E poco prima nel numero 17 parlando della vocazione alla VC come tutta una iniziativa del Padre, delinea senza mezzi termini e con estrema chiarezza gli ambiti entro i quali si deve giocare questa vocazione: dedizione totale ed esclusiva, consacrazione di tutto, presente e futuro, nelle sue mani. (VC 17).
Il che vuol dire che siamo chiamati, e con la professione noi diciamo che ci stiamo, che siamo d’accordo, quindi che non subiamo, ma aderiamo liberamente, vuol dire che poi non possiamo sederci continuamente a considerare se vale la pena continuare o tornare indietro, se vale la pena dare davvero tutto o tenerci qualcosa per noi. La tentazione c’è, e verrà anche per voi come è venuta tante volte per me e per chi è qui presente questa sera accanto a voi. Può darsi anche che cediamo sotto la pressa della tentazione, della prova, che hanno tutto il desiderio di schiacciarti, opprimerti, rendere inutile ogni tuo gesto di bene, ma, confratelli, vietato stare a terra, perseverare in quella posizione che in quel momento ti può anche sembrare lecita, giusta, motivata, ma che poi in seguito, quando ti sarai rimesso in piedi non ti risulterà che tradimento d’amore di cui vergognarti.
In noi, grazie allo Spirito c’è tutta la forza del peccatore riconciliato, c’è tutta la gioia, la serenità, non sempre capita dagli altri, di colui al quale molto è stato perdonato per cui molto si sente di amare e gioire, essere grato, superando il condizionamento di quello che c’è stato prima. Avete conosciuto nello studio della teologia un Pietro, un Paolo, un Agostino, gli Apostoli e tanti altri dopo la conversione. Totalmente altre persone!
Coniugate bene allora questa sera nel silenzio del momento solenne nel quale vi prostrerete a terra queste due vincolanti parole, fondamento della costruzione della vostra vita, che da questa sera riceverà uno smalto tutto nuovo: sono totalmente di Dio sono esclusivamente di Dio!

2). Vi capita, grazie al coronavirus, di emettere la professione perpetua e ricevere il dono del sacro diaconato nella settimana della Pentecoste, alla conclusione del lungo cammino post-pasquale e nell’imminenza di accogliere il dono della missione che lo Spirito porta con sé, direttamente dal Padre. Amate, cari confratelli, lo Spirito Santo, ascoltatelo, accoglietelo nella vostra vita: è garanzia di riuscita. Da soli non ce la possiamo fare, con Lui invece tutto è possibile!
Sempre il documento VC al n. 19 ci descrive tutta la importanza e la necessità di stare con lo Spirito, di fare un tutt’uno con Lui: “E’ lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena, è lui che guida la crescita di tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione, è lui che forma e plasma l’animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di purificazione, essi divengono, giorno dopo giorno, persone cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore” (VC 19).
Cari confratelli: Che saremmo noi consacrati senza lo Spirito? Nulla!
E invece con Lui siamo: “prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore”. Quale è questa speciale presenza se non quella carismatica, quella che il nostro santo Fondatore ha colto nella intimità con il Signore e ci ha trasmesso come eredità spirituale ricca, meravigliosa, sicura, sgorgata dal cuore stesso del Padre. L’esempio di don Guanella diventi occasione di verifica e stimolo continuo a vivere bene la nostra vocazione, ripetendoci continuamente che essa è sgorgata dal cuore di Cristo, merita, dunque, attenzione, cura e rispetto.
Diventate religiosi guanelliani per sempre in questo Centro dell’Opera don Guanella, cittadella della carità, come l’ha definito san Giovanni Paolo II nella sua visita pastorale, che celebra quest’anno 100 anni della sua nascita. Avete in questi anni o in questi mesi della vostra presenza qui a Roma visto, incontrato, conosciuto e amato i ragazzi di questo Centro. Di alcuni ne avete sentito parlare tanto perché sono stati capolavori dell’amore di Dio in mezzo a noi, testimoni di quanto si può amare, essere gioiosi pur su un lettino o una carrozzella di sofferenza. Ora ritornerete nella vostra Patria, in quella terra nella quale Dio vi ha cercato, vi ha scelti singolarmente, vi ha voluti per Lui, per affidarvi una missione specifica: essere prolungamento del suo amore di Padre per gli ultimi. Ricordatelo sempre: don Guanella ha letto nella chiamata di un guanelliano questa premura, questa attrazione profonda, questa passione caratteristica: “il più abbandonato di tutti, quello che gli altri hanno rifiutato, accoglietelo voi, mettetelo a mensa con voi, perché questi è Gesù Cristo”.
Quell’ideale che proprio come oggi, 154 anni fa si concretizzava nel Fondatore: “Voglio essere spada di fuoco nel ministero santo”, diventi anche il vostro proposito di religiosi guanelliani.
Voglio essere: chiaramente è un atto di volontà, non un pio desiderio del momento; è un progetto di vita, non un sogno esaltante di una tappa sublime della vita ; è un giuramento di fedeltà al Dio che proprio nella fedeltà gioca tutto di se stesso e non viene mai meno, non si smentisce.
Ecco così vi pensiamo, così vorremmo incontrarvi negli anni futuri, nella missione che vi aspetta e non solo in India o in Africa, o in Italia, ma nel mondo intero dove Dio abita, vi chiama e ha bisogno di voi. Fissate bene nella mente che a Lui e non al superiore di turno dovete obbedire, a Lui date la disponibilità per il mondo. Noi superiori passiamo, Lui resta fedele sempre, “sarò sempre con voi”, chiama sempre, ricompensa sempre! Così vorremmo che di voi possa dire la gente che assaporerà il vostro ministero: questo religioso continua nella sua vita l’esempio del suo fondatore, l’esempio del suo maestro, Gesù, il risorto! Ce lo rende presente con la sua vita!
Cari confratelli, a nome di tutta la Congregazione, di tutta la Famiglia guanelliana sparsa nel mondo, a nome dei vostri familiari presenti spiritualmente questa sera nella nostra chiesa del Buon Pastore, a nome di tutti i poveri, gli ultimi delle nostre case sparse nei cinque continenti: grazie per aver aderito alla chiamata del Signore. Bravi! Complimenti!
E Auguri: Siate guanelliani fedeli, sulle orme del nostro santo Fondatore, lieti che Dio abbiamo guardato e scelto voi e desiderosi di dare il meglio di voi stessi perché la Sua carità trionfi sempre nel cuore di ogni uomo. Buon cammino!

Padre Umberto

 

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