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Servitori dell'Annuncio

 

Cari confratelli oggi professi perpetui, domani diaconi a servizio della chiesa e del nostro mondo. Sicuramente il cardinale De Donatis domani commenterà le letture di questa domenica in Albis, domenica della Misericordia come l’ha voluta chiamare San Giovanni Paolo II°.
A me permettete, in questa riflessione, di prendere in prestito una paginetta pubblicata tanti anni fa sull’Osservatore Romano a firma di un nostro confratello di cui celebreremo nel prossimo mese di giugno il 100° della nascita: don Attilio Beria (Pavia, 21,22,23 giugno 1919).
Ho ricevuto, insieme a tanti di voi, questo scritto come augurio da una nostra cara consorella guanelliana, tanto attenta al pensiero di don Attilio, lo scorso 24 marzo e ho pensato, quasi a gratitudine del suo servizio così profondo, serio e competente fatto alla Congregazione e alla chiesa, è stato bibliotecario privato di Paolo VI e da lui definito intelligente collaboratore della Santa Sede, di consegnarlo a voi, giovani confratelli guanelliani, che affrontate l’avventura stupenda di essere servitori dell’annuncioe testimoni del Risorto.
Ho colto quattro aspetti di questa riflessione di don Attilio Beria per offrire a ciascuno di voi un tracciato sicuro per il cammino già iniziato da tempo con la chiamata che il Signore vi ha rivolto, ma che da oggi assume maggior responsabilità: consacrati per sempre, appartenenti a Dio in eterno, al servizio di Dio e dell’uomo con tutta la vita e per tutta la vita.
1). Ascolta con uguale orecchio il Dio vivente e l’uomo vivente.
Quanta sapienza in questo consiglio: siete stati tratti da Dio da in mezzo agli uomini e costituiti da Dio a favore degli uomini (Lettera agli Ebrei). Papa Francesco ce lo ha ricordato proprio nella Messa del Crisma di quest’anno: “Unti per ungere. Ungiamo distribuendo noi stessi, distribuendo la nostra vocazione e il nostro cuore”. In questo ambito, non in altri si dovrà giocare tutta la vostra esistenza. Dio e l’uomo dovranno sempre e comunque trovare accoglienza e ascolto vero, profondo, disponibile nella vostra vita. Quanta guanellianità vi leggiamo in questo augurio: don Guanella è l’uomo che ha saputo coniugare con eccellenza l’ascolto di Dio e del povero. La voce del povero nella sua esistenza si è sovrapposta e identificata a quella del suo Signore. Vi avverte don Attilio che arriverà il momento anche per voi che in questa fusione di ascolto diventerà anche difficile distinguere la voce di Dio da quella dell’uomo. Non abbiate paura: in quella tappa le parole che allora ascolterete “saranno dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo”.
2). Parla con Dio prima di parlare di Dio
Il secondo consiglio tratto dallo scritto di don Attilio è quello di “parlare con Dio, prima di parlare di Dio”. Sì avete studiato teologia e tutti avete superato sia il corso fondamentale come la specializzazione con ottimi risultati. Siete quasi tutti ormai dottori in sacra teologia! Ma è di un'altra sapienza che avete diuturno bisogno: conoscere e fare la volontà di Dio. L’ascolto di Dio, l’apertura del cuore, più che dell’orecchio al suo progetto d’amore su di voi, vi renderà veri sapienti, certamente più di quanto vi hanno dato le l’Università. Vi ricordate i profeti? Voi, dopo che con il Battesimo, lo diventerete nella realtà da domani nel ministero dell’Ordine sacro: persone che sono animate completamente dalla Parola e dalla volontà di colui che vi manda. Servitori di un altro: di Gesù Cristo appunto, il Dio vivo, il Risorto da morte, Colui che è sempre presente in mezzo a noi. E’ allora indispensabile sapere cosa vuole lui da te e cosa vuole dagli altri ai quali ti manda. Tu non lo sai ancora, ed è proprio in questo ascoltare, meditare, contemplare e ruminare la sua Parola che diventerà fecondo il tuo dire e il tuo fare. Mi ricordo una frase tanto sapiente di una immaginetta della professione perpetua di una suora: Parlami, Signore, e io vivrò! Come all’inizio dei tempi quando Dio ha parlato e creato nello stesso tempo, solo pronunciando la Parola, incarnando concretamente la sua volontà. Pensate alla sofferenza di tanti santi quando Dio non parlava loro, quando apparentemente c’era aridità nella loro vita, quando Lui sembrava lontano, muto, distratto su ciò che a loro capitava. Celebreremo lunedì la Beata suor Chiara: è una di questi santi. Parlare con Dio è indispensabile, dunque, per poter parlare agli uomini di Lui.
3). Impegnati con tutto te stesso, con audacia, dominio di te, libertà. Non dimenticare un pizzico di humour come segno di distacco, di coscienza di essere servo inutile.
Eppure non tutto dipende solo dal Signore. In parte molto dipende anche da te, uomo, confratello, ministro, consacrato. Non ti è lecito essere trasandato nel ministero, nel servizio, nella preghiera, nella vita spirituale, nella carità. Certo dovrai combattere perché mai nessuno vi dirà che consacrare la vita a Dio, appartenere a Dio, essere a disposizione di Dio è cosa facile, non costa nulla. Sarebbe uno sprovveduto chi vi ha fatto o vi farà un simile discorso. Stare dalla parte di Dio costa fatica, dominio di sé, impegno a non lasciarsi condurre dai propri limiti e fragilità, è combattimento, è vittoria da riportare tutte le volte. Essere casti, poveri obbedienti non è vita da smidollati, da superficiali, da disimpegnati, da qualunquisti. No! Costa, costa! E’ vita da forti, da tenaci, da perseveranti, da costanti, da innamorati.
Don Attilio vi suggerisce di fare una risata qualche volta sui vostri limiti. Nessuno è perfetto e saperlo riconoscere è maturità, anche nella fede. E’ riporre fiducia e confidenza in Uno che ha vinto il mondo, il peccato, la morte e sta accanto a noi perché dove non arriviamo noi, arriva Lui.
4). Il seme è gettato, ora tocca a un Altro di farlo fruttare. Prega per coloro che ti hanno ascoltato perché la Parola sia in loro feconda.
Dopo che tu hai fatto tutto quello che dovevi fare, da protagonista anche, ritorni ad essere servo inutile, servo che non può mettere in campo pretese, guadagni da riscuotere, posti di rilievo da esigere come ricompensa. Hai fatto semplicemente quello che avresti dovuto fare e niente più. Capite miei cari giovani confratelli che se non sarete capaci di mettere in campo ogni volta il per chi avete fatto ciò che avete fatto, qualche volta sarà dura davvero accettare la sconfitta, abbassare la testa e ricominciare da capo senza aver ricevuto sul petto nessuna medaglia al valore da mostrare orgogliosi agli altri. Ma noi dobbiamo essere quelli della logica:…”e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà”.
D’altro canto diventa chiaro fin da ora che è Lui che deve crescere, non noi. Don Guanella ci ha educati a vivere con attenzione e impegno fino a mezzanotte, dando il massimo delle nostre capacità, ma poi andiamo pure a dormire, prendiamoci pure il riposo, lasciamo la scena con la certezza che Colui che veglia su di noi e sul mondo porterà a termine e nel migliore dei modi quanto da noi magari appena abbozzato.
Stupendo il consiglio finale di don Beria: prega per coloro che ti hanno ascoltato o incontrato nel tuo ministero perché ciò che hai seminato diventi fecondo. Impariamo cari confratelli a vincere l’individualismo e l’autoreferenzialità con il coinvolgimento di Dio nel nostro esercizio, qualunque esso sia. Sarai Superiore, parroco, direttore di attività, economo, padre spirituale, semplice confratello di una comunità, ricorda sempre: nessuno ti appartiene, gli altri sono tutti di Dio, i progetti che ti trovi tra le mani sono di Dio, non sei padrone di niente e di nessuno, ma servo di Dio e di tutti. Questa è la prospettiva che piano piano dovrà anche diventare entusiasmante! Al termine di ogni azione di carità prega per le persone che ti hanno ascoltato o incontrato o che tu hai servito, chiedi allo Spirito che quanto seminato in loro giunga a fruttificazione abbondante.
Certo voi entrate, oggi, in questa grande famiglia di don Guanella, 600 confratelli, 24 nazioni nelle quali siamo presenti; vi entrate a pieno titolo con la professione perpetua, ma dovete sapere da subito molto bene che non tutti quelli che ci sono già dentro sono santi! Incontrerete insieme ai santi tanti poveri, tanta miseria umana e spirituale anche tra le fila di coloro che vi hanno preceduto in questa avventura. La fragilità alberga anche nelle comunità guanelliane della nostra Congregazione, tra di noi, non ne siamo immuni!
Che fare allora…adeguarvi allo stile che troverete. Dio ve ne liberi, cari confratelli neo professanti. Davanti a lui non sarete mai giustificati dal solo fatto che gli altri fanno così, che chi dovrebbe darvi l’esempio alla fine non ve lo da! A Paolo Cristo ha detto un giorno: “Ti basta la mia grazia!”.
Dallo Spirito, oggi, siete messi nella pasta della nostra Congregazione non come semplice acqua per impastare la farina, ma come lievito, che la deve far elevare e rendere pronta a compiere quella volontà che gli verrà chiesta dal Signore; e il lievito non va mai a chiedere alla farina se vuole o non vuole lievitare, la fa lievitare e basta! Che decisione meravigliosa e profetica la vostra di questa sera con la professione religiosa: sono lievito che farò comunque lievitare la Congregazione e non perderò per nessuno motivo il valore profondo che ho ricevuto da Dio come dono e che devo trasmettere come Suo regalo agli altri.
Auguri, cari confratelli professanti, permetteteci di sognarvi così e a voi la nostra gratitudine eterna se così sarete davvero in mezzo a noi. Amen.

Padre Umberto Brugnoni

 

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