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L’aspetto giuseppino del carisma guanelliano

 

In quest’anno «giuseppino», a 150 anni dalla proclamazione della dichiarazione di san Giuseppe quale patrono della chiesa universale, offriamo un riassunto della missione della Pia Unione del Transito di San Giuseppe, creata da San Luigi Guanella.
Sia questo il regalo che vogliamo ri-offrire alla Chiesa attuale che ricorda san Giuseppe in una ricorrenza particolare, affinché la sua intercessione sia motivo di gioia per quanti arrivano al traguardo finale ed iniziale della loro esistenza.
Si ringrazia Don Mario Carrera, il quale presentò l’intera relazione “Primaria Pia Unione del Transito di San Giuseppe” nel Convegno il cui tema era “l’arte di accompagnare all’incontro con la morte” del 25-26 gennaio 2008.

 

Come nasce la Pia Unione del Transito di san Giuseppe?

A Roma, don Guanella frequentava la chiesa di S. Carlo al Corso, la chiesa dei lombardi, e conosceva l’esistenza dell’Unione del Transito del patriarca San Giuseppe, eretta già dal 15 marzo 1886, dal cardinale vicario di Roma, Lucido Maria Parocchi (lombardo anch’egli, essendo originario di Mantova). Questa Unione non “bruciava” e non anticipava l’idea di don Guanella, perché come scopo si proponeva semplicemente (e individualmente) di «aver presente quel momento ultimo e meglio ripassare gli altri precedenti, per imitarne la vita, e similmente meritarsi la medesima fine». Quindi, era più sulla linea della preparazione alla buona morte che su quella della preghiera in sostegno degli agonizzanti (cf. Archivio storico del Vicariato di Roma, n. 24). Riferimenti alla “paternità guanelliana” della Pia Unione se ne possono trovare tanti. Per esempio, don Guanella accenna a: - una chiesa dedicata al Transito di San Giuseppe che impetri la buona morte ai vivi (LDP, febbraio 1909); - un tempio dedicato al Transito di San Giuseppe, significa un’impetrazione costante per ottenere la buona morte a quanti sono cristiani, significa una “caparra”, vorrei dire, una “sicurezza” di ottenere una morte santa a quanti hanno concorso ad erigere la Chiesa e non ad essi soltanto, ma altresì ai loro cari (LDP, febbraio 1909); - «Si potrebbe anche fare un foglietto (ecco il seme della Santa Crociata) svegliarino che dicesse taluna delle tante cose che restano a dirsi su Pio X, San Giuseppe, della buona morte, del disastro passato, del suffragio a quelle povere vittime del terremoto!»: sempre nel febbraio 1909, don Guanella sosteneva l’opportunità di un bollettino che sensibilizzasse su questa tematica (doc. 5); - «D’altronde invocando il gran Santo venerato dalla Vergine, anzi dallo stesso Gesù Verbo incarnato, intendiamo stringere vieppiù le case nostre, le nostre persone e i nostri interessi in una santa corrispondenza di affetti col Santo Patriarca, ed invocarlo protettore per il momento estremo che tutti ci attende», scriveva don Guanella (LDP, marzo 1909). Un riscontro più esplicito è dell’ottobre 1909, quando Maddalena Albini Crosta, collaboratrice di don Guanella, scrive: «Così erigendo il nuovo tempio in Roma e dedicandolo a San Giuseppe, vi si inaugurerà una divozione tutta speciale per il Transito glorioso dello Sposo della Vergine, padre putativo del Verbo umanato e per le care anime purganti. [...] Per ora non possiamo ancora dir tutto, ma è certo che nella chiesa di Roma vi sarà un’opera di suffragio perpetuo per i benefattori della divina Provvidenza, il cui nome non soltanto nel marmo, ma altresì sarà scritto nelle viscere del santuario, vale a dire nel Cuore di Cristo che ha promesso largo premio per chi avrà dato anche un solo bicchier d’acqua per amor suo» (Maddalena Albini Crosta, LDP, ottobre 1909, pag. 137). A questa fa seguito don Guanella, nel novembre successivo: «Nel nuovo tempio saranno erette confraternite e pratiche pie di culto per il transito di San Giuseppe» (LDP). Nel primo sviluppo della Pia Unione don Cesare Pedrini ebbe un ruolo importante. Don Cesare era entrato nella Congregazione di don Guanella nel 1910 come sacerdote e per un paio d’anni era rimasto a Como. Scenderà a Roma nell’estate 1912 accanto a don Aurelio Bacciarini, per svolgere da subito con passione il ruolo di “direttore delegato”, firmando la domanda alla Congregazione del Concilio per l’erezione della Pia Unione del Transito di San Giuseppe. Nel suo primo articolo su “La Divina Provvidenza”, nell’agosto 1913, don Pedrini parla di “voto” di don Guanella compiuto con l’avvenuta istituzione della Pia Unione (Una grande crociata spirituale ed universale in pro’ dei moribondi, LDP, agosto 1913, pp. 122-123). In questo articolo si legge già che «migliaia di fedeli, di prelati e religiosi, non solo d’Italia, ma anche dalla Svizzera, Francia, Stati Uniti hanno dato la loro adesione». Da non dimenticare che il primo iscritto fu San Pio X. Nel marzo del ‘14, il bollettino “La Divina Provvidenza” (il redattore è forse don Leonardo Mazzucchi) parla ancora del «voto della grande carità del nostro Fondatore finalmente compiuto», attribuendo alla fondazione della Pia Unione lo scopo dell’erezione della chiesa stessa! «E fu per questo fine primario che fu eretto in Roma un tempio monumentale dedicato espressamente al Transito di San Giuseppe» (LDP, marzo 1914). Forse, lo stesso don Mazzucchi “teorizza” questa intenzione del fondatore nell’articolo di maggio 1914, scrivendo: «Don Luigi disse tra sé: “Siamo venuti a Roma e siamo stati benedetti. A Roma sotto lo sguardo del Padre comune tutte le opere di Dio fioriscono e prosperano… Ma ho nel cuore un altro pensiero e un altro desiderio: c’è bisogno di ben vivere, ma c’è anche bisogno di ben morire. Una buona morte è tutto. Cosa conta tutto il lavoro consacrato alla salvezza delle anime se poi muoiono male? …La nostra chiesa di Roma l’ho voluta dedicare al Transito di San Giuseppe, per portare alle anime un modello, un protettore della buona morte, per stabilire in quel tempio una supplica perenne al Grande Santo dei morenti a beneficio delle anime che passano dal tempo all’eternità”». (LDP, maggio 1914, pp. 69-70). Don Guanella trovò in don Cesare Pedrini un valido collaboratore, un discepolo indefesso nella diffusione del sogno del fondatore di suscitare sentimenti di misericordia per ottenere misericordia. A don Pedrini, nel 1919, succede don Gualtiero Disler; a don Gualtiero succede un altro sacerdote guanelliano svizzero, don Leo Hegglin; terminato il mandato, lo sostituisce don Mauro Mastropasqua, postulatore della causa di don Guanella. A don Mastropasqua subentra don Giuseppe Preatoni, al quale va il merito di aver ristrutturato la basilica, ampliato l’abside, realizzato i grandi mosaici. Chiamato don Giuseppe ad altro incarico, arriva un altro sacerdote entusiasta, don Ezio Cova che ha dato un ulteriore impulso alla diffusione della Pia Unione e realizzato nel nome di San Giuseppe tanti focolari di carità in terre lontane, uno per tutti il Centro di riabilitazione per bambini arabi cerebrolesi di Nazaret, il paese stesso di Giuseppe, di Maria e di Gesù. Don Giulio Noseda, che mi ha preceduto, è subentrato a don Ezio.

Se non si può abusare della parola “miracolo”, davanti alla rapida diffusione della Pia Unione del Transito di San Giuseppe in ogni parte del mondo, si deve sottolineare che è un fenomeno straordinario.
Si avvera la profezia di San Pio X, il quale diceva: «Certo ne verrà nuova glorificazione a San Giuseppe dalla Santa Crociata per i morenti e migliaia di anime preganti salveranno migliaia di agonizzanti».
La Pia Unione, nonostante “l’inutile strage”, come Benedetto XV aveva chiamato la Prima guerra mondiale, per la quale molti seminaristi e sacerdoti erano stati inviati al fronte, con i servizi postali in sofferenza per i disagi della guerra, la Pia Unione registra una fioritura spettacolare. In quei mesi, nascono e si sviluppano filiali in Canada, in Cina, in Grecia, a Malta, in Brasile, in Svizzera, in Portogallo, in Spagna, in Libia e nella Cirenaica, in Inghilterra, nella lontana Oceania, in Venezuela, in California, a Chicago, a New York, a Boston. La Pia Unione si diffonde anche in Armenia, proprio negli anni bui del genocidio da parte dei così detti “Giovani Turchi” nei confronti dei cristiani armeni. In quel genocidio si parla di oltre un milione e 200 mila cristiani trucidati (cfr. La Santa Crociata, giugno 1916, pag. 29).
Nel dicembre 1916, la rivista “La Santa Crociata” pubblica che gli iscritti alla Pia Unione in favore dei morenti, oltre al compianto Pio X e al pontefice Benedetto XV, comprendono 20 cardinali, 100 vescovi, 30 mila tra sacerdoti, religiosi e religiose e più di 800 mila fedeli.
Il Segretario di Stato di allora, il cardinal Domenico Ferrata, conia uno slogan: la Pia Unione è «una splendida società di mutuo soccorso».
In occasione della solennità di tutti i santi del 1916 i vescovi dell’episcopato sardo indirizzano una Lettera pastorale ai fedeli della Sardegna, raccomandando l’iscrizione alla Pia Unione del Transito di San Giuseppe voluta da San Pio X e caldamente raccomandata dal Papa Benedetto XV.
I dieci vescovi della Sardegna, dopo aver elencato i danni che la guerra aveva lasciato alle sue spalle, come sofferenza, morti, orfani, vedove, disoccupati, suggeriscono che c’è «una classe di grandi bisognosi, anzi dei più bisognosi, non abbastanza considerata: quella dei moribondi».
Il grande patriarca San Giuseppe, protettore dei moribondi, è venuto in soccorso ai moribondi, ispirando la fondazione della Crociata universale a pro dei moribondi… «In questa Santa Crociata universale non poteva mancare la nostra Sardegna, sempre pronta ad opere buone» (cfr. La Santa Crociata, dicembre 1916, pag. 51).
Il termine “crociata” può, forse, far storcere il naso. Ma “Crociata”, anche se santa, nel nostro caso, non è sinonimo di “riconquista”, ma assume il carattere di solidarietà universale. Nel suo significato originale la croce, da cui “crociata”, è il simbolo dell’unione dei contrari, del sotto-sopra, del destra-sinistra, dei quattro punti cardinali. La crociata, per noi, è unire i diversi per camminare insieme.
Come si accennava, l’idea è sempre di don Guanella: quella di stampare un foglio di collegamento tra tutti gli associati per mantenere viva l’attenzione alla solidarietà e alla preghiera per i bisognosi.

 

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