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A ricordo di Fratel Giovanni

Vi fu un uomo mandato da Dio, e il suo nome era Giovanni (Gv. 1, 6): così « il discepolo che Gesù amava », all'inizio del suo Vangelo, presenta il Precursore del Signore. L'elogio fu spontaneamente ripreso per il Papa della bontà, Giovanni XXIII: ma per molti può tornare caro riprenderlo anche per un umile Fratello Coadiutore guanelliano, che ripetutamente, al Palazzo della Cancelleria in Roma, accolse premuroso proprio Giovanni XXIII e lo accompagna a confortare il suo Vicario Generale, il Cardinal Clemente Micara, gravemente infermo.
Anche il Fratello si chiamava infatti Giovanni e fu davvero mandato da Dio per una missione di autentica testimonianza di carità evangelica. 

Fratel Giovanni bastava vederlo, bastava scambiare con lui poche parole, per accorgersi che egli ci portava subito e ci avvolgeva in un'atmosfera spirituale divenuta a lui abituale e congeniale, l'atmosfera della Fede generatrice della Speranza e della Carità, nella quale tutto è grande, tutto è amabile, tutto è fonte di gioia pura, perché tutto assaporiamo nella luce e nell'amore del Padre più affettuoso e dell'Amico del cuore. Se lo ascoltiamo, egli ci aiuterà a risolvere molte nostre situazioni di disagio, dovute forse alle esagerate preoccupazioni per la vita che passa, all'eccessiva importanza data a mezzi umani per raggiungere mete soprannaturali, al non voler riconoscere i nostri limiti e le nostre debolezze, alla chiusura egoistica nei rapporti coi fratelli, al rifiuto delle varie forme di sofferenza fisica e morale.
Accostandoci delicatamente a noi come umile compagno di via, egli ci aiuterà a superare le nostre quotidiane difficoltà, comunicandoci la ricchezza della sua spiritualità, ben delineata nel profilo che l'autore ci presenta. Quasi a « degustazione », ricordiamo due componenti, eminentemente evangeliche, in lui caratteristiche, a confessione di tutti: la semplicità e la pazienza.
Fratel Giovanni è stato d'una semplicità sorprendente: così pregava la Madonna: Aiutami ad essere umile e semplice e innamorato della carità! Semplice net comportamento, nelle parole, nei gusti; semplice soprattutto nella preghiera che va direttamente al Cuore di Dio, nell'accettare la volontà del Signore comunque si manifestasse, nello scoprire — perché la semplicità è sapienza! — i cavilli e le vie distorte per sottrarsi alle conseguenze penose della sequela di Cristo, nel dire a chiunque candidamente il suo pensiero. Egli ha fatta sua l'invocazione di Don Guanella all'Immacolata di Lourdes: Vergine Immacolata! Quest'e la volontà di Dio, che tutti noi ci facciamo santi... Conducetemi per le vie reali della semplicità, che son le più care a Dio, le più ovvie a noi miseri mortali.
E la pazienza « sconfinata» di Fratel Giovanni? Credo si debba riporre in essa sigillo » (Par. XI, 107) della sua vita esemplare. Negli anni che fui con lui non l'ho mai visto una sola volta impaziente: e di occasioni di far perdere la pazienza anche ai santi ce ne furono molte! La sua pazienza era il fiore più delicato di quella divina carità, della quale si gloriò di essere il servo. Bene ha detto di lui' Mons. Raimondo Verardo, ora Vescovo di Ventimiglia, che conobbe a fondo l'animo di Fratel Giovanni nei numerosi contatti avuti con lui a Roma: « da lui, grande animo di vero credente, abbiamo ricevuto sempre e solo l'esempio ammirevole di una carità a tutta prova, di una pazienza a volte eroica, sempre umile e sorridente ». Sono parole calibrate, perché uscite dalla penna di chi non può dimenticarsi di essere stato Commissario della S. Congregazione detta allora del S. Ufficio.

La sua parola viva aveva un fascino e un'incidenza particolare; ma anche lo scritto è uno specchio fedele dell'anima, specie quando — come nel caso nostro — è di primo getto e riservato solo a se stesso. Fratel Giovanni non sogna mai di essere uno scrittore; nelle sue pagine si avverte però subito uno spirito animatore che viene dall'Alto e gli fa esprimere, in forma a volte perfino elegante, concetti di sicura ortodossia profondamente assimilati. E' commovente, ad esempio, leggere come egli intenda l'adorazione eucaristica: domanda a Cristo che sia « nel silenzio più assoluto, poiché ho bisogno di udire la tua voce, i tuoi richiami, i tuoi insegnamenti, di vedere con i tuoi occhi e di amare col tuo Cuore ».
Quante volte l'amabile figura di Fratel Giovanni mi ritorna improvvisa alla mente e mi pare di continuare con lui un discorso rimasto a mezza strada! Ricordo l'ultimo colloquio, avuto a pochi mesi di distanza dalla sua morte edificante, lassù nei cieli meravigliosi, dove l'occhio e inebriato di luce e il cuore si apre più facilmente alla confidenza. Il 6 maggio 1971, a bordo dell'Alitalia, lasciavamo Madrid per Milano. Durante il volo, pregò molto, mi chiese poi di insegnargli alcuni giochi per attrarre l'attenzione dei piccoli nei suoi giri di promotore delle vocazioni, da ultimo tocca un argomento a lui carissimo, quello dei Benefattori e Amici dell'Opera e in modo speciale del suo «Colegio San Josè » di Aguilar de Campoo. Quanti nomi fiorirono sul suo labbro e come di ognuno sapeva mettere in risalto le buone qualità! Benefattori di Roma, di Varese, di Milano, di Bergamo, di Novara, di Aguilar de Campoo, di Palencia... Nomi di cardinali, di vescovi, di religiosi e religiose, di industriali, di magistrati, di operai, di umile gente del popolo...

Possa il ricordo e la preghiera di Fratel Giovanni renderci tutti più buoni e suscitare anime desiderose di seguirne gli esempi a lode di Dio e a conforto di molti fratelli!

Roma, Basilica - Parrocchiale di S. Giuseppe al Trionfale, 19 marzo 1973.


DON OLIMPIO GIAMPEDRAGLIA
Superiore Generale
dell'Opera Don Guanella

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