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Un’umile innalzata: Chiara Bosatta

 

Alle sei di sera di Mercoledí 20 Aprile 1887, nella casa parrocchiale di Pianello Lario, in frazione Calozzo accanto alla Chiesa di San Martino, moriva suor Chiara Bosatta, la prima delle figlie spirituali di don Guanella.
Aveva ventotto anni e aveva espresso un solo desiderio: andare verso la morte ricevendo frequentemente l’Eucaristia; cosí fu la prima e l’ultima guanelliana che morí, inusualmente, in quella che era la casa del Parroco. Chi l’avrebbe mai detto che le mura antiche di quella pieve, risalente almeno all’anno mille, avrebbero ospitato ben due santi nella stessa stagione?

Era, in apparenza, la fine oscura di una ragazza qualunque, abbastanza ignorata. Una vita vissuta lontano dalla fama, dalla gente in vista, dagli avvenimenti straordinari della storia. Vita e morte senza risonanze particolari.
Ma perché, allora, siamo qui ancora centotrentatrè anni dopo a ricordare una figura di ragazza per nulla straordinaria, malaticcia e anche un po’ complicata nella sua timida personalitá? Se il mondo che fu il suo la consideró senza interesse e senza gloria perché rintracciarne ancora profumi forse svaniti?

Ci guida sempre la luce di quel Dio che si diverte a fare cose grandi nelle creature piccole, testardamente incline a innalzare gli umili.
Ci fidiamo anche degli occhi di don Guanella che quando si trovó a scrivere di Chiara sul registro di morte lasció una frase da brivido: “non macchió mai la sua veste battesimale”. E parlava senza retorica, senza gonfiature, essendone il confessore.
Infine ci rassicura la Chiesa che un trentennio fa, sotto le vesti dimesse di quella popolana, ha ravvisato una principessa del regno dei cieli e nelle poche parole uscite dalla sua bocca o dalla sua penna nel breve spazio del suo cammino terreno ha raccolto un’eccezionale scuola per allenare altri all’amore di Dio.

Azzardato ridurre Chiara in una pagina, in un’omelia, dietro qualche slogan. Probabilmente é piú saggio cercare frammenti e iniziare a metterli fuori senza la smania delle sintesi. Tenterei con due piccoli, iniziali pensieri:
- il segreto di tutto
- le conseguenze immediate

Il segreto di una vita
Chiara non aveva molto: giovane in un mondo in cui decidevano solo gli adulti; donna in un mondo dove in molte cose contavano solo gli uomini; da sempre un po’ malata in un mondo dove solo all’efficienza si presta attenzione; confinata in un paese del Lario dove non passava la storia. Era difficile radunare condizioni piú sfavorevoli di queste per chi avesse voluto intraprendere qualcosa di speciale.
Uno studio attento del suo percorso umano e delle sue lettere che ci restano metterebbe in luce una personalitá abbastanza articolata, tendente all’introversione, ricca di un forte corredo emozionale e incline a rapportarsi alla realtá soprattutto attraverso l’intuizione e l’empatia. Davvero spiccato in lei é il senso degli altri, che cresce a dismisura fino all’immolazione, per via della sua capacitá naturale di sentire le cose dentro che le permette di mettersi realmente nei panni altrui andando verso le persone, ma anche di portare le stesse dentro di sé, nel proprio mondo.
Chiara non aveva molto. Aveva la fede.
E la fede ha sprigionato in lei un’energia incredibile, che molto spiega della sua passione di donna e di suora, in un corpo fragile. Un vero prodigio che questa ragazza cresciuta stentatamente lungo l’argine del Lago di Como, dimessa dalle suore canossiane che la valutarono inadatta, abbia avuto cosí acuto il senso di Dio.
Il segreto del suo cammino: Dio, la sua casa, la sua compagnia. Muore ripetendo litanicamente l’unica parola che conta in ogni cammino cristiano: Paradiso, Paradiso. Non si capisce Chiara se non in questa luce trasversale che ci apre un piccolo pertugio della sua anima dove vive una teologia germinale, eppure completa, equilibrata, nata non dai libri ma dall’intelligenza amorosa di un cuore credente. Paradiso era stato per lei l’Eucaristia, perché questo é il Paradiso, stare con Gesú: non importa se sei capita e valorizzata, al centro o ai margini.
Cosa aveva potuto trasformare un luogo amaro, durissimo, povero, irto di complicazioni come la casa madre guanelliana di Como agli inizi, in un’anticamera del Paradiso? Lo stare con Cristo. Cosa poteva trasformare il letto di una malata di tisi, con le labbra aride e screpolate, in preda a dolori lancinanti, spesso sprofondata in deliqui vertiginosi, in un anticipo del regno? La comunione frequente.
Eccolo l’impulso segreto, inesauribile e decisivo per tutti i prodigi di quella vita deliziosa che ha conosciuto imprese audaci, superiori alle sue forze. Per questo la missione di Chiara tra le sue consorelle e tra i poveri fu amore: veniva da Dio, per Lui e con Lui si sporgeva nelle vite altrui. Dove Dio sia solo un’idea, c’é il rischio della vita arida e impietosa, in cui nessuno é veramente amato, anche quando fosse servito. L’acuto senso di Dio salva ogni nostra azione dall’esibizionismo e dalla funzionalitá: le cose si fanno per amore, non per realizzarsi e neppure per mera necessitá, perché qualcuno deve pur farlo...

Le conseguenze
Interessantissimo per studiare Chiara sarebbe un manoscritto inedito e anche abbastanza oscuro che don Guanella aveva iniziato a comporre per tramandarci l’avventura dei primi gioielli di famiglia. Un manoscritto dal titolo luminoso: “Fedeli compagne”, che raccontava delle sue prime suore vissute e morte santamente.
Tutte furono seguaci di Chiara. Tutte volevano essere un’altra Chiara.
Cioé la conseguenza del fenomeno Chiara fu per la giovane congregazione una molla straordinaria contro la mediocritá, perché quello era un tempo in cui molti cercavano la vita religiosa per mettersi al riparo o per sopravvivere, come una garanzia, come una protezione, come una tana. Chiara no. E tutte furono folgorate dalla sua scia.
Avevano capito che non solo Dio si era rispecchiato in quella piccola ragazza, ma anche don Guanella vi era come rimasto incantato. Chiara agli occhi di don Luigi era apparsa come la riuscita del suo progetto; il colore, il tono, lo stile espressi erano la religiosa guanelliana cosí come l’aveva sognata nei suoi lunghi colloqui con il Signore Gesú, sintesi mirabile di numerosi incontri, tutti bellissimi eppure nessuno convincente. La componente mistica della laboriositá cottolenghina sí, come la disinvolta e cordiale spontaneitá salesiana, o la nuda e affascinante sobrietá francescana. Ma erano nichhie troppo larghe o troppo strette. In Chiara vide stampata l’immagine della consacrata che egli portava nel cuore da sempre: la donna tutta di Dio, che non fa troppo calcolo della vita, per amare il Crocifisso nei crocifissi, obbediente perché grata, con l’orrore vero di quell’abisso che é il peccato, che sa vivere di quanto basta, a volte anche meno. Gioiosa nella sua offerta, viva, libera, adulta, spigliata, autonoma di quell’autonomia che é frutto dello Spirito e che marca la differenza.
L’effetto Chiara per le prime suore guanelliane fu un tornado di grazia: dopo di lei o si era santi o non si era. Un inno all’eccellenza e alla pregiatezza, per fare della propria vita un capolavoro nelle mani di Dio.
Contro tanto piattume dentro e fuori di noi oggi sale a Dio il nostro grazie; con una promessa che prende le distanze dall’infezione generale del mondo, la mediocritá. La quale appena scorge un genio o un santo lo bolla, lo isola, lo annulla. E senza saperlo lo canonizza, perché quella follia é l’unica capace di fare miracoli.
Chiara, folle per Gesú, aprí un sentiero di santi, quasi un concorso.
Le toccó essere una primizia, in anticipo, singolarissima. Anche a morire.
Ma fu grazia.

padre Fabio Pallotta, guanelliano

 

 

CHIARA BOSATTA: A HUMBLE BEING EXALTED

At 6 o’ clock in the evening of a Wednesday, on 20th April of the year 1887, in the parish house of Pianello Lario, situated in the village of Calozzo, Sister Chiara Bosatta, the first of the spiritual daughters of Don Guanella, passed away.
She was 28 years old and had expressed only one desire: to go towards death receiving the Eucharist frequently and Don Guanella accepted it, so she was the first and the last Guanellian who unusually died in that house which was the house of the parish priest. Who would have thought that the ancient walls of that parish church dating back at least to the year 1000 A.D. would accommodate two saints in the same season?
In appearance it was the dark end of an ordinary girl, quite ignored. A life lived far from fame, from people in sight, from the extraordinary events of the history. Life and death without any particular resonance.
But why, then, are we still here, after hundred and thirty three years, remembering a girl who is not at all an extraordinary figure, sickly and also a little complicated in her timid personality? If her world considered her not too interesting, not too glorious, why do we still find perfumes that have perhaps vanished?
We are always guided by the light of that God who enjoys doing great things in small creatures, stubbornly inclined to elevate the humble.
We also trust the eyes of Don Guanella who, when found himself writing about Chiara on the registry of death, left a thrilling phrase: “She never stained her baptismal robe”. Being her confessor, he spoke without rhetoric and without exaggeration.
Finally the Church reassures us that around thirty years ago, under the modest dress of a country woman, it has recognized a princess of the Kingdom of heaven and in the few words that came out of her mouth or from her pen, in the short space of her earthly journey, the Church has collected an exceptional school to train others to the love of God.
It is risky to reduce Chiara in a page, in a homily or behind some slogans. It is probably wiser to look for fragments and begin to put them out without obsession for synthesis: I would try it with two small initial thoughts:
- The secret of everything
- The immediate consequences

THE SECRET OF A LIFETIME
Chiara did not have much: young in a world where only the adults decided; woman in a world where in many things only men were counted; always a little bit sick in a world where only efficiency is paid attention, confined in a village of Lario where the history did not pass. It was difficult to gather more unfavourable conditions than these for those who wanted to undertake something special.
A careful study of her human journey and of her remaining letters would bring to light a fairly articulated personality, tending to introversion, rich in a strong emotional patrimony, inclined to relate to reality above all through intuition and empathy.
In her is really strong the sense of the others, which grows out of all proportion until immolation, because of her natural ability to feel things inside of her that allows her to really put herself in other’s shoes going towards the people, but also to bring the others within herself, in her own world.
Chiara did not have much. She had faith.
And the faith has unleashed in her an incredible energy, which explains a lot about her passion as a woman and a nun, in a fragile body. A true miracle that this girl, who grew up with difficulty along the bank of the lake Como and who was dismissed by the Canossian sisters who judged her unsuitable, had so acute the sense of God.
The secret of her journey: God, His home and His Company. She died repeating like a litany the only word that counts in every Christian journey: Paradise, Paradise. Chiara can´t be understood except in this transversal light that opens up for us a small gap in her soul where there is a germinal theology but complete, balanced, born not from books but from the loving intelligence of a believing heart. Heaven had been the Eucharist of her, because this is Paradise, to be with Jesus: it doesn’t matter if you are understood and valued, in the centre or at the margins.
What could have changed a bitter, very hard and poor place, full of complications as was the Mother House of Guanellian in Como at the beginning, into a waiting room of Paradise? Being with Christ! What could transform the bed of a sick with tuberculosis, with dry and cracked lips, in the agony of excruciating pain, often collapsed in vertiginous thoughts, into an anticipation of the kingdom? The frequent Holy Communion!
Here is the secret impulse, inexhaustible and decisive for all the wonders of that delightful life that has known bold deeds, superior to her strength. That is why the mission of Chiara among her sisters and among the poor was love: she came from God, for God and with Him she leaned into the lives of the others.
When God is only an idea, there is a risk of an arid and merciless life, in which no one is truly loved, even when served. The acute sense of God saves all our actions from exhibitionism and functionality: things are done for love, not in order to be fulfilled and nor for more necessity, because someone has to do it…

THE CONSEQUENCES
Very interesting if we want to study Chiara would be an unpublished and also quite obscure manuscript that Don Guanella had begun to compose to hand down the adventure of the first jewels of the family. A manuscript with a brilliant title: “Faithful Companions”, which narrated about his first sisters who lived and died saintly.
All were followers of Chiara. They all wanted to be another Chiara. That is, the consequence of the Chiara phenomenon was for the young congregation an extraordinary spring against mediocrity, because that was a time when many chose religious life to take shelter or to survive, as a guarantee, as a protection, as a hide out. Chiara is not like that. And they were all dazzled by her wake.
They had understood that not only God was reflected in that little girl, but also Don Guanella was enchanted in her. Chiara appeared to the eyes of Don Luigi as the success of his project: the colour, the tone, the style that she expressed were of the Guanellian religious, as he had dreamed in his long conversations with Lord Jesus, an admirable synthesis of numerous encounters, all beautiful but no one convincing.
Yes, she had the mystical component of hard work of the Cottolengo´s sisters, casual and cordial spontaneity of the Salesian´s sisters, the bare and fascinating Franciscan sobriety. But they were nooks too broad or too narrow.
In Chiara he saw printed the image of the consecrated person that he always carried in his heart: the woman entirely belonging to God, who does not make too much calculation of the life, to love the Crucified in the crucified ones, obedient because grateful, with the true horror of that abyss that is sin, that she knows how to live as much as enough, sometimes even less. Joyful in her offering, alive, free, adult, self-confident, independent in that freedom, which is a fruit of the Spirit and which makes the difference.
The Chiara effect for the first Guanellian sisters was a tornado of grace: after her, either one was holy or one was not. She was a hymn to excellence and preciousness, to make one’s life a masterpiece in the hands of God.
Against so much flatness inside and outside of us today our thanks go up to God; with a promise that distance itself from the general infection of the world, the mediocrity. This mediocrity as soon as glimpses a genius or a saint, brands him, isolates him, and eliminate him, and without knowing it canonizes him, because that madness is the only thing capable of doing miracles.
Chiara, crazy for Jesus, opened a path of saints, almost a competition. It touched her to be the first-fruit, in anticipation, very unique.
Even in death. But it was a grace.

(Father Britto Celestin)

 

This article originally titled “Chiara Bosatta: un’umile innalzata:”
is written by Father Fabio Pallotta

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